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Home | ©2013 La Finanza sul Web | Articolo visto 22068 volte 05 aprile 2013

Patrimonio pubblico come riserva strategica di sovranità monetaria nell’area euro

Di Vittorangelo Orati  •  Inserito in: Economia Italiana, Primo Piano

Le difficoltà, le contraddizioni, i vincoli, i ritardi, i ridimensionamenti, lo spettacolo tutto  della storia dei 40 (?) miliardi di euro con cui tra questo e l’anno prossimo lo Stato italiano  dovrebbe liquidare circa  il 40% dei suoi debiti verso il settore privato per tentare di dare un qualche sollievo  agli esiti della peggiore crisi economica dal secondo dopoguerra   è uno spettacolo a dir poco deprimente. Nello stallo  della situazione politica la scelta dei “saggi”  da parte di Napolitano  – che non si vede l’ora che abbandoni  lo sfarzoso scranno del Quirinale -   rappresenta poi la cartina di tornasole per quanti non avessero compreso la profondità del vuoto  entro cui  il nostro Paese si muove da qualche decennio, dominato dalla peggiore classe dirigente dell’Occidente tutto  che ha perso i fondamentali persino nel selezionare la parte migliore di se stessa: due nomi su tutti, Violante e Quagliariello,  e “ ho detto tutto !”,  direbbe Peppino  De Filippo,  per restare nel mondo della comicità.

Un giorno dovrò fare la storia della sordità quando non della stupidità  con cui  ha reagito  il mondo “ontologicamente”  interessato alla mia proposta  di utilizzare il  CONCETTO di “Assegnati”  per risolvere alla radice il problema della recessione, del Debito Sovrano, del deficit di bilancio, dello spread , della disoccupazione, della miseria crescente,  dell’ex ”Bel Paese”.

Qui anticipo solo un episodio, da cui il lettore potrà trarre tutte le più opportunamente avvilenti considerazioni. 

In una mia videocassetta di otto anni or sono 

Già da qualche anno addietro su  sollecitazione della parte più modernizzata del mio entourage familiare mi sono liberato del lettore delle “superate” videocassette, non senza recuperarne i contenuti su DVD. Per mera curiosità ho poi recentemente rivisto in prossimità dell’ultima tornata elettorale un mio  vecchio intervento al teatro  di Formello dove  una rappresentanza,  ritengo,   illuminata di iscritti all’allora  partito dei DS  e alcuni sindacalisti della CGIL mi avevano chiamato a illustrare i contenuti principali del mio libro sulla e contro la  “Globalizzazione”.

 Nella predetta circostanza dopo un’oretta e mezza della mia esposizione ebbi a chiedere una pausa durante la quale non mancai di accennare all’ “incubo Berlusconi”, ancora non  sparito dal panorama politico, e alle colpe della “sinistra” per aver creato il vuoto politico  che aveva dato la stura alla “discesa in campo“  e ai fasti  mondani di cotanto personaggio. Mancando di denunciare,  per non rigirare il coltello nella ferita,  l’inqualificabile intervento alla Camera di Violante ( vedi sopra a proposito dei “saggi napolitani”) dove si confessavano i  “favori” indecenti del suo partito  nei confronti del Cavaliere.  A quel punto vado alla data  del mio intervento che non sapevo collocare con precisione nel tempo e scopro che trattavasi del 4 Maggio del 2005, cioè ben 8 anni prima del mio tornare indietro nel tempo, e con Berlusconi tornato in piena rimonta  nei sondaggi. Una vera angoscia a quel punto mi ha preso  e per pur  istinto di sopravvivenza ho pensato di far giungere la mia su ricordata  proposta ( che più innanzi riassumerò nell’essenziale) al PD, da me visto ancora come il minore dei mali, specie se  auspicabilmente  pressato verso “ la via di Damasco”  dai “grillini”, di cui mi attendevo, e con favore, una netta affermazione, sperando poco nell’autorifondazione della tradizionale partitocrazia. 

