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Home | ©2013 La Finanza sul Web | Articolo visto 9281 volte 06 febbraio 2013

Popolare di Spoleto: gran polverone sulla presunta scalata in arrivo

Di Redazione  •  Inserito in: Flash, Notizie dalle Società

 

Non si è dissolto ancora il gran polverone suscitato dall’annuncio del proposito di un’Opa totalitaria sulla Banca Popolare di Spoleto, subito smentita dal presidente di Spoleto Credito e Servizi, la società cooperativa che della Popolare di Spoleto controlla il 51%, cioè la maggioranza assoluta.

Ma andiamo per ordine. Dopo i molti “rumors” sull’ingresso di nuovi soci, in sostituzione del Monte dei Paschi di Siena (che detiene direttamente il 26% della banca spoletina ed il 30% della controllante Spoleto Credito e Servizi, e che ha disdetto da tempo l’accordo parasociale), i propositi di scalata sono venuti apertamente alla luce il 28 dicembre. Il titolo della Popolare di Spoleto nella tarda mattinata era stato sospeso per eccesso di rialzo, quando era salito a 3 eurosulle voci di un’Opa in arrivo, e la Consob a quel punto ha costretto gli aspiranti scalatori ad uscire allo scoperto. La società veicolo Clitumnus, che radunerebbe  una cordata di investitori istituzionali e di imprenditori prevalentemente umbri, sotto la presidenza di Francesco Carbonetti, noto avvocato e finanziere romano, ha chiarito così di avere presentato a Banca Imi, advisor di Spoleto Credito e Servizi, il progetto di un’operazione di tipo “amichevole”che contempla l’acquisto della quota di maggioranza del 51% del capitale della Banca Popolare di Spoleto, detenuta da Spoleto Credito e Servizi, cui seguirebbe poi un’Opa totalitaria. Il prezzo previsto sia per l’acquisto del 51% che per la quota residua sarebbe di 2,10 euro per azione. L’operazione prevede anche una ricapitalizzazione della banca, nella misura che risulterà necessaria, e contemporaneamente all’aumento di capitale l’emissione di warrant per la sottoscrizione di azioni di risparmio di nuova emissione, warrant gratuiti per SCS e per gli azionisti che avranno sottoscritto l’Opa.

Immediata però la smentita di Giovannino Antonini, presidente della Spoleto Credito e Servizi, il quale ha dichiarato nel modo più chiaro ed esplicito che la Popolare di Spoleto non è in vendita.

Vale la pena di riportare  per esteso il comunicato in cui si precisa “che non è interesse della società aderire alla proposta formulata tramite l’avv. Carbonetti per conto della cosiddetta cordata di imprenditori umbri, che peraltro era già stata esaminata dal Consiglio di Amministrazione di questa società nella seduta del 20 dicembre,e respinta all’unanimità”.

Come mai una proposta respinta all’unanimità dalla maggioranza, ritrova credito una settimana dopo, tanto da far volare il titolo, che deve essere sospeso per eccesso di rialzo? L’interrogativo non trova una chiara risposta.

E perché Spoleto Credito e Servizi respinge all’unanimità la proposta di acquisto da parte di Clitumnus? Questo interrogativo invece una risposta chiara ce l’ha. Il comunicato emesso da SCS sottolineava infatti come l’eventuale frammentazione del 51% del pacchetto azionario della Banca Popolare di Spoleto  in mano a Spoleto Credito e Servizi, cioè ai 20.000 soci della cooperativa, consentirebbe poi qualsiasi ulteriore passaggio di mano, portando Spoleto e l’Umbria a perdere il controllo della banca, come è accaduto per le altre aziende bancarie umbre.

E ricordava inoltre il comunicato che la cessione della quota di maggioranza di Spoleto Credito e Servizi sarebbe in contrasto con quanto previsto dallo Statuto, il quale all’art.2 lo consente solo in una eventuale fase di liquidazione della società.

Ironizzava infine il comunicato di SCS sul presunto carattere amichevole dell’Opa allo studio, “che invece non può che considerarsi ostile, considerando che i soci di Spoleto Credito e Servizi non hanno mai manifestato alcuna intenzione di alienare la maggioranza del pacchetto azionario, come già peraltro ufficialmente comunicato al mercato ed agli organi di controllo”.

Ma allora se Spoleto Credito e Servizi, che ha la maggioranza assoluta della Popolare di Spoleto non vuol vendere, per ripetere le parole di Antonini, “di cosa stiamo parlando”?

In effetti un’Opa ostile nei confronti di una società che ha la maggioranza assoluta del capitale, non avrebbe senso logico.

Tra l’altro non è del tutto chiaro chi e quanti siano gli aspiranti scalatori. Secondo le prime indiscrezioni  alla società veicolo Clitumnus avrebbero fatto capo la Fondazione Cariperugia con una quota del 20%, la Fondazione di Terni e Narni, con una quota del 10%; la Fondazione di Castello, Orvieto e Foligno, anch’essa con il 10%, la Coop Centro Italia con il 15%, ed alcuni imprenditori, tra cui il nome più noto è quello di Urbani, leader mondiale nel commercio di tartufi.

Ma  quasi subito è arrivata una smentita da parte della Fondazione di Terni e Narni: della Clitumnus non ha mai fatto parte, ed il presidente della Fondazione, Mario Fornaci, ha definito “destituite di ogni fondamento le notizie a tale riguardo, non avendo la Fondazione  assunto alcuna determinazione in proposito”.

L’operazione, già problematica, va dunque sgonfiandosi? In realtà a mantenere vivi “ rumors” ed ipotesi vi sono tre fatti: il primo è la situazione difficile che sta attraversando la Popolare di Spoleto, la cui capitalizzazione deve essere rafforzata e su cui continua il “pressing” della Banca d’Italia, dopo il mutamento imposto al vertice, con la sostituzione del presidente Giovannino Antonini, che peraltro è passato a presiedere la controllante Spoleto Credito e Servizi.

Il secondo è l’intreccio di rapporti con il Monte dei Paschi, che ha disdettato lo scorso luglio i patti parasociali, per cui si devono liquidargli le quote e trovare un nuovo socio che sostituisca la banca senese. Operazioni sinora non portate a termine.

Il terzo fatto che contribuisce a rendere la vicenda non immediatamente decifrabile è che in essa si intrecciano i rapporti con il Monte dei Paschi (presente come abbiamo visto sia nella banca che nella controllante Spoleto Credito e Servizi e che sembra abbia interesse a mantenere una qualche presenza, onde utilizzare gli sportelli della banca di Spoleto per distribuire i suoi redditizi prodotti finanziario-assicurativi) dall’altro i rapporti con la Coop Centro Italia, cioè con la galassia della “finanza rossa”, particolarmente presente in una regione  “rossa” per tradizione. E se i legami di carattere ideologico vanno allentandosi, quelli di carattere finanziario resistono molto meglio.

Sinora Giovannino Antonini, considerato da oltre un decennio una sorta di “padre padrone” della banca spoletina, è riuscito a mantenerle una orgogliosa indipendenza, e nel panorama umbro è una evidente eccezione, che sembra sempre più arduo mantenere. Ma Antonini sembra ottimista, ed ha assicurato ai rappresentanti dei lavoratori, alquanto preoccupati, che “tutto è sotto controllo” e che Spoleto Credito e Servizi manterrà il controllo della Banca Popolare di Spoleto. I prossimi giorni chiariranno se il suo era solo l’ottimismo della volontà o era anche un ragionevole ottimismo.

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Autore: Redazione » Articoli 678 | Commenti: 344

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