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Home | ©2013 La Finanza sul Web | Articolo visto 15235 volte 17 settembre 2013

La neo-lingua della politica: quando si vergognano di parlar chiaro

Di Redazione  •  Inserito in: La Coda dello Scorpione

Di Giorgio Vitangeli

E da decenni ormai che il parlar chiaro non abita più nei palazzi del potere politico italiano.

Cominciò Moro, pace all’anima sua, a parlare oscuro e per enigmi. Esempio classico: le “convergenze parallele”. Un paradosso, perché le parallele non convergono per definizione, e si incontrano sì, ma all’infinito.

Ma questi, in fondo, erano innocui giochi di parole. Ed anche l’oscurità proverbiale di Moro forse era solo un modo per proteggere un grande disegno politico, cioè il compromesso storico tra democrazia cristiana e partito comunista, che detto papale papale avrebbe allontanato non poca parte dell’elettorato democristiano, ed allarmato ancora di più gli Stati Uniti, che già guardavano  Moro con gran sospetto.

Più ipocrita il passo successivo, cioè il vezzo della nostra classe politica di usare parole inglesi invece di più comprensibili parole italiane.

Qualche esempio? La politica dell’austerità sembrava brutto chiamarla così; chiamarla invece “austerity” ai nostri politici sembrava evidentemente  più elegante. E più recentemente invece di dire con chiarezza “revisione della spesa”, o meglio ancora tagli impietosi alla spesa pubblica ed alla spesa sociale, che indubbiamente suona un po’ sinistro, ma è chiaro per tutti,  ecco che dicono invece“spending revue”, che sembra cosa  innocua e persino di stile internazionale.

Ma il terzo passo sulla via della mistificazione è ancora più ipocrita: si distorce cioè il vero significato delle parole italiane, attribuendo loro un significato falsificante.

C’è stata una regressione del capitalismo verso modelli ottocenteschi, da “padrone delle ferriere”, con la perdita da parte dei lavoratori, e specie dei giovani, di gran parte dei diritti conquistati con due secoli di lotte sociali? La si chiama “modernizzazione”.

Il lavoro dipendente è diventato precario, a tempo parziale, malpagato? Tutto questo si chiama “flessibilità”.

In un recentissimo documento del governo si parla di “valorizzare” il patrimonio pubblico. Uno pensa magari che vogliano ridare forza e valore a quelle poche e strategiche imprese pubbliche che sono rimaste all’Italia dopo il saccheggio chiamato “privatizzazione”. Si illude: nel neo-linguaggio governativo “valorizzare” vuol dire vendere.

Se è vero che la parola (“Verbum”) è sinonimo di Dio (In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio: così inizia il Vangelo secondo Giovanni), quelli che per ingannare il popolo tentano di distorcere il significato della parola bestemmiano. E vadano all’inferno.

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