L’approvazione del prof. Zamagni e le “conseguenze economiche” dell’on. Fassina

A quel punto mi sono rivolto a uno dei pochissimi economisti da me stimati, e che sapevo più prossimo di me all’ambiente politico, semplicemente per gli altissimi  incarichi pubblici  di cui nel tempo è stato investito, per la sua universalmente riconosciuta  competenza scientifica e la sua fama internazionale:  il professor Stefano Zamagni. Questi raggiunto al cellulare, fatto più unico che raro nel mondo accademico,  dopo avergli esposto  i pochi essenziali tratti della mia proposta, non solo ne coglieva appieno il merito tecnico-economico, ma lo faceva subito proprio suggerendomi  ( non potendolo fare di persona in quanto in viaggio in quel momento), facendo riferimento al suo endorsement,  a  comunicare a  Stefano Fassina  (responsabile economico del PD  e già suo studente alla Bocconi)  i termini della mia proposta corredata delle coordinate su YouTube di una mia intervista in merito al Direttore de  “ La Finanza” Giorgio Vitangeli. 

Raccoglievo il suggerimento che mi appariva offrire una rara e fortunata possibilità, e dopo aver trovato le coordinate telematiche necessarie “spedivo” la mia ricetta. Tutto ciò si svolgeva  durante un venerdì, e il lunedì successivo  ero già in grado di valutarne gli incredibili  “ritorni”. Il dottor Fassina riferiva al suo ex professore: 1)  che la proposta era interessante ma che ci si sarebbe dovuti attendere, nell’eventualità,  una forte resistenza da parte dei  tecnici del Ministero di via XX Settembre ( ?!); 2) che comunque se ne sarebbe potuto parlare dopo le elezioni (!?).

Cosa mai avrebbero potuto opporre  inimicalmente i “tecnici” di via XX Settembre  a un eventuale ministro competente non è dato sapere, a meno che da qualche parte non si sia riscritto,  invertendolo, il rapporto di subordinazione che sussiste tra organi amministrativi e il potere politico  dei Governi.

 Ma a parte questa stranezza, appare ovvio come un’occasione per stravincere le elezioni,   acquisendo una chiave di volta per uscire dall’altrimenti assoluta mancanza di una filosofia economica per  affrancarsi dall’empasse  che attanaglia la  politica economica in  Italia e nella UE, sia completamente sfuggita all’attuale on.le Fassina. Che manco a dirlo anche nelle attuali difficoltà  non dà mostra di ricordare merito politico ed economico della mia proposta.

 Successivamente, non scemando il pericolo, poi attuatosi di una rimonta del Cavaliere, non mancavo di raccontare l’episodio testé descritto a un attivista grillino che  a sua volta non mancava di riproporre il tutto sulla “rete”   dei 5Stelle,  senza che la cosa abbia avuto seguito  alcuno; probabilmente impermeabilizzata dagli economisti avventurieri che godono del tutto infondatamente  (vista la assurdità  delle loro suggestioni, non a caso in linea con la destra lepeniana e  degli altri anacronistici raggruppamenti ultranazionalistici) la fiducia in buona fede  dei fondatori  del movimento. 

La mia proposta In sintesi estrema 

   Riassumo ora  in sintesi eroica  la mia proposta.

1)      Per sventare l’ulteriore e inutile (alla luce di passate esperienze) sperpero di risorse pubbliche con la vendita di beni pubblici per fa  diminuire   il rapporto  debito/PIL e quello deficit /PIL ;

2)      per immettere liquidità nel sistema economico in chiave antirecessiva  e per rilanciare lo sviluppo di una economia che sostanzialmente ristagna da quasi 5 lustri;

3)      in un quadro di una precisa strategia di politica economica finalizzata a una “razionale”   politica industriale nella cornice della Globalizzazione, minimizzandone l’impatto  in termini di dipendenza dal resto del mondo e massimizzando così i frutti connessi all’operare del moltiplicatore del reddito nazionale;

4)      tenuto conto dei debiti ragguardevoli della Pubblica Amministrazione  (intorno ai cento miliardi di euro) nei confronti del settore privato;

5)      tenuto conto che, a differenza che nel mondo aziendale, a livello UE non ha alcuna rilevanza un eventuale “stato patrimoniale” degli Stati aderenti e che quindi  la mia “proposta”  ( emissione di “Assegnati”  ) non inciderebbero per nulla sul Debito Sovrano e il deficit di bilancio dell’Italia;

Proponevo di emettere “Assegnati” ( o altra denominazione)  con valore di scambio contro euro di 1/1, con  sottostante garanzia reale rappresentata dal patrimonio pubblico, con cui assolvere per 100 miliardi  ai propri debiti verso il settore privato,  dotando di una pari somma la Cassa Depositi e Prestiti ai fini della suddetta politica industriale.

