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Home | ©2013 La Finanza sul Web | Articolo visto 45752 volte 10 gennaio 2013

Sud Africa: la S “impura” dei BRICS? Ovvero: “non è tutt’oro ciò che viene estratto dalle miniere”.

Di Redazione  •  Inserito in: Africa, Planisfero, Primo Piano, Ricerche e Studi, Uncategorized

Tra i BRICS, Paesi che ad una valutazione degli indici macroeconomici stanno andando contro corrente rispetto alle “vecchie carcasse occidentali” che si destreggiano fra una previsione e l’altra di maghi del PIL, ce n’è uno particolarmente interessante, il Sud Africa.

Membro del G20, il Sud Africa secondo il WorldAudit.org figura al quarantatreesimo (43°) posto su un totale di 150 analizzati, fra i Paesi più democratici al mondo risultando in questa speciale classifica meglio di tutti gli altri BRIC (Brasile, Russia, India, Cina). Nel Paese di Nelson Mandela il rapporto fra debito e PIL è pari al 32% (USA 100%, Giappone 200%, and GB 90%) ben migliore delle raccomandazioni suggerite dalla World Bank le cui indicazioni su tale grandezza danno come limite il 60%. Anche nella speciale classifica di Bloomberg sulle divise nazionali (Bloomberg’s Currency Scorecard) Il Rand Sud Africano dal 2007 al 2011 è stata segnalata come la seconda migliore divisa contro il dollaro americano sebbene negli ultimi trimestri la divisa del Paese si sia indebolita e si prevede che rimanga ai livelli attuali (al 18 Ottobre 2012, il Rand veniva scambiato come di seguito: ZAR 8.62/USD 1.00, più debole se confrontato con il dato di Settembre 2012 ZAR 8.20/USD 1.00) fino al 2013, una situazione che spingerà l’inflazione in alto e rappresenterà un discreto argine alla crescita nel 2013.

Questi e tanti altri sono sicuramente indicatori di rilievo, sostanzialmente positivi, ma gli entusiasmi vanno sempre calibrati con molta cautela, è vero infatti che ad un’analisi più dettagliata del maggior Paese del continente sub sahariano  non possono non saltare agli occhi alcuni problemi “sistemici” del Sud Africa accompagnati da fattori di elevato rischio per eventuali investitori interessati ad avvicinarsi al Paese.

Nel contesto globale ci si aspetta di vedere una certa stabilizzazione, ma sussistendo condizioni di recessione nell’Eurozona, ciò limiterà il Sud Africa nell’ esportazione di manufatti. Qualora vi fosse un miglioramento delle prospettive economiche in Cina, questo dovrebbe aumentare la domanda di risorse Sud Africane. Sul fronte interno invece, le finanze personali del consumatore dovrebbero essere sotto pressione, causa l’aumento dei prezzi, i timori di stretta monetaria, e un ancora ad alto livello del debito.

Questo per quanto riguarda le conseguenze della crisi mondiale sul più ricco Paese africano ma la prima macroscopica considerazione da fare su numeri sistematicamente deboli,  riguarda la disoccupazione a livelli costantemente molto alti da decenni, anche precedenti rispetto ai primi chiari segnali di crisi mondiale nel 2009. Nonostante l’economia in crescita abbia creato nuovi posti di lavoro fino alla fine del 2012, ciò non è bastato ad assorbire nuovi entranti nel mercato del lavoro causando un incremento del tasso di disoccupazione stabilmente oltre il 25% nel finale di anno in corso. I settori maggiormente reattivi rispetto al problema disocupazione sono stati: le Utilities , i trasporti, il settore finanziario e l’agricoltura mentre il governo, nel terzo trimestre 2012, ha impiegato solo 13.000 persone. A preoccupare è anche il numero di licenziamenti che stanno avvenendo specie nel settore minerario causati spesso da azioni di sciopero illegali o estreme da parte della forza lavoro impegnata in quello specifico settore.

Se non bastasse, le prospettive del lavoro non sembrano migliori neanche nel comparto manifatturiero, che probabilmente vedrà limitare e di molto le proprie ambizioni di crescita rimarcando una decisa frenata nella creazione di posti di lavoro pur essendo il secondo maggiore settore dell’economia Sudafricana. Andando a ritroso nella nostra analisi, possiamo attribuire questa debolezza ad una legislazione del lavoro molto rigida (BEE – Black Economic Empowerment, un complesso modello a cui le aziende devono sottostare e che contempla una serie di “indici di diversità”non solo relative ai neri ma a tutti i “non bianchi” quindi anche agli asiatici e ai meticci, che riguardano tanto la proprietà societaria, quanto la dirigenza ed il personale impiegato.) ma sopratutto ad una mancanza di specializzazioni della forza lavoro sudafricana, pare infatti che viste le leggi che obbligano le aziende a considerare la razza come un fattore primario in tutte le decisioni legate alle assunzioni ed alle promozioni, ciò impedisca loro di compiere scelte basate innanzitutto su criteri di efficienza.

