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Home | ©2013 La Finanza sul Web | Articolo visto 11708 volte 12 settembre 2013

Limiti ai biocarburanti da prodotti agricoli

Di Redazione  •  Inserito in: Economia Internazionale, Uncategorized

 

 

Alcuni ecologisti negli anni passati li presentavano quasi come una soluzione alla crisi energetica e un esempio di energia rinnovabile. Parliamo dei biocarburanti, cioè dei carburanti ottenuti da materie prime d’origine agricola, che in alcuni Paesi, come ad esempio il Brasile, ricchi di “materia prima” vegetale, hanno avuto una certa diffusione.

Ma ogni medaglia ha il suo rovescio. Utilizzare cereali, come ad esempio il mais, per produrre alcool con cui alimentare i motori delle automobili, incrementandone  la domanda, ne fa aumentare il prezzo. E ciò ingigantisce le difficoltà dei Paesi più poveri, che importano cereali per l’alimentazione. Ed inoltre bruciare i cereali per muoverei le automobili dei Paesi ricchi, in un mondo in cui una parte consistente della popolazione soffre per scarsa alimentazione ha indubbiamente aspetti scandalosi.

Ma, ecco ora il punto, anche sotto l’aspetto della salvaguardia dell’ambiente, nei confronti in particolare dell’effetto serra, ora è emerso che i biocarburanti da derrate agricole sono più dannosi che utili.

E così il Parlamento Europeo, nella sua riunione di mercoledì 11 settembre, ha adottato nuove regole per stabilire un tetto all’utilizzo di biocarburanti tradizionali e un passaggio rapido a nuovi biocarburanti ricavati da fonti alternative, quali alghe e rifiuti. Queste misure mirano proprio a ridurre le emissioni di gas a effetto serra, dovute al crescente utilizzo dei terreni agricoli per la produzione di colture di biocarburanti.

“E ‘stato un dibattito molto difficile, perché gli interessi economici hanno pesato molto. Il testo è molto tecnico, ma comporta importanti implicazioni economiche ed etiche”, ha dichiarato la relatrice Corinne Lepage (ALDE, FR), dopo che il progetto di legge è stato approvato con 356 voti in favorevoli, 327 contrari e 14 astenuti.

 

Cambiamento indiretto della destinazione dei terreni

 

 Le emissioni di gas serra che derivano dal crescente utilizzo di terreni agricoli per la produzione di biocarburanti sono oggetto di studi sul “cambiamento indiretto della destinazione dei terreni” (ILUC). Dati scientifici hanno dimostrato che l’aumento delle emissioni può cancellare alcuni dei benefici dei biocarburanti, quando è considerato l’intero ciclo di vita del prodotto, dalla produzione al consumo.

Il testo, se approvato in via definitiva, obbligherebbe gli Stati membri a garantire che,entro il 2020 il settore dei trasporti dovrà utilizzare energia derivante per il 10% da fonti rinnovabili.

Per i deputati, i biocarburanti di prima generazione (da colture alimentari) non devono superare il 6% del consumo finale di energia nel settore dei trasporti entro il 2020, in contrasto con l’attuale obiettivo del 10% della legislazione vigente.

 

Una spinta per i biocarburanti avanzati

 I biocarburanti avanzati, provenienti da alghe o alcuni tipi di rifiuti, dovrebbero rappresentare almeno il 2,5% del consumo di energia nel settore dei trasporti entro il 2020.

Per due voti di scarto, la relatrice non ha ottenuto un mandato per negoziare un accordo in prima lettura col Consiglio. Il Parlamento ha invece adottato la sua posizione con 552 voti a favore, 126 contrari e 21 astensioni. Spetta ora agli Stati membri ad adottare una posizione comune. Se questa sarà diversa dalla posizione del Parlamento, si andrà in seconda lettura.

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