Europa Nord America Centro America Sud America Africa Asia Oceania

Home | ©2013 La Finanza sul Web | Articolo visto 12755 volte 04 febbraio 2013

Si ridurrà la pesca intensiva: verso una “’Europa blu”

Di Redazione  •  Inserito in: Europa, Flash, Planisfero

 

Mercoledì il Parlamento europeo sarà chiamato a votare un progetto di riforma radicale della pesca nei mari europei, Mediterraneo in primo luogo.  L’intenzione è quella di bloccare la pesca intensiva e distruttiva, in modo da permettere la ricostituzione degli stock di pesce e rendere “sostenibile” l’attuale industria della pesca, vietando inoltre lo scarico in mare dei pesci di scarto, già morti  dopo essere stati trascinati per ore  dentro le reti di strascico ed issati poi a bordo dei pescherecci.

Le reti a strascico in realtà dovrebbero essere a maglie adeguatamente larghe, in modo che i pesci più piccoli possano sfuggire, ma da un lato i controlli sono pressoché inesistenti; dall’altro la trazione della rete restringe ulteriormente le maglie, che finiscono col catturare di tutto, compreso il novellame, che in genere viene rigettato in mare assieme alle specie di pesci poco o nulla commerciabili, cosicché sparisce anche la prova degli scempi.

La pesca intensiva è considerata ormai universalmente  il peggior fallimento della PCP ( politica comune della pesca). Quasi un quarto di tutto il pescato dei pescherecci di Paesi dell’Unione Europea viene oggi gettato in mare, e la maggior parte dei pesci è già morta quando torna in acqua.

Per frenare questa ecatombe e permettere agli stock di pesce di rinnovarsi e crescere fino al 2020, il progetto di riforma prevede il divieto per gli Stati membri di fissare quote di pescato troppo alte. Secondo i dati della Commissione europea almeno il 70% degli stock ittici sono soggetti ad una pesca troppo intensiva. I pescherecci già dall’anno prossimo verrebbero obbligati inoltre a sbarcare a terra tutto il pescato per facilitare i controlli. Controlli per la verità facilmente eludibili quando si è in alto mare e nessuno, tranne forse i branchi di gabbiani, può  rendersi conto che quintali di pesce vengono rigettati in mare. Più razionale e risolutivo sarebbe forse, in aggiunta a quelle misure, generalizzare il “fermo pesca” in alcuni mesi dell’anno, come già avviene per le marinerie dell’Adriatico. E soprattutto  incentivare l’itticoltura, sia dal punto di vista scientifico che industriale.

Il Parlamento europeo sta infine valutando anche l’adozione di un piano pluriennale con singoli programmi per gli stock ittici, basati su dati scientifici più accurati. I singoli Paesi dovrebbero inoltre garantire una maggiore sostenibilità per permettere all’industria ittica di pianificare meglio la propria attività e poter investire anche per il futuro.

La nuova politica comune della pesca dovrebbe entrare in vigore, come già detto, nel 2014, rimpiazzando l’attuale regolamentazione che risale al 2002.

ScarsoMediocreSufficienteDiscretoBuono
Loading ... Loading ...

Autore: Redazione » Articoli 676 | Commenti: 311

Seguimi su Twitter | Pagina Facebook

0 Commenti   •  Commenta anche tu!

Nessun Commento ancora. Vuoi essere il primo?

Lascia un commento   •   Leggi le regole

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Abbonati

Ogni nuovo post ti verrà inviato alla tua casella email

Inserisci la tua email: