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Home | ©2013 La Finanza sul Web | Articolo visto 32486 volte 21 maggio 2013

LA CONFUSIONE UNA TASSA OCCULTA

Di Emanuela Melchiorre  •  Inserito in: Economia Italiana, Primo Piano

In questi giorni si riscontra una generale confusione sul tema delle tasse. Con i recenti interventi del governo non è ancora chiaro se l’IMU sarà abolita o se è solo rinviata. Non è finora certo se gli immobili di pregio dovranno comunque essere tassati e non è addirittura chiaro cosa si intenda per immobile di pregio.

l decreto di venerdì scorso condiziona l’abolizione dell’IMU alla generale ridefinizione entro agosto della tassazione sulla casa. Se ciò non dovesse avvenire, quello che non è stato pagato oggi dovrà essere comunque pagato a settembre. A questa incertezza si aggiunge quella dell’aliquota che grava sulle seconde case. È un bel groviglio.

Mentre il governo rinviava la decisione finalmente intrapresa,  100 mila persone hanno pagato la prima rata dell’IMU nel  730. Il nuovo scenario comporta per costoro l’onere di richiedere la restituzione di quanto pagato e di presentare, quindi, una nuova dichiarazione in sostituzione della precedente con tutti gli inconvenienti che questa procedura comporta.

Si pone ora la questione dell’ IVA, la cui aliquota a luglio salirà dal 21 al 22%, comportando inevitabili effetti recessivi: una ulteriore contrazione della domanda (175 euro di tasse in più a famiglia secondo Confcommercio) e la chiusura di migliaia di esercizi commerciali. Nonostante le promesse elettorali si discute se tale provvedimento possa essere scongiurato. Anche nel caso di risposta affermativa il discorso della “coperta troppo corta”sottintende che saranno introdotte imposte compensative.

A tal riguardo non fa dormire sonni tranquilli lo spettro della TARES. La Tariffa Rifiuti e Servizi , la tassa di scopo sui costi di raccolta e smaltimento rifiuti e altri servizi comunali, calcolata in base alla metratura delle abitazioni e al numero dei componenti, che a dicembre sostituirà la Tarsu e la Tia, comporterà infatti un aumento medio di 0,30 euro al metro quadrato.

Alle tasse e all’aumento delle loro tariffe quindi, che incidono pesantemente sul manage quotidiano delle famiglie e sulla gestione delle imprese, aumenta la tassa occulta legata alla confusione fiscale, che determina nel nostro paese un grado di incertezza superiore a quello di tutti gli altri paesi civili e una maggiore difficoltà ad uscire dalla crisi.

In questa situazione le famiglie, le persone, gli imprenditori frenano i loro programmi per il futuro e sospendono sia gli investimenti sia i consumi. Lo stallo della produzione non può che aumentare.

Senza voler pensare che la confusione sia premeditata e che la sostituzione di nuove tasse alle precedenti, con le complicazioni delle norme attuative  e le difficoltà di effettuare i confronti fra il prima e il dopo non abbiano lo scopo di creare margini più ampi di interpretazione delle imposizioni di legge tali da permettere al governo di dichiarare di aver abbassato le tasse mentre in realtà la pressione fiscale sarà di nuovo aumentata.

Finché non cesseranno i tatticismi, le moine, le farse e finché si vorrà far credere che ogni più pesante vessazione del fisco è fatta a fin di bene, per necessità o per assicurare una maggiore equità fiscale, finché si vorrà far credere che ogni aumento della sfera pubblica comporta automaticamente una migliore giustizia sociale non si uscirà dall’attuale recessione.

Diciamola chiaramente: se la coperta è troppo corta, occorre allungarla. L’Europa soffre una crisi di liquidità. L’errore è voler mantenere un euro forte con una economia debole.

Occorre aumentare la liquidità direttamente nelle mani dei produttori (imprese) e in quelle dei consumatori (lavoratori, pensionati, disoccupati, famiglie). Occorre riaprire il credito, aumentare gli stipendi, le pensioni, le indennità di disoccupazione.

Niente paura. Stampare moneta in una situazione di generale disoccupazione dei fattori della produzione (lavoratori, imprese, professionisti) non comporterà una inflazione preoccupante. Anzi, un certo grado di inflazione non potrebbe che favorire l’esportazione. Gli Stato Uniti e il Giappone danno esempio. L’Europa o si convince di questo o continua a confondere le idee e a strozzare l’economia.

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Autore: Emanuela Melchiorre » Articoli 70 | Commenti: 197

Emanuela Melchiorre è un’economista e una giornalista che ha collaborato con importanti istituti di ricerca nazionali, con il dipartimento di economia pubblica dell’Università La Sapienza di Roma e con l’Investment Centre della Fao. Scrive regolarmente di economia politica e di politica economica su giornali e su riviste specializzate. ---- Emanuela Melchiorre is an economist and a journalist. She has worked with national research institutes, with the Department of Economics at the University La Sapienza of Rome and the FAO Investment Centre. She writes regularly in newspapers and magazines about Economics and Economic Policy.

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