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Home | ©2013 La Finanza sul Web | Articolo visto 16398 volte 29 maggio 2013

Lo “spread”? Speculazione pura e manipolazione politica

Di Redazione  •  Inserito in: finanza italiana

 

Lo “spread”? Un grande imbroglio. Il differenziale tra Btp decennali italiani ed i “Bund” tedeschi si può far salire o scendere  “semplicemente muovendo una decina di miliardi di euro”. Insomma: quando ci troviamo davanti a tensioni dello “spread”, cioè ad un  allargarsi preoccupante della forbice tra i rendimenti dei titoli italiani richiesti dal cosiddetto “mercato” e quello dei “Bund” equivalenti tedeschi,  siamo di fronte  a “speculazione pura, a manipolazione politica, persino a buon mercato”.

Ad  averlo affermato non è un “dietrologo” da blog, ma il prof. Giuseppe Guarino, cioè un giurista di fama internazionale, già docente di Cossiga, esaminatore di Draghi, nonché ministro italiano delle finanze e dell’industria negli anni dal 1987 al 1993, in un’intervista a Marco Valerio Lo Prete, apparsa sul “Foglio”.

Detto per inciso, in quell’intervista il prof. Guarino spara a palle incatenate contro il Fiscal Compact e più in generale contro la politica di “austerity” imposta dalla Merkel a tutta l’Europa, affermando che l’impegno ad azzerare il disavanzo pubblico è illegale, perché viola il trattato di Lisbona, che permette un disavanzo non superiore al 3% del pil. Il Fiscal Compact, afferma Guarino, condannando l’Italia a tagliare tutto, dalle pensioni alla scuola, dagli enti locali alla sanità “precipita il Paese nell’abisso della povertà e dell’insicurezza sociale”.

Cifre alla mano, Guarino, dimostra come  l’austerità  seguita ai Trattati sull’Unione Europea stia affossando l’economia dell’Europa, e quella dell’Italia in particolare.

Per tutti i quarant’anni che vanno dal 1950 al 1991 l’Italia era infatti in testa, davanti a Germania e Francia, per crescita del prodotto interno lordo: la media annua  italiana di sviluppo è stata in quel periodo del 4,36%; la Germania era al 4,05%; la Francia al 3,86%.

Erano gli anni, aggiungiamo noi, in cui l’Italia aveva sorpassato l’Inghilterra, ed a quei ritmi sembrava destinata a sorpassare anche la Francia, che mostrava già qualche nervosismo.

Dopo sei anni dai trattati sull’Unione Europea la classifica dello sviluppo tra i “grandi” del vecchio continente era invertita: Francia al primo posto, con un modesto 1,7%; Italia all’ultimo. E dal 1999 al 2011 (gli anni dell’euro e degli stringenti vincoli di bilancio) l’economia europea piomba nella stagnazione, e quella italiana nel disastro: la nostra media di crescita del pil  cade allo 0,68%.  Ma non è che Francia e Germania brillino in modo particolare: la prima ferma all’1,6%; la seconda scesa all’1,3%.

Per la verità nel conto della discesa europea verso la recessione non ci sono solo i trattati sull’Unione Europea, i vincoli sulla politica monetaria conseguenti alla nascita dell’euro e l’ossessione tedesca (e della Merkel in particolare) per l’austerità di bilancio, che ha nel Fiscal Compact  la sua più folle manifestazione. Bisognerebbe mettere, nel conto, anche la globalizzazione, col suo “dumping sociale”, con  la sua spinta a importare prodotti dai Paesi a bassissimo costo del lavoro ed a condizioni di lavoro semischiavistico; con la sua spinta a delocalizzare le imprese europee nei Paesi a costi di lavoro più basso, con la conseguente  disoccupazione in Europa, e quindi calo dei consumi e recessione.

E aggiungere nel conto anche i guai provocati nel mercato finanziario dalla “deregulation”, coi suoi paradisi fiscali, la sua finanza ombra, la trasformazione delle banche in banche d’affari speculative, le foglie di fico cadenti dei suoi “rating”, delle sue “società di revisione”, della sua presunta “trasparenza” dei mercati.

In questi ultimi anni abbiamo assistito al crollo di grandi società e di banche che godevano fino al giorno prima di rating dalla tripla A, con tanto di bilancio certificato. E qualche grande società di revisione è stata travolta dallo scandalo, ed ha chiuso i battenti.

Abbiamo assistito allo scandalo del tasso interbancario di Londra, il famoso “libor” che fa da guida agli altri tassi, che in realtà era manipolato da un piccolo gruppo di “gentleman”, che lo facevano salire o scendere a seconda dei propri interessi.

Ora il prof. Guarino ci dice che anche lo “spread” in reltà è un grande imbroglio, e può essere manipolato,  anche per fini politici.

Susan Strange, grande economista e grande giornalista inglese anni fa definì questa finanza “finanza casinò”.  Definizione quanto mai giusta.  C’è da aggiungere che è un casinò ove spesso la roulette truccata.

g.v.

 

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