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Home | ©2013 La Finanza sul Web | Articolo visto 24892 volte 20 giugno 2013

JP Morgan contro la democrazia “liberatevi delle costituzioni antifasciste”

Di Arnaldo Vitangeli  •  Inserito in: Finanza Internazionale, Primo Piano

JP Morgan è una delle maggiori banche d’affari internazionali e tra i protagonisti di quella “finanza casinò” che, con la bolla dei mutui sub-prime, ha dato origine alla crisi nel 2008 che ha gravato e grava tuttora sulle spalle dei cittadini di mezzo mondo. Basterebbe questo semplice dato di fatto per suggerire agli analisti del colosso americano di esimersi dal dare consigli e raccomandazioni a Stati sovrani in tema di politica economica. Il buon senso e il pudore però, non devono essere di casa tra gli analisti della banca d’affari in questione, al punto che in un recente documento JP Morgan ha individuato la causa della crisi che affligge il sud dell’Europa (e che ormai lambisce anche Francia e Germania) non in una serie di politiche economiche suicide (la globalizzazione dei mercati che avvantaggia i paesi con un costo del lavoro irrisorio, una Banca Centrale che non è prestatore di ultima istanza, un’unità economica priva di unità politica, la cronica assenza di una politica industriale, il crollo del potere d’acquisto dei cittadini e quindi della domanda aggregata nel mercato interno) ma nelle Costituzioni democratiche che, con la caduta dei regimi fascisti, si sono imposte nella periferia europea.  Per uscire dalla crisi, questo è il succo del discorso, serve una maggiore coesione europea (ossia una maggiore cessione della sovranità nazionale dei singoli stati ) affinchè si possano applicare, da parte di Bruxelles, quell’insieme di dogmi dai risultati fallimentari che prende il nome di “austerità” e che, dati alla mano, abbiamo visto creare effetti disastrosi a livello dell’economia reale senza peraltro ottenere il minimo risultato dal punto di vista dell’abbattimento del debito (in Italia e in Grecia a seguito delle misure volute dai governi tecnici in ossequio ai diktat della troika Pil e occupazione sono crollati, mentre il debito è nettamente cresciuto).

Purtroppo, sembra volerci dire JP Morgan, i cittadini europei sono del tutto recalcitranti alle misure “lacrime e sangue” specialmente ora che si è visto quanto siano non dico inefficaci ma dannose. Nel nostro piccolo avevamo previsto con largo anticipo questo risultato, che in Grecia si è tradotto in un inquietante e crescente successo del movimento neo-nazista Alba Dorata e che in Italia (dove la dose di austerity è stata irrisoria rispetto a quella propinata ai nostri concittadini greci)  ha portato all’irrompere sulla scena politica del Movimento 5 Stelle e, in seguito, all’esplosione dell’astensionismo che, per la prima volta nella storia della nostre repubblica, ha superato il 50% nelle recenti elezioni amministrative.

Per ovviare a questo problema, secondo la grande banca speculativa, si deve ridurre drasticamente la possibilità da parte dei cittadini di esprimersi democraticamente. Non basta ormai l’aver ridotto il confronto politico democratico alla scelta tra partiti sostanzialmente identici e favorevoli alle stesse misure (in Italia ma anche nel resto d’Europa Centrodestra e Centrosinistra  si sono dimostrate entrambe favorevoli alle norme liberiste riassumibili nel “Washington Consensus” prima e nelle misure dell’austerity dopo, al punto che, sia nel nostro Paese che in Grecia, si sono alleate in governi di grandi coalizioni). La crisi di consenso dei partiti obbedienti ai principi neoliberisti rischia infatti di consentire a movimenti e partiti che si oppongono a questo modello economico di crescere fino a imporsi come partiti di governo. Serve dunque una limitazione ulteriore della possibilità di espressione dei cittadini e, per usare le parole della JP Morgan  vanno smantellate le nostre Costituzioni che “mostrano una forte influenza delle idee socialiste, e in ciò riflettono la grande forza politica raggiunta dai partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo” e che “garantiscono governi centrali deboli nei confronti delle regioni; tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori; tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo; e la licenza di protestare se sono proposte modifiche sgradite dello status quo” in pratica JP Morgan rinfaccia agli Stati periferici dell’Europa di essere ancora troppo democratici. Ma sarebbe sbagliato pensare che i signori della finanza sognino per l’Europa del Sud il ritorno a un modello “fascista” di stato.

Il fascismo, infatti, si è caratterizzato come un modello autoritario sì, ma appoggiato da un largo consenso delle masse, specialmente operaie e contadine, e ha portato a un inclusione autoritaria di ampi settori della popolazione che, nello stato liberale, erano tenuti ai margini o addirittura fuori dalla vita politica. A livello economico poi molte  delle riforme messe in atto dai regimi autoritari, ed in particolare del fascismo in Italia furono basate su un primato del pubblico sul privato e su una serie di sevizi e tutele offerte al cittadino-soldato in cambio della sua fedeltà al regime. Il “nuovo autoritarismo” che la finanza internazionale sogna, invece, si caratterizzerebbe per il predominio dell’interesse privato (dei grandi gruppi finanziari internazionali in particolare) su quello pubblico e per la drastica diminuzione di ogni tutela per le classi sociali meno abbienti. Uno Stato ultraliberista in economia che, non potendo ottenere il consenso su misure antisociali ed economicamente contrarie all’interesse dei popoli,  è costretto ad essere antiliberale politicamente. Insomma un mostro che unisce gli aspetti peggiori del modello autoritario e di quello liberale, negando la libertà politica come le dittature ma prescindendo dall’interesse collettivo e dal concetto stesso di “Patria”.

Davanti a questa sconvolgente prospettiva risulta scandaloso il silenzio dei partiti politici e dei grandi mezzi di comunicazione (con la solita, lodevole eccezione del Fatto Quotidiano che, unico tra i grandi quotidiani, ha dato spazio alla notizia) sempre pronti a gridare alla minaccia “autoritaria” rappresentata, a loro dire, da Berlusconi prima e dal Movimento 5 Stelle poi. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa il neo presidente del consiglio, Enrico Letta, delle sconcertanti raccomandazioni di JP Morgan ma, chissà perché, riteniamo più probabile che la grande stampa lo interroghi sul caso Rubi o sui dissidi interni dei “grillini”, e non perda tempo a chiedergli una chiara presa di posizione su questioni poco rilevanti quali la sempre maggiore insofferenza dei grandi centri di potere finanziario per quel che resta della democrazia.

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Autore: Arnaldo Vitangeli » Articoli 126 | Commenti: 311

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