Europa Nord America Centro America Sud America Africa Asia Oceania

Home | ©2013 La Finanza sul Web | Articolo visto 13725 volte 19 novembre 2013

Per un dizionarietto clandestino di economia

Di Vittorangelo Orati  •  Inserito in: Primo Piano, Ricerche e Studi

 

Non si può rimandare a Freud per smascherare  quello che qualcuno potrebbe chiamare un “tic” ormai generalizzato con la complicità dei media:  la  così detta “deflazione” in corso! Si tratta infatti di crassa ignoranza da parte di improvvisati economisti ( uno risponde persino al nome di “Migliore” in quota SEL, – figuriamici i peggiori !) quando  non di autentico attentato scientifico di più accreditati economisti(ci) che   tacendo su questo strafalcione  tentano,  e pare con successo sull’ignaro e ormai decerebrato pubblico,   di nascondere un’altro fallimento della Globalizzazione.

 A parte i “benefici per tutti “in termini di sviluppo economico, dalla dottrina ricardiana dei costi/vantaggi comparati e conseguente divisione internazionale del lavoro tutto ci si dovrebbe attendere meno che un costante e prolungato processo in cui il livello generale dei prezzi non fa che aumentare. Come  sa molto bene chiunque faccia capo a un reddito fisso e sia privato di un qualche significativo meccanismo che gli preservi il relativo potere d’acquisto nel tempo.  In termini di inflazione ecco dunque  cosa ha   caratterizzato il trionfo del libero scambio per non dire del parallelo apogeo della filosofia del  laissez faire e delle privatizzazioni in Occidente e in Italia in modo particolare in nome delle supposte virtù della libera concorrenza. Così,  a parte il resto,  si pensi   al  vero e proprio ladrocinio in nome della austerity ( degli altri) sulle così dette pensioni d’oro: il blocco negli ultimi anni di ogni parziale recupero  rispetto all’inflazione di quelle che eccedono 5 volte quelle minime ( al lordo 3.000 euro al netto circa 2.000 euro) con quanto ne consegue sul rispetto dei “ditti acquisiti”  di cui la casta non fa sconti  solo per quanto la riguarda.

 Ma veniamo alla bestialità   concettuale che fa passare una diminuzione del tasso di inflazione per deflazione. La deflazione consiste in una diminuzione  in termini assoluti del livello generale dei prezzi P; quindi se questo è posto uguale a 100 in un dato momento e successivamente si passa a 95 si ha deflazione. Ma se ieri  P era 105  e dopo si passa a un valore di 103 non c’è deflazione ma solo a un minore inflazione.

 L’imperdonabile equivoco trasposto in campo clinico potrebbe dar luogo a esiti lugubri:

Come va la febbre  oggi? “  chiede il medico curante al telefono  di un suo paziente con polmonite e sotto cura antibiotica. Se  la settimana prima   il malato aveva 40  gradi e  negli ultimi  giorni  gli si  riferisce che non ha più febbre  mentre questa è solo diminuita  passando a 39  gradi  il medico potrebbe decidere di sospendere la cura e ciò potrebbe essere fatale per  l’ammalato!

 Per chi ha qualche nozione matematica  il tutto si condensa nella confusione tra derivata prima e seconda di una funzione:un errore da bocciatura senza appello,  del tutto giustificata per le conseguenze cui può indurre, come abbiamo visto.

  Vediamo cosa c’è tra le fregature del tardo capitalismo successivo all’equivoco  madornale “Keynes” (e la sua supposta “rivoluzione”) ,     tra le quali i “padroni del vapore”   in tutte le loro trasfigurazioni storiche  hanno imparato come  a non perdere mai:  socializzando le perdite cicliche di una volta  in aggiunta alla privatizzazione dei profitti in fase di “vacche grasse” del ciclo stesso   .  Ebbene è proprio la scomparsa della deflazione   (  dalla crisi del ’29)   che in qualche modo compensava con la vecchia morfologia dei cicli economici  la redistribuzione del reddito tra percettori di redditi fissi e redditi variabili ad aver cancellato ogni ombra di perequazione ciclica. I primi in fase di sviluppo,   in generale con inflazione,   ci rimettevano in termini di perdita di potere di acquisto che favoriva i secondi di pro tanto. Viceversa avveniva per quanti,  potendo conservare il posto di lavoro,  in epoca di recessione accompagnata appunto da deflazione,  guadagnavano in aumento del potere d’acquisto della moneta.

 Tutto questo è nascosto dietro l’apparente assimilazione di disinflazione  ( diminuisce  il tasso d’inflazione) e deflazione ( diminuisce il valore  assoluto del  livello generale dei prezzi).  E poi  si dà  per acquisito che siano finite le ideologie nel mentre trionfano nel modo più bieco,  nel silenzio della complice accademia cooptata  alla tavola dei “ricchi Epuloni” al potere , sempre più furbi e ladri: anche di concetti rigorosi ed essenziali.

Vittorangelo Orati (vitorati@alice.it)

ScarsoMediocreSufficienteDiscretoBuono
Loading ... Loading ...

Autore: Vittorangelo Orati » Articoli 46 | Commenti: 347

Seguimi su Twitter | Pagina Facebook

0 Commenti   •  Commenta anche tu!

Nessun Commento ancora. Vuoi essere il primo?

Lascia un commento   •   Leggi le regole

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Abbonati

Ogni nuovo post ti verrà inviato alla tua casella email

Inserisci la tua email: