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Home | ©2013 La Finanza sul Web | Articolo visto 14419 volte 11 giugno 2013

Quest’anno una impresa su dieci è a forte rischio d’insolvenza

I risultati dell’Osservatorio Cribis D&B sui rischi d’insolvenza delle imprese

Di Redazione  •  Inserito in: Economia Italiana, Primo Piano

 A lanciare un ulteriore allarme è stato lo stesso governatore, Ignazio Visco, all’annuale assemblea dei partecipanti della Banca d’Italia, il 31 maggio. Alla fine del 2012, egli ha sottolineato, la consistenza dei prestiti in sofferenza è salita al 7,2% degli impieghi complessivi, dal 3,4 del 2007, e quella dei crediti deteriorati dall’1,9 al 6,3%

In parole povere: nell’ultimo quinquennio, dopo la crisi globale del 2007, in Italia le sofferenze bancarie sono raddoppiate ed i crediti deteriorati sono più che triplicati.

Per le imprese, ha notato ancora Visco, il flusso delle nuove sofferenze in rapporto agli impieghi ha recentemente superato su base annua il 4%: un livello mai toccato negli ultimi vent’anni. E, aggiunge ancora il governatore, in base agli indicatori prospettici il flusso di sofferenze rimarrà elevato nella parte restante di quest’anno.

Un paio di mesi prima di Visco a fornire un quadro dettagliato ed allarmante sull’altro versante, quello delle “sofferenze” dei fornitori di materie prime e merci era stata una società specializzata nelle “business information”, l’Osservatorio Cribis D&B, società che analizza il grado di affidabilità delle imprese italiane e la loro capacità di fronteggiare gli impegni presi coi fornitori. Nel 2013, si sottolineava in tale rapporto, una impresa su dieci è a forte rischio d’insolvenza; nel 2012 l’affidabilità potenziale delle imprese è ulteriormente diminuita, mettendo in forse i pagamenti ai fornitori anche da parte di clienti che non avevano mai dato problemi.

E’, se mai ce ne fosse stato bisogno, una ulteriore conferma dello stato di sofferenza cronica in cui versa in Italia l’economia reale, e specie le piccole imprese, strette nella morsa della riduzione del credito da un lato, e dei consumi dall’altro.

Ma vediamo, più dettagliatamente, cosa diceva tre mesi or sono l’Osservatorio sulla rischiosità commerciale del Cribis D&B.

 

Solo sei imprese su cento sono del tutto affidabili

 

A fine dicembre 2012, si legge nella sua analisi, l’11,26% delle imprese italiane presentava un’alto rischio di generare nei 12 mesi successivi insoluti commerciali nei confronti dei propri fornitori, mentre un altro 45,89% si caratterizzava per una rischiosità media. Solo nel 6,08% dei casi si osservava una rischiosità bassa (nel 2008 invece era quasi al 10% la percentuale di imprese totalmente affidabili) e, per il restante 36,77% del totale il rischio di insolvenze era medio – basso.

L’analisi di CRIBIS D&B mette in evidenza come, a 5 anni dall’inizio della crisi, le difficoltà delle imprese italiane non siano ancora superate. Al contrario, molte imprese che a fatica erano riuscite a non soccombere durante questa durissima fase congiunturale, spesso anche facendo ricorso all’impiego diretto di capitali propri, stanno accentuando i segnali di repentino cedimento, con evidenti ripercussioni anche sui propri partner commerciali. Questo fa sì  che molti fornitori si trovino, quasi inaspettatamente, a dover gestire insolvenze da parte anche di clienti storici, che si erano sempre dimostrati solidi e buoni pagatori.

“I dati che abbiamo rilevato a fine 2012 confermano l’impressione generale di un contesto economico tendenzialmente più rischioso e, soprattutto, più ‘fluido’, cioè maggiormente caratterizzato da cambiamenti repentini, sia a livello di controparti (clienti e fornitori), sia a livello di andamento di mercato – illustra Marco Preti, Amministratore Delegato di CRIBIS D&B -. Basti pensare che, nel corso del 2012, un insoluto grave su 4 è provenuto da clienti con un’anzianità superiore ai 5 anni, quindi da clienti storici che si pensava di conoscere bene e su cui di solito le aziende sono molto esposte sia come valore della fornitura, sia come tempi di pagamento”.

 

 Rischiosità commerciale in costante crescita

 

Dall’analisi comparata degli ultimi 5 anni emerge una netta tendenza al peggioramento della rischiosità commerciale, con le imprese inserite nella fascia a massima rischiosità che sono progressivamente aumentate, passando da una quota pari all’8,99% del 2008 all’11,26% dell’ultima rilevazione. Nel medesimo periodo di osservazione, la percentuale di imprese caratterizzate da una bassa rischiosità è diminuita, passando dal 9,53% del 2008 fino al 6,08% di fine 2012.

A conferma del progressivo deterioramento della situazione, ugualmente tra il 2008 e il 2012 la percentuale di imprese con una rischiosità media di generare insoluti commerciali è cresciuta di quasi undici punti percentuali e ha raggiunto il 45,89% del totale, mentre si è progressivamente ridotta la quota di imprese con rischiosità medio-bassa (-9,76 punti percentuali in 5 anni).

 

Trend livello di rischiosità Dicembre 2008 – Dicembre 2012   Fonte: CRIBIS D&B

                       

 

  

Il commercio all’ingrosso e l’industria estrattiva i settori più critici

 

A livello settoriale il commercio all’ingrosso si distingue come il settore con la più alta rischiosità commerciale (19,35% del totale, ben sopra la media), seguito dall’industria estrattiva (17,09%) e dai trasporti (14,20%). Per quanto riguarda i comparti a bassa rischiosità, invece, la miglior preformance è quella del settore dei servizi finanziari, con una quota del 20,36% di imprese potenzialmente più affidabili, seguito dal settore dell’industria estrattiva (16,39%). In maniera inevitabilmente speculare, la quota più bassa di imprese a bassa rischiosità si riscontra nell’edilizia (solo l’1,39% del totale), nei trasporti e distribuzione (2,66%) e commercio al dettaglio (2,94%).

 

Livello di rischiosità per macrosettore merceologico, Dicembre 2012 Fonte: CRIBIS D&B

 

  

Le difficoltà delle imprese più piccole

 

Dall’analisi di CRIBIS D&B emerge che, anche a fine 2012, il rischio elevato di generare insoluti commerciali caratterizza maggiormente le realtà più piccole, che rappresentano quasi il 95% delle imprese italiane.

In particolare, le micro imprese mostrano un livello di rischiosità commerciale alta pari all’11,27% del totale. Seguono le piccole imprese (con il 10,71%), le medie (con l’8,93%) e le grandi (con il 6,17%).

  

Lazio, Campania e Calabriale regioni più rischiose

A fine 2012 le aree geografiche in cui si concentravano le imprese ad alta rischiosità potenziale erano il Sud e isole (con una quota del 15,04% del totale), seguite dal centro (12,88%), dal nord ovest (8,95%) e dal nord est (7,02%). Entrando maggiormente nel dettaglio, Lazio, Calabria e Campania si confermano essere, anche a fine dicembre 2012, le regioni con la quota maggiore di imprese con alta rischiosità (tutte oltre il 17%). La classifica delle regioni meno rischiose vede invece al primo posto assoluto il Trentino Alto Adige (con solamente il 5,47% di imprese ad alta rischiosità), seguito a ruota dalla Valle D’Aosta (5,60%) e dal Veneto (6,77%).

Livello di rischiosità – Dettaglio Regioni

  

Di Patrizia Licata 

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