 Tali “Assegnati” dovrebbero avere carattere liberatorio nei sinallagmi tra privati e tra questi e il settore pubblico.  Essere man mano distrutti tornando nelle casse dello Stato sotto forma di tasse pagate, a misura della certa ripresa del livello di attività economica  e del connesso aumento delle entrate statali rendendo così del tutto e solo virtuale  la smobilizzazione  potenziale del loro valore di garanzia reale.

 Non si tratterebbe di “quasi moneta”, ben al contrario,  avendo i crismi di un numerario con sottostante garanzia reale,  sarebbe l’euro  semmai ad avere  rispetto agli “Assegnati” un appeal “garantista” minore degli “Assegnati“ in argomento. La assimilabilità  di detti “Assegnati” più prossima ai mezzi di pagamento usuali  tra privati  è quella con le “cambiali ipotecarie”.

Non si vede perciò quale controindicazione in termini di trattati europei  si potrebbe opporre all’emissione dei predetti “assegnati” : se le cambiali ipotecarie sono del tutto lecite  come mezzo di scambio e pagamento tra privati  a fortiori  il ricorso agli “Assegnati” dovrebbe  risultare lecito  nel rapporto omologo tra Stato e Privati e tra questi ultimi.

Una ultima considerazione che faccio in questa occasione.

Sono note le manchevolezze fondative della moneta comune “euro”,  ovvero dei limiti operativi della Banca Centrale Europea. Questa nasce monca nei confronti di ogni altra Banca Centrale essendole vietati interventi di politica monetaria che eccedano il  puro e semplice controllo dell’inflazione (che non deve eccedere il 2%). Segnatamente alla BCE è vietato ogni intervento antirecessivo e/o volto a sostegno dello sviluppo economico.

Si tratta del primo caso nella storia economica  di una moneta senza Stato, un salto nel buio nella azzardata e implicita certezza che a quest’ultimo la moneta unica faccia da  propulsore e anticipatore, seppure nella sua forma federale. Un ottimismo infondato alla luce dell’emergere di ottiche  di mero egoismo nazionale al primo stormir di foglie di una crisi recessiva e in mancanza di forme ammesse di dumping fiscale e sociale.

Così stando le cose quale riparo migliore di una riserva di sovranità monetaria agli Sati virtuosi che come ogni buona azienda o buon padre di famiglia accumulino  patrimonialmente  in previsione di tempi peggiori o a garanzia del benessere delle future generazioni? Non rappresentano da tale prospettiva gli “Assegnati” qui riproposti la manifestazione palese di un sano principio  di riserva di  sovranità monetaria nazionale  a salvaguardia dei mancati obiettivi di unificazione in senso federale e dei dictat degli Stati più forti nei confronti di quelli più deboli? Piuttosto che svendere con l’acqua alla gola tipica delle imprese in decozione o delle famiglie in conclamata decadenza, il patrimonio pubblico non può elettivamente nel caso considerato fungere da stock strategico per tenere a bada speculatori internazionali di ogni risma  facendo perno sul buffer effect con il quale si gonfiano o sgonfiano riserve di beni strategici per  tenere a bada cadute e rialzi dei prezzi eccessivi ai fini della stabilità dell’economia reale? Si tratta di prendere a prestito la vecchia teoria dei “tesori” in un momento in cui alla tirannia del “principe” tosatore di monete si è sostituita quella della finanza internazionale e dei suoi succubi esecutori neoliberisti,  autentici  “pugilatori a pagamento” a servizio  della “privatizzazione del mondo”.

Naturalmente per non sembrare ingenuo non posso che concludere come in margine concludevo al debutto della mia proposta:  spero che venga smentito l’adagio medioevale  “sero sapiunt principes “ ( “troppo tardi rinsaviscono i principi”).

 

Vittorangelo Orati (vitorati@alice.it)

 

Videointervista al Prof. Orati sugli assegnati

     

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Autore: Vittorangelo Orati » Articoli 46 | Commenti: 313

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