Naturale che quanto descritto pocanzi abbia favorito il “Brain Drain” o “fuga di talenti/cervelli”, favorendo così l’esodo verso l’estero di molti bianchi qualificati i quali, non trovando posto nel loro paese hanno deciso di lasciarlo. I numeri della diaspora sarebbero imponenti: circa 800 mila sudafricani di origine europea avrebbero lasciato il paese dal ’95 per cercare sbocchi di vita in altre nazioni, in particolare Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Australia e Nuova Zelanda.

                       

Il Sud Africa è stato colpito da un’ondata di controversie riguardanti il tema del lavoro nella seconda metà del 2012, il peggiore dei quali, come molti sanno ha portato alla morte di circa 34 minatori in una miniera di platino in Marikana, una provincia nel Nord Ovest  del Paese. Nei mesi successivi il tema della controversia si è diffuso e allargato ad altre miniere e in altri settori, diventando una delle proteste più devastanti e più costose nella storia del Sud Africa. Lo sciopero ha avuto un costo stimato di circa 1,2 miliardi di dollari americani, mentre il rallentamento della crescita del PIL al 1,2% nel terzo trimestre del 2012 è il più basso da tre decenni.

Dopo l’ondata di scioperi selvaggi che è scaturita dopo il sanguinoso episodio di Marikana è cresciuta anche l’insoddisfazione dei lavoratori verso il governo dell’African National Congress, ciò ha minato la fiducia degli investitori, intaccando il clima intorno al partito di governo e quindi alla sua gestione del Paese.

Le infrastrutture fisiche del Paese, nonostante siano ancora da considerarsi le migliori per gli standard regionali (Africa sub-Sahariana), cominciano ad essere viste come inadeguate, prospettando un duro lavoro per i successivi governi che si troveranno ad investire crescente quantità necessaria di denaro pubblico per tenere il passo con la crescente domanda e la modernizzazione necessaria.

Nonostante tutto il sistema Sud Africa venga considerato dagli investitori generalmente ancora positivo. Il governo accoglie con favore gli investimenti esteri e, a tal fine, ha introdotto in questi ultimi anni una legislazione ad hoc, persino con delle modifiche in materia societaria, del lavoro, e riguardo alle leggi che regolano l’immigrazione, tutto ciò con l’obiettivo di snellire alcune delle pratiche più restrittive – viste da molti investitori internazionali  troppo onerose e sbilanciate in favore dei lavoratori – al fine di incrementare gli investimenti verso l’interno.

Il Crimine rimane il problema di sicurezza dominante nel Sud Africa post-apartheid i: le statistiche ufficiali sulla criminalità suggeriscono che la maggior parte dei tipi di reato in particolare i cosiddetti reati di contatto o di crimini contro la persona, come l’omicidio, i reati sessuali, le aggressioni, GBH (assalto con l’intento di infliggere lesioni personali gravi), l’ assalto comune, la rapina aggravata e altre rapine, hanno cominciato a rallentare e perfino a diminuire in questi ultimi anni. Anche l’esperienza positivamente conclusa dei Mondiali di Calcio FIFA giocati in Sud Africa nel 2010 ha segnato “ufficialmente” un declino degli spaventosi numeri indicatori di criminalità.

Tuttavia, molti sudafricani sono convinti che il problema  sia quanto mai ancora grave se non addirittura peggiore rispetto a prima. Infatti, date le percezioni dei cittadini e le esperienze personali di tutti i giorni, molti sudafricani senza dubbio stentano a credere ai dati ufficiali, il che significa che il governo dovrà raddoppiare i propri sforzi per rassicurare il pubblico sull’”autocertificazione” del Governo che asserisce, sta cominciando a vincere la battaglia contro la criminalità. Ad aggravare proprio questo aspetto esiste ed è accertato un livello di corruzione delle forze dell’ordine molto grave e largamente diffuso. Si può dunque con certezza affermare che il crimine rimane di gran lunga la più grande minaccia alla sicurezza in Sud Africa, in particolare nella provincia di Gauteng, che include Johannesburg e le sue zone periferiche. Il Sud Africa ha ancora uno dei più alti tassi di omicidi e stupri in tutto il mondo, numeri che continuano a danneggiare l’immagine del paese all’estero. In controtendenza con le amministrazioni precedenti, che non hanno neanche riconosciuto la portata del problema, l’attuale governo  guidato da Jacob Zuma ha quantomeno preso atto della situazione e ha lanciato, almeno ufficialmente una sfida alla criminalità, ivi compresa la richiesta per il paese di forze di polizia con poteri rafforzati, con la licenza di usare più forza per contrastare il crimine e fissando un obiettivo ambizioso di riduzione del volume totale di forme gravi di criminalità tra l’1% e 1,8% l’anno, ma nonostante i proclamati sforzi il governo deve ancora attuare una politica coerente ed efficace, per ora a fare le spese del braccio duro della legge sono stati sicuramente i 34 minatori uccisi in miniera.

Pierluigi Orati

pierluigi.orati@lafinazasulweb.it

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Autore: Redazione » Articoli 657 | Commenti: 381

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3 Commenti   •  Commenta anche tu!

  • Pierluigi ottimo lavoro, bell’articolo (per quanto possa contare una mia opinione ;-) ). Analizzando un poco l’interessante pezzo ho colto alcune analogie, stanti le dovute ovvie proporzioni si intenda, tra problemi del Sud Africa e dell’Italia.
    In particolare mi riferisco alla disoccupazione ed ai licenziamenti, che in Italia assumono la forma di cassa integrazione e mobilità; alla fuga dei cervelli che benché animata da ragioni differenti trova la sua sostanziale motivazione di fondo nell’assenza di meritocrazia; alle difficoltà dell’industria locale causate dalla recessione globale (crisi della manifattura e della produzione); alle controversie in tema di lavoro, oppresso in un certo senso anche dalle relazioni tra sindacati ed aziende nonché dalla burocrazia che sembra non vogliano agevolare lo sviluppo della produttività, della competitività e del paese; alla inadeguatezza delle infrastrutture, in fase iniziale in Sud Africa, ormai appurata in Italia.
    Detto ciò il Sud Africa pare ancora attirare investitori ed il governo anche attraverso modifiche legislative cerca di rafforzare questo sentiment, l’Italia ha già perso ogni appeal e per tornare attraente nei confronti degli investitori stranieri dovrà implementare misure importanti e radicali.

    Commento di  Valentino Angeletti  - ID -  gennaio 11, 2013 alle 12:46 pm     

  • Ciao Valentino, grazie dell’apprezzamento e per aver saputo anche leggere fra le righe, come dice un vecchio adagio a volte si parla alla nuora perchè suocera intenda, e la suocera in questo caso è il nostro ex “belpaese”. Durante la mia analisi ciò che mi ha più colpito è come un BRICS possa, nonostante i numeri in crescita, sopportare (e supportare) numeri così negativi riguardo al tema dell’occupazione. Presto fatto, tutte le quote, di qualsiasi colore siano rosa, arcobaleno, arancione etc allontanano il principio di efficienza e merito a vantaggio di questa o quella caratteristica, fisica, sessuale, di razza etc. In Italia, ma non solo, ne abbiamo esempi a bizzeffe, i tempi di Caligola sembravano lontani ma purtroppo ci siamo ritrovati (e purtroppo non “relegati” al solo regno dorato della politica) emeriti incapaci superattivi (doppiamente dannosi) nei management e top management di aziende importanti. Sembra che ci sia una caccia ai cervelli (parafrasando quella alle streghe) che releghi e isoli le teste pensanti per eleggere invece a ruoli di potere (strapagati) soldatini compiacenti e dannosi per le nostre aziende, quindi per il sistema paese. Gli investitori non sono dei grandi filosofi, sulla base di modelli predefiniti valutano costi, benefici, rischi, opportunità e scelgono, sempre più spesso altri lidi. Noi (e vengo alla cronaca molto recente) ancora inchiodati e ipnotizzati da prime time televisivi con improbabili leader e/o con (c)accademici prestati al potere per conto delle elite bancarie. Peccato che nel Sud Africa di oggi, stando ad una miope scelta locale, sarei una minoranza non protetta, altrimenti (con un pò di immodestia) un travaso di materia grigia ci avrei pensato a farlo.

    Commento di  Pierluigi Orati  - ID -  gennaio 11, 2013 alle 4:46 pm     

  • Esatto condivido ogni considerazione ed aggiungo che secondo me non c’è nessuna immodestia, ma solo realismo ;) , in Sud Africa altro aspetto negativo ostante è la violenza che comunque permane anche a detta di conoscenti che per lavoro vi si sono recati abbastanza di recente. Riguardo ai prime time televisivi di questo periodo ho scritto di getto un brevissimo pensiero che mi è balenato, con un poco di indignazione, non appena, stamani, ogni titolo di ongi media riportava un risultato del match Berluscono-Santoro. L’ho postato sul mio profilo LinkedIn e Twitter.

    Commento di  Valentino Angeletti  - ID -  gennaio 11, 2013 alle 7:38 pm     

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