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Home | ©2013 La Finanza sul Web | Articolo visto 11711 volte 23 gennaio 2013

Le sconcertanti sollecitazioni di Standard & Poor’s sulle dismissioni di Finmeccanica

Di Redazione  •  Inserito in: Flash, Notizie dalle Società

 

Standard&Poor’s ha ridotto il rating a lungo termine di Finmeccanica da BBB- con outlook negativo a BB+ con outlook stabile. Una decisione che non modifica le condizioni degli strumenti di finanziamento che  Finmeccanica ha in essere, tanto più che sia Moody’s che Fitch hanno recentemente confermato i loro rating   “investment grade” (rispettivamente Baa3 con out look stabile e BBB- con aoutlook negativo).

L’andamento di Finmeccanica, come sottolinea un comunicato della società, è in linea con gli obbiettivi finanziari comunicati al mercato: sono riconfermati gli obbiettivi di bilancio già previsti per il 2012 e cioè ricavi compresi tra 16.9 e 17,3 miliardi di euro; un Ebitda pari a circa 1,1 miliardi ed un Free Operating Cash Flow positivo.

Non basta: il Gruppo può contare su una robusta liquidità, sull’assenza di significative necessità di rifinanziamento sul mercato obbligazionario per i prossimi cinque anni, cioè sino alla fine del 2017, e  su una durata media residua del debito di oltre dieci anni.

Ma allora su quali basi Standard&Poor’s gli ha abbassato il rating? Principalmente a causa del prolungarsi dei tempi d’esecuzione del piano di dismissioni.

La motivazione suscita non poche perplessità ed anche qualche sospetto. Vendere un ‘azienda come, poniamo, Ansaldo, non è certo come vendere un cartoccio di “fish and chips”. A parte i dubbi politici persistenti sull’opportunità di una simile operazione, bisogna trovare un compratore adeguato e credibile sul piano industriale. Bisogna garantire i livelli occupazionali ed assicurare gli ammortizzatori sociali per eventuali esuberi. Bisogna infine, e non è l’ultima cosa, che il prezzo sia congruo.  Aver fretta in questi casi può equivalere a svendere.

E’ per questo che l’operato di Standard&Poor’s (tu non vendi rapidamente, ed io ti abbasso il rating) lascia perplessi e suscita non pochi dubbi e qualche sospetto. Ha tutta l’aria infatti di una coercizione  sulla politica industriale più che di un giudizio equilibrato.

Proprio la scorsa settimana a Strasburgo il Parlamento europeo ha discusso ed approvato le nuove regole cui debbono attenersi in Europa le Agenzie di rating. Tra esse vi è quella di astenersi da consigli di politica economica. La limitazione riguarda il rating sul debito sovrano, è vero, ma per estensione analogica dovrebbe riguardare anche la politica industriale di un grande Gruppo. Non è certo compito di una società di rating infatti dettare, implicitamente, le scelte strategiche, brandendo l’arma del downgrading.  Se lo fa, viene il sospetto di un giudizio in qualche modo interessato.

Una Agenzia di rating, in base anche alle nuove regole europee, deve motivare, è vero, il suo giudizio. Se Standard&Poor’s  giudica (e non sembra certo il caso) che l’assetto finanziario di Finmeccanica sia pericolosamente  sbilanciato e che l’indebitamento sia eccessivo, quello doveva sottolineare nel suo giudizio, a motivazione del suo downgrading. Punto e basta.

Anche perché quella delle privatizzazioni e delle dismissioni di società pubbliche  in Italia è una storia  già piena di vicende poco chiare, di svendite incomprensibili  e di episodi deplorevoli. E perché su Finmeccanica  e su aziende del Gruppo paiono rafforzarsi oscuri appetiti in parallelo con  accanimenti giudiziari  oggettivamente autolesionistici.

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