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Home | ©2013 La Finanza sul Web | Articolo visto 12018 volte 02 dicembre 2013

Ma sono veramente solide le banche italiane ?

Di Redazione  •  Inserito in: finanza italiana

 

 

 

di Filippo Cucuccio

L’intreccio debito sovrano/crisi del sistema finanziario lungi dall’essersi positivamente risolto continua a proiettare anche in questo seconda parte  del 2013 ombre angoscianti sui singoli mercati nazionali. Non si sottrae a questa regola perversa il mondo bancario italiano scosso negli ultimi dodici mesi dal deflagrare del caso Monte dei Paschi di Siena. Aggiungasi a ciò la mai sopita polemica circa la maggiore validità  tra il modello bancario dei Paesi Nordici dell’UE e il modello diffuso in Italia, spesso etichettato forse con troppa superficialità quale retaggio di altri tempi e additato come esempio da non imitare .

Qual è il risultato di queste petizioni di principio? Il continuo levarsi di voci più o meno tendenziose sulla fragilità intrinseca del nostro sistema bancario in un contesto (che certamente non aiuta) di generale riprovazione della condotta osservata sul delicato versante della politica di bilancio del Paese. E a questo punto è anche legittimo chiedersi quanto tutto ciò sia corrispondente alla realtà e, inoltre, quale strategia  si possa suggerire alle banche italiane per preservare nel tempo e possibilmente migliorare l’ immagine di solidità e affidabilità che fino a poco tempo fa le aveva sempre contraddistinte ?

 Ma finora hanno resistito a tutto

A queste perplessità e interrogativi rispondono con chiarezza, sia le Considerazioni Finali della Banca d’Italia di quest’ anno, sia il successivo intervento del governatore Visco all’Assemblea dello scorso luglio dell’Associazione Bancaria Italiana. In entrambi i casi il punto di partenza è il medesimo, ossia un significativo riconoscimento di base: la capacità del sistema bancario italiano di resistere nell’ultimo quinquennio alla crisi finanziaria globale, all’instabilità del mercato del debito sovrano e a due profonde recessioni. Un riconoscimento davvero importante per un’ industria come quella bancaria che alla fine del 2012 fatturava quasi 1500 miliardi di euro di prestiti a imprese e famiglie, una cifra , quindi , pari al 94% del PIL. 

Cifre inequivocabili

Ma anche un riconoscimento importante perché ancorato su esiti statistici inequivocabili circa la crescita del capitale di migliore qualità , passato per l’intero sistema dal 7,1% al 10,7% delle attività ponderate per il rischio ; e addirittura quasi raddoppiato  ( dal 5,7% al 10,9% ) per i cinque maggiori gruppi nazionali .

E oltre all’inequivocabilità delle cifre c’è , poi , un secondo significativo elemento di rassicurazione, giustamente evocato nella puntuale diagnosi del governatore Visco sulla tenuta complessiva del sistema bancario italiano : la certificazione del Fondo Monetario Internazionale , che attraverso le prove di stress ha giudicato le nostre banche “in grado di fronteggiare shock avversi proprio in virtù della loro patrimonializzazione e della liquidità fornita dall’Eurosistema “ . Un giudizio da accettare con grande soddisfazione !

Ma il grado di soddisfazione cresce ancor di più se si pensa che in molte altre realtà europee il livello soddisfacente di  patrimonializzazione delle banche è stato raggiunto solo attraverso poderosi interventi pubblici , in altre parole facendo ricadere il relativo onere sulle spalle dei contribuenti di quei Paesi. E allora ecco puntuali alcuni dati per non dimenticare questo particolare certamente non secondario. 

Negli altri Paesi europei è intervenuto lo Stato 

A fine 2012 l’intervento a favore delle banche rappresentava nella virtuosa Germania l’1,8% del PIL, così come nei Paesi Bassi era pari al 5,1% ( si stanno volutamente citando due Paesi che passano nell’immaginario collettivo come portatori di una linea di rigore finanziario !). E che dire , inoltre , del 5,5% della Spagna , per non parlare del 40% dell’Irlanda , se il tutto viene paragonato al misero 0,3% dell’Italia . Uno 0,3% si badi bene che è  peraltro comprensivo degli aiuti elargiti al Monte dei Paschi di Siena !

In definitiva , il giudizio sulla patrimonializzazione del nostro sistema bancario può considerarsi  decisamente positivo , nonostante il persistere di un divario negativo del livello di capitalizzazione accusato dalle banche italiane rispetto alla media europea ; un divario, peraltro, sceso a circa due punti percentuali con un fabbisogno del capitale di migliore qualità passato in un biennio da 35 miliardi di euro a meno di 9 miliardi .

Sul delicato fronte dell’ affidabilità del sistema bancario italiano il Governatore Visco non si arresta qui , ma fornisce altre tre considerazioni che è quanto mai opportuno riportare. La prima riguarda il rapporto tra le attività di bilancio e il capitale, la cosiddetta leva finanziaria. Un rapporto che  con la cruda chiarezza delle cifre permette di  rendere giustizia all’Italia; infatti, rispetto al valore medio del’Unione Europea, pari a 20, in Italia si è a quota 14.

