Europa Nord America Centro America Sud America Africa Asia Oceania

Home | ©2013 La Finanza sul Web | Articolo visto 12322 volte 07 febbraio 2013

Revamping Italcementi : sì definitivo del Consiglio di Stato (ma ormai è troppo tardi)

Di Redazione  •  Inserito in: Flash, Notizie dalle Società

 

Tre anni di battaglie legali per poter trasformare il suo stabilimento di Monselice, nella bassa padana, in “revamping”, con un investimento di 160 milioni di euro, che avrebbe garantito il lavoro per altri 28 anni.

Il progetto prevedeva la trasformazione degli attuali  tre forni di cottura con un unico forno, ovviamente tecnologicamente più moderno, con una torre di 89 metri, in grado di ridurre del 70% le emissioni in atmosfera.

Alla fine Italcementi ha vinto, ma ormai è troppo tardi. Le lungaggini legali e l’ostruzionismo di alcuni Comuni (ma non di quello di Monselice) e dei vari “Comitati” hanno indotto Italcementi a spostare l’investimento di 160 milioni  sull’impianto di Rezzato, in provincia di Brescia, e per l’impianto di Monselice non rimane che il ridimensionamento e  la trasformazione in semplice impianto di macinazione, con il ricorso alla Cassa integrazione per 70  operai, già concordato dall’azienda  con gli organismi sindacali ed il posto di lavoro assicurato nei prossimi anni solo per i restanti 33 dipendenti.

La controversia legale con sindaci e Comitati ambientalistici si è protratta, come dicevamo per circa tre anni. Alla fine del 2010 sembrava conclusa, con il rilascio dell’autorizzazione  paesaggistica da parte dell’Ente Parco Regionale dei Colli Euganei e con la delibera della Giunta Provinciale di Padova che dichiarava compatibile con il Parco il progetto di revamping.

Ma a seguito del ricorso di due Comuni il Tar del  Veneto dichiarava “illegittime” sia l’autorizzazione che la delibera. Il Consiglio di Stato, cui Italcementi aveva fatto ricorso, per due volte – e la seconda è definitiva- ha dato invece ragione al Gruppo cementiero di Bergamo, mettendo la parola fine alla vertenza giudiziaria., dichiarando la piena legittimità delle procedure seguite da Italcementi e della delibera adottata dalla Provincia.

Il Consiglio di Stato ha riconosciuto che il piano predisposto dalla società bergamasca “prevede un adeguamento degli impianti,definendo le modalità ed i tempi di prosecuzione dell’attività, i tempi di dismissione ed i programmi d’intervento, coordinando le azioni di contenimento dell’impatto ambientale e paesistico”.  E soprattutto, si legge nella sentenza “la sostituzione di rilevanti strutture  comporterà un impatto globale notevolmente migliorativo dell’esistente” mentre “l’impegno finanziario di Italcementi non può che costituire un aspetto finalizzato al miglioramento della situazione ambientale”.

In conclusione: in nome della difesa ambientalistica si è messa in atto una tenace opposizione a un impianto che, dice il Consiglio di Stato, avrebbe migliorato le condizioni ambientali. E l’effetto ultimo di quell’ostruzionismo legale è stato quello di costringere l’azienda a spostare, per ora, il finanziamento su altri impianti. E quanto al revamping di Monselice, dicono a Bergamo, Italcementi trarrà le sue valutazioni basandosi sull’andamento del mercato, sull’opportunità di finanziare l’intervento in modo sostenibile, e sul dialogo costruttivo col territorio.

“L’iter era corretto sin da subito”,rileva il sindaco di Monselice, che non era contrario al nuovo impianto, constatando con amarezza che l’unico risultato delle opposizioni è stato quello di dilatare i tempi del progetto, che doveva esser  concluso all’inizio del prossimo anno, spingendo così l’azienda a trasformare lo stabilimento di Monselice in un impianto di macinazione, che era ciò che alcuni sindaci della zona volevano.

Amareggiati anche i sindacati, che non hanno ostacolato l’impianto di revamping e che per protesta  hanno annunciato un presidio sotto il Comune di Este (uno di quelli contrari) chiedendo : “e adesso noi lavoratori cosa facciamo se perderemo il posto di lavoro?”.

Ma la domanda più angosciosa  la pone uno degli operai: “ho un mutuo da 750 euro al mese, come ce la posso fare con 850 euro di Cassa integrazione?”.

Che l’attività industriale debba tener conto della compatibilità ambientale è un’esigenza sempre più sentita e pressante. Un dilemma quello tra occupazione ed inquinamento ambientale che in alcuni casi si è fatto

ScarsoMediocreSufficienteDiscretoBuono
Loading ... Loading ...

Autore: Redazione » Articoli 670 | Commenti: 231

Seguimi su Twitter | Pagina Facebook

0 Commenti   •  Commenta anche tu!

Nessun Commento ancora. Vuoi essere il primo?

Lascia un commento   •   Leggi le regole

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Abbonati

Ogni nuovo post ti verrà inviato alla tua casella email

Inserisci la tua email: