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Home | ©2013 La Finanza sul Web | Articolo visto 7582 volte 16 gennaio 2013

Segnali negativi anche dalla domanda elettrica: -2,8% nel 2012

Di Redazione  •  Inserito in: Europa, Flash, Notizie dalle Società, Planisfero

Se mai occorressero ulteriori indicatori per segnalare il clima recessivo che sta vivendo l’Italia,  quello del consumo di energia elettrica, strettamente connesso con la produzione industriale, fornisce l’ennesima conferma: nel 2012, secondo i primi dati provvisori forniti da Terna, la domanda di elettricità è diminuita del 2,8% rispetto all’anno precedente. Considerando poi che il 2012, anno bisestile, ha avuto un giorno lavorativo in più, a parità di calendario la riduzione sale al 3,1%

Non è certo una sorpresa, visti i dati sui consumi di novembre e dei primi undici mesi dell’anno precedentemente resi noti da Terna, la società che, com’è noto, gestisce la rete di trasporto dell’energia elettrica in Italia. A novembre infatti rispetto allo stesso mese del 2011 la domanda d’energia elettrica aveva evidenziato una caduta del 5,6%, che nel Meridione balzava addirittura all’8%. Ed anche tenendo conto del fatto che novembre 2012 è stato sensibilmente meno freddo di novembre 2011 (mediamente un grado e mezzo in più), depurata dall’effetto clima la domanda complessiva  di novembre segnava una flessione del 5,1%, mentre a livello nazionale la riduzione nei primi undici mesi del 2012 era già del 2,7% rispetto al corrispondente periodo del 2011, senza tener conto del giorno lavorativo in più Con dicembre si è aggiunto dunque un altro 0,1%, arrivando, come già detto, al 2,8%.

E’ un dato che fa riflettere, soprattutto considerando due cose. Pur limitandoci alle cifre degli ultimi dodici anni, la domanda di energia elettrica è stata sempre crescente dal 2000 al 2007, tanto che molti economisti considerano tale crescita un dato fisiologico tipico delle società sviluppate.

La crisi economico-finanziaria del 2008-2009  segna una prima inversione, prima quasi impercettibile: -0,1% nel 2008, che balza però a -5,7% l’anno seguente.

Ma nel 2010 e nel 2011 la tendenza di fondo all’incremento della domanda d’energia elettrica riprendeva: +3,2% nel 2010 e +1,3% lo scorso anno. Ed ora, nel 2012, di nuovo una robusta flessione: il calo più consistente dall’inizio del secolo, dopo quello del 2009, che rifletté l’impatto della crisi economica globale.

I dati resi noti ora da Terna suggeriscono alcune constatazioni: la prima è che la crisi, che sembrava attenuarsi, si è rinfocolata; la seconda – considerando la flessione del 5,6% emersa a novembre- è che si va aggravando in questi ultimi mesi (a dicembre, depurata degli effetti di temperatura e calendario, la flessione è stata del 3,9%); la terza è che nel Meridione essa si sta sviluppando con ancora maggiore intensità.

Ma non è solo nel  Meridione che la richiesta di energia elettrica si è vistosamente contratta: in Sardegna la riduzione rispetto al 2011 è stata addirittura del 10,3% e nella  macroregione del Nord-Ovest (Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta) del 7,7%. E se per la Sardegna e la Liguria si può pensare che abbia influito un clima particolarmente benevolo, difficile immaginare che in Piemonte ed in Valle d’Aosta sia stata la minor domanda per riscaldamento ad accentuare la riduzione nella domanda d’elettricità.

Il totale dell’energia elettrica richiesta nel 2012 ammonta a 325,3 miliardi di kilowattora: siamo tornati praticamente allo stesso livello del 2004, anzi un soffio al disotto.

Da sottolineare infine che la domanda di energia elettrica nel 2012 è stata soddisfatta per l’86,8% dalla produzione nazionale, e per il 13,2% dal saldo negativo dell’energia scambiata con l’estero. Della produzione nazionale il 62,2% è stata di origine termoelettrica, il 13,3% idroelettrica, il 5,6% fotovoltaica; il 4% eolica e l’1,6% geotermica.

La produzione nazionale (pari a 284,8 miliardi di kilowattora) risulta diminuita del 2,3% rispetto all’anno precedente a seguito della minor produzione d’origine idrica e termica, non pienamente compensata dall’aumento di quella eolica e fotovoltaica.

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Autore: Redazione » Articoli 676 | Commenti: 311

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1 Commento   •  Commenta anche tu!

  • La crisi, la riduzione della produzione, i casi ILVA, Alcoa e Sulcis in Sardegna, la FIAT e le acciaierie Danieli nella provincia di Udine hanno fatto sì che la domanda calasse ai livelli del 2004 (un pelo sotto come giustamente evidenziato) le aziende che ho menzionato sono estremamente energivore, ma anche la chiusura di medie e piccole imprese congiunte alla maggio attenzione ai consumi dei privati per evitare salassi sulla bolletta hanno dato il loro contributo. Da tenere però in considerazione che i dati forniti da Terna riguardano le linee ad alta tensione, la trasmissione dunque, ma non tengono conto di tutto il rinnovabile che immette energia in media o bassa tensione. Forse è anche per questo motivo che il dato del sud mostra richiesta di energia marcatamente inferiore rispetto ad alcune aree del nord. I dati per avere una panoramica completa andrebbero incrociati con quelli del GSE. Detto ciò è lampante che la crisi abbia coplito duramente anche il settore energetico, del resto tutti i dati macroeconomici rasentano il livello del periodo immediatamente successivo alla conclusione della II Guerra Mondiale.

    Commento di  Valentino Angeletti  - ID -  gennaio 16, 2013 alle 12:54 pm     

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