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Home | ©2013 La Finanza sul Web | Articolo visto 16408 volte 03 luglio 2013

Le mani della Fiat (o di Murdoch?) sul Corriere della Sera

Di Redazione  •  Inserito in: Economia Italiana, Primo Piano

 

 

“Ci portano dentro Murdoch anche nei grandi quotidiani, e poi fanno pagare agli italiani i conti degli stabilimenti chiusi”. Così, a botta calda, Diego Della Valle ha commentato il “blitz” sulla RCS da parte della Fiat, che ha annunciato d’aver acquistato  diritti di opzione per salire fino al 20,1% del capitale  della società editrice del Corriere della Sera, diventando così l’azionista di riferimento.

John Elkan ha smentito  recisamente l’ipotesi di un accordo con Murdoch, il magnate australiano che controlla ormai  una quota rilevante  del mercato globale della comunicazione. Ma la smentita lascia alquanto perplessi, per due ragioni. La prima è che  John Elkan è appena entrato nel “board” della nuova NewsCorp, il ramo della NewsCorp che controlla i quotidiani del Gruppo (nell’altro ramo sono confluite le società cinematografiche e televisive). La seconda è che da tempo James Mudoch, il figlio del magnate australiano già a capo della News Corporation  Europe-Asia, aveva in animo di lanciare in Italia un quotidiano da affiancare a SKY Italia, in modo da stare, come negli altri Paesi, sul mercato dei “media” con due gambe: quella della carta stampata e quella della televisione. Ma che bisogno c’è di lanciare un nuovo grande giornale, se è possibile mettere le mani sul più autorevole quotidiano italiano che naviga finanziariamente in cattive acque? Dopo aver accusato nella semestrale del 2012 una perdita di 427 milioni, che ha fatto scendere il capitale al disotto del limite imposto dalla legge, e dopo aver ristrutturato il pesante indebitamento, l’assemblea della RCS ha votato, com’è noto, una prima ricapitalizzazione da 400 milioni, che scade il prossimo 5 luglio.

E mentre Diego Della Valle, che già controlla l’8,7% del Capitale di RCS, discuteva con l’a.d. di Mediobanca, Alberto Nagel, e col presidente di IntesaSanPaolo, Giovanni Bazoli, che gli chiedevano se era disponibile a crescere in RCS, ed a guidare il rinnovato e rinsanguato Corriere, John Elkan faceva incetta di diritti d’opzione sull’aumento inoptato di capitale, che gli permettono ora di salire sino al 20,1%.

“Mi avevano promesso che avrebbero sciolto il patto di sindacato e che avrebbero rivisto il piano industriale. Ora bisognerà vedere se mantengono la parola data”, ha dichiarato il “patron” di Tod’s. Quello che Diego Della Valle chiedeva per impegnarsi a fondo nell’aumento di capitale era infatti lo scioglimento del patto di sindacato, in modo da avere adeguato spazio di manovra, e la revisione di alcune delle linee strategiche del piano industriale di RCS, da più parti contestato.

Ma ora, evidentemente, con il “blitz” della Fiat, lo scenario è completamente cambiato. Se prima Nagel e Bazoli cercavano affannosamente qualcuno che fosse disposto a metter denaro fresco in RCS, ora questo qualcuno c’è già, ed è John Elkan, o – come molti ritengono – Rupert Murdoch per interposta persona.

Quale che sia la verità, la vicenda suscita varie considerazioni. Se è davvero la Fiat che investe massicciamente in RCS, ha ragione Della Valle nel sottolineare lo scandaloso paradosso di una società che chiude stabilimenti in Italia, mette i dipendenti in Cassa integrazione (cioè a carico dello Stato) e dall’altro distrae risorse dal suo “core business”, cioè l’industria automobilistica, per investirle in organi di stampa, avendo già, storicamente, il controllo del quotidiano di Torino, La Stampa.

In realtà la Fiat da tempo non è più la Fabbrica Italiana Automobili Torino. Che sia ancora italiana è assai dubbio; che abbia ancora il suo quartier generale ed il suo centro decisionale a Torino è sempre meno vero.

Ed è da tempo, soprattutto, che gli Agnelli vogliono uscire dall’industria automobilistica, tant’è che la Fiat l’avevano già venduta all’americana General Motors, con una clausola “put” e “call”, e la cessione non si è perfezionata solo perché la società americana al momento di chiudere si trovava in grosse difficoltà finanziarie, ed ha preferito pagare la penale.