La seconda considerazione tocca l’aspetto della simulazione condotta sulle banche italiane sottoposte al monitoraggio periodico coordinato dal Comitato di Basilea, in pratica  facendo finta che siano già entrati in vigore i nuovi requisiti previsti dal tanto discusso e temuto  pacchetto di Basilea 3. Ebbene in questo caso si scopre – lo si è già detto ma vale la pena ripeterlo – che le banche italiane hanno ridotto nell’ultimo biennio il proprio fabbisogno di capitale di migliore qualità da 35 a meno di 9 milioni di euro. 

La qualità del credito e le rettifiche di valore 

Il terzo elemento addotto da Visco ci porta allo spinoso tema del deterioramento della qualità del credito: un fenomeno che caratterizza in modo marcatamente negativo questa fase del ciclo congiunturale e sulle collegate rettifiche di valore delle  attività nei bilanci bancari . In questo contesto non può non aprirsi uno specifico capitolo di riflessione sull’adeguatezza del tasso di copertura dei prestiti deteriorati . Un capitolo che almeno per i 20 gruppi bancari nazionali grandi e medi sottoposti ad accertamento si conclude segnando  una positiva frenata nella riduzione del tasso di copertura giunto nella seconda metà del 2012 al 44% ,ossia  con un miglioramento di ben due punti percentuali !

In definitiva , i 3 fattori addotti dal Governatore – il rafforzamento patrimoniale , la trasparenza contabile e il rigore nei criteri di valutazione dei rischi – non possono che proiettare una luce positiva sul sistema bancario italiano, conferendogli quell’immagine di solidità e di affidabilità tanto cara agli investitori istituzionali e non, nonché tanto apprezzata dagli analisti di mercato .

Spazzato il campo con la dovuta chiarezza da equivoci e perplessità talora artificiosamente montati a discredito del nostro sistema bancario, si può allora veramente tirare un sospiro di sollievo .

Eppure – e con ciò si comincia a rispondere all’ultimo degli interrogativi iniziali – il Governatore Visco non solo invita  data la difficoltà dei tempi a non abbassare la guardia , ma fornisce precise indicazioni strategiche su come affrontare e superare quelle criticità che ancora permangono nel nostro sistema bancario .

In altri termini  dalle parole del Governatore si può ricavare con la stessa chiarezza utilizzata a rimuovere affermazioni non veritiere  il  punto dolente su cui  da Via Nazionale non si esita a puntare l’indice , la capacità delle nostre banche di generare redditi . Una capacità che viene giudicata debole , insoddisfacente e foriera se prolungata nel tempo di pericoli consistenti , quali l’indebolimento del patrimonio e la compromissione del ruolo fondamentale svolto dal mondo del credito per  finanziare il rilancio dell’economia reale .

Come intervenire e cosa fare su questo delicatissimo versante ? La terapia suggerita da Visco prevede un modus operandi che si articola in tre punti . Il primo consiste nell’invito rivolto alle banche a intervenire con decisione dal lato dei costi. Considerata la configurazione dell’industria bancaria , caratterizzata da  un’ alta intensità di lavoro , appare inevitabile porsi con decisione il problema di una riduzione delle spese per il personale in relazione ai ricavi . Una strada già battuta , come dimostrano “ gli accordi a livello aziendale volti a coniugare flessibilità e solidarietà , contenuti nel contratto nazionale firmato nel 2011 “ ; una strada che va perseguita con tenacia , giungendo da Via Nazionale un chiaro apprezzamento circa la giustezza della direzione scelta .

Il secondo punto della terapia del Governatore riguarda la riconsiderazione dell’offerta di prodotti e servizi bancari in relazione alla diversificazione dei canali distributivi ,  favorita dall’avvento delle nuove tecnologie . Un aspetto importante non solo per il contenimento dei costi, ma anche per l’efficacia della ripartizione tra prodotti/servizi standardizzati da un lato e prodotti/servizi più complessi e personalizzati dall’altro . Un’opzione strategica indifferibile e che si pone ineluttabilmente sul cammino di qualsiasi banca , indipendentemente dalle sue  dimensioni e dal perimetro di operatività .

C’è , infine , un terzo punto non meno cruciale  : la governance delle banche . Un aspetto evocato , sia sotto forma di richiamo forte e chiaro agli azionisti per una maggiore consapevolezza del proprio ruolo di sostegno finanziario alle imprese bancarie “ rinunciando ai dividendi … vagliando la gestione senza interferire con essa , accettando la diluizione del controllo (anche) con l’aggregazione con altri istituti “ ; sia sotto forma di riconsiderazione della disciplina delle banche popolari con il superamento di modelli cooperativi che trovavano la propria giustificazione in contesti storici , con dimensioni di istituti e ambiti operativi ben diversi da quelli attuali . Un monito quest’ultimo , indirizzato a realtà ben individuate anche se non citate nominativamente del mondo cooperativo e mutualistico , dove ancora vigono disposizioni che sono incompatibili con gli attuali modelli di attività bancaria .

Con questa terapia il nostro sistema bancario potrà proseguire il cammino intrapreso sulla strada dei comportamenti virtuosi, da un lato confermando la propria reputazione di solidità , dall’altro riaffermando il proprio ruolo anche in ambito europeo . Una sfida di grande significato ed impatto per il futuro del Paese ; una sfida  alla quale non ci si può sottrarre , pena l’inevitabile declino della nostra economia finanziaria e reale .

 

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