Il risultato di questo disamore o, se si preferisce, di questa scelta strategica degli Agnelli, è che la Fiat è divenuta sempre più marginale nel panorama dell’industria automobilistica europea, e lavora ormai a circa metà della sua capacità produttiva. In Italia, che dovrebbe essere il suo “captive market” quasi i tre quarti del mercato automobilistico sono stati conquistati dalle Case straniere; la quota di mercato della Fiat si è ridotta ad un misero 27,46%, ed è in costante riduzione. Negli altri Paesi europei  la presenza Fiat è ormai quasi insignificante. Ne ho avuto malinconica conferma visiva qualche giorno fa a Praga: in quattro giorni ho notato in tutto due vetture Fiat, una vecchia patetica Giulietta di una trentina  d’anni or sono ed un furgone Ducato. Circa trent’anni fa la Fiat aveva più del 15% del mercato europeo.

La scelta ora di rafforzarsi nell’editoria è coerente dunque con questo declino che in Italia ed in Europa non sarà certo l’accordo con la Chrysler ad arrestare.

Il controllo del Corriere della Sera, unito a quello de La Stampa, potrebbe porre un problema, più che di limiti alla concorrenza, di influenza politica, che si aggrava considerando che l’altro grande gruppo editoriale, quello de La Repubblica, è ideologicamente contiguo.

Ma la predominanza di potere mediatico che avrebbero gli Elkan e De Benedetti è risibile a fronte di quella che ha Rubert Murdoch, e che si rifletterebbe anche nelle vicende politiche italiane se davvero il magnate australiano è dietro la mossa di Elkan. Murdoch infatti ha il controllo di una larga fetta della stampa australiana; in Inghilterra possiede The Times, The Sun, metà dell’Economist, Sky; negli Usa il Wall Street Journal, The Post di New York, la rete televisiva Fox; in Germania ha Sky, prima rete satellitare, così come in Italia; è presente in India ed in Cina, e secondo voci ricorrenti si appresta ad  assumere assieme all’Emirato di Abu Dhabi il controllo del Financial Times. Tirando le somme: controlla alcune delle testate più prestigiose ed alcuni dei giornali popolari più diffusi in lingua inglese, e se gli riuscisse il colpo col Financial Times avrebbe il quasi monopolio dell’informazione finanziaria mondiale.

La sommatoria di catene televisive, stampa finanziaria, testate autorevoli e testate popolari a larghissima diffusione ha un potere mediatico dirompente, e la strategia di Murdoch è, da sempre, quella di mettere questo potere mediatico a servizio del potere politico , purché, beninteso, dal potere politico gli giunga un corrispettivo. A confronto la commistione tra media e politica rappresentata da Berlusconi  fa quasi sorridere.

Ma della possibile conquista, magari per interposta persona, del Corriere della Sera da parte di Murdoch nessuno per ora in Italia sembra preoccuparsi. Anzi, la Borsa, eccitata, plaude ed il titolo RCS lunedì, dopo la notizia del “blitz” della Fiat, ha fatto un balzo di quasi il 26%,  ed ha proseguito l’ascesa il giorno seguente.

Alcuni dettagli per la verità ancora non sono stati chiariti. Cosa farà il consorzio di garanzia che copre quasi metà dell’aumento di capitale? Metterà all’asta i diritti non optati o li eserciterà, vendendo poi lui i titoli in un secondo tempo, nella presunzione di un loro stabile rialzo?

E quale sarà la risposta di Diego Della Valle? Quale che sia la scelta dell’imprenditore marchigiano, i giochi purtroppo sembrano già fatti. I segnali in tal senso appaiono inequivocabili. I suoi previsti incontri  con Nagel e con Bazoli sarebbero stati congelati. Ed un suo incontro chiarificatore con John Elkan, che era stato annunciato da vari organi di stampa, è stato smentito da quest’ultimo con tono ironico e quasi sprezzante: “L’unico incontro di cui sono al corrente è quello del patto di sindacato, che dovrebbe svolgersi a fine mese. E non mi risulta che Della Valle ne faccia parte”.

Sarebbe bello se l’imprenditore marchigiano raccogliesse la sfida. Non da “capitan Fracassa”, com’è nel suo temperamento, ma con la sotterranea abilità tessitrice di un Cavour, che il carciofo lo mangia foglia dopo foglia. Sapendo che la vendetta è un piatto che si mangia freddo. Di tutto ha bisogno l’economia italiana meno che degli Elkan (o, Dio ne scampi, di Murdoch) a comandare a via Solferino.

Giorgio Vitangeli

 

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