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Home | ©2013 La Finanza sul Web | Articolo visto 14644 volte 04 aprile 2013

Italcementi: oneri eccezionali appesantiscono il bilancio

Di Redazione  •  Inserito in: Bilanci

Sono sei anni ormai che il settore delle costruzioni , e quindi l’industria del cemento, deve far fronte nell’Europa Occidentale e nell’America Settentrionale ad una situazione di crisi. La bolla immobiliare esplosa prima  negli Stati Uniti poi in alcuni Paesi europei  (Spagna, Irlanda) ha determinato, sgonfiandosi, un rovinoso arretramento delle quotazioni degli immobili, in specie di quelli ad uso abitativo; la caduta dei prezzi  ha reso problematici i mutui troppo facilmente concessi dalle banche, nella previsione – errata – che l’incremento continuo delle quotazioni  avrebbe comunque garantito quei mutui; le crisi bancarie innescate da una finanza avventatamente speculativa e sregolata si sono trasmesse all’economia reale già stressata dai mutamenti indotti dalla globalizzazione.

In questo scenario in cui il settore delle costruzioni ha costituito e costituisce uno degli epicentri della crisi, il Gruppo Italcementi, pur accusando la flessione dei ricavi e quindi della redditività, riesce ancora a contrastare efficacemente la congiuntura avversa, ed anche nell’esercizio  2012, se non vi fosse stato l’impatto di circa 475 milioni di oneri eccezionali non ricorrenti (rettifiche di valore sull’avviamento, imposte differite, costi di ristrutturazione) avrebbe conseguito un risultato netto positivo di circa 113 milioni. La multinazionale di Bergamo ha ridotto inoltre l’indebitamento finanziario netto di 95 milioni, portandolo al disotto della soglia di due miliardi, a fronte di un patrimonio netto di 4 miliardi e 240 milioni con un “gearing” (rapporto tra indebitamento netto e patrimonio netto) del 47,1%.

Gli oneri eccezionali e non ricorrenti, ovviamente, hanno avuto pesanti effetti contabili, cosicché il bilancio 2012, dopo aver spesato ammortamenti per più di 450 milioni di euro ed investimenti per oltre 370 milioni, chiude con un disavanzo netto di 362,4 milioni.

In considerazione del fatto che ad appesantire il bilancio sono stati elementi straordinari, e tenuto conto dei flussi di cassa generati nell’esercizio (95 milioni di euro) nonché della solidità finanziaria e patrimoniale della società, gli amministratori proporranno all’assemblea degli azionisti la distribuzione di un dividendo di 0,06 euro per azione, sia ordinaria che di risparmio, prelevando il corrispettivo dalla Riserva straordinaria.

 La strategia di difesa e la presenza internazionale

La leva strategica su cui Italcementi opera ormai da anni per far fronte alla congiuntura sfavorevole che caratterizza alcuni dei suoi mercati è l’innovazione tecnologica. Una strategia che coniuga da un lato la riduzione dei costi, e dall’altro la sostenibilità ambientale, con investimenti selettivi che lo scorso anno hanno interessato in particolare la Bulgaria, l’Italia, l’India ed il Marocco.

I benefici economici derivanti dalle azioni messe in atto nel 2012 e volte  a migliorare l’efficienza degli impianti e la loro sostenibilità sono stimati, per il 2012, in cento milioni di euro; cifra destinata ad aumentare con l’avvio del “ Programma 2015” annunciato lo scorso dicembre. L’ulteriore controllo, già rigoroso, della gestione finanziaria ha permesso poi, lo scorso anno, una riduzione del 5% dell’indebitamento netto, sceso, come già accennato, al disotto dei due miliardi.  Un risultato di cui il mercato ha preso atto favorevolmente, come dimostra l’accoglienza riservata recentemente al prestito obbligazionario per 350 milioni di euro emesso da Italcementi lo scorso febbraio.

Il secondo fattore strategico che ha consentito e consente al Gruppo Italcementi di  mitigare gli effetti negativi della crisi è la forte diversificazione geografica, che lo vede presente su quattro continenti. Se infatti la crisi  dell’edilizia “morde” con forza in alcuni Paesi dell’Europa Occidentale e nell’America settentrionale (ove peraltro si cominciano a vedere segnali di ripresa), in altri Paesi, soprattutto dell’Asia, ove Italcementi è presente, si registra invece uno sviluppo vigoroso. Così, ad esempio, mentre in Italia le vendite di cemento e di calcestruzzo lo scorso anno sono tornate ai livelli della fine degli anni sessanta, ed in Francia ed in Belgio continuano a flettere, in India le vendite sono cresciute di quasi il 10% ed in Tailandia di oltre il 10%.

 Le vendite

Ma ecco, più dettagliatamente, l’andamento di vendite e ricavi. Nel complesso le vendite di cemento e di clinker, pari a 45,9 milioni di tonnellate, hanno accusato una flessione del 6,6% rispetto all’esercizio prece dente: un calo che ha accusato soprattutto la riduzione di oltre il 22% verificatasi in Italia.

Sensibile, ma non così drammatica (-8%) anche la diminuzione delle vendite in Francia e Belgio. In Egitto poi è in particolare la presenza di nuovi operatori ad aver ridotto (-5,4%) la quota delle vendite del Gruppo Italcementi.

Per contro, come già detto, i mercati asiatici continuano ad espandersi. Ed anche l’attività di trading ha evidenziato un robusto +30,6%.

Abbiamo accennato ai pur timidi segnali di ripresa registrati nelle vendite sul mercato nordamericano (+0,3%). Un altro segnale moderatamente positivo viene dai dati consuntivati nel terzo trimestre 2012: la contrazione nei volumi di vendita dei primi nove mesi  è nettamente inferiore a quella che si registrava nello stesso periodo dell’anno precedente.

Per quanto riguarda poi le vendite di inerti e calcestruzzo, per i primi  esse sono ammontate a 34 milioni di tonnellate (-10,8%), e la stessa flessione si è registrata per il calcestruzzo, ove le vendite hanno sfiorato i 13 milioni di metri cubi.

Anche per questi comparti Egitto (+6,4%), Tailandia (+5,5%) ed America del Nord (+3,4%) risultano in controtendenza.

 Il conto economico 

Il fatturato consolidato ammonta a 4 miliardi e 480 milioni di euro: la riduzione per questa voce di bilancio è stata contenuta in un 3,8%, grazie a ricavi unitari aumentati complessivamente del 2%. Gli incrementi maggiori, ovviamente, vengono da quei Paesi ove sono cresciute le vendite, cioè India e Tailandia, oltreché dal trading di cemento e clinker.

I costi per materie prime ed accessori sono lievemente diminuiti (da un miliardo e 924 mila euro ad un miliardo ed 866 mila), e così pure i costi per servizi e per il personale, cosicché il margine operativo lordo corrente, scontando soprattutto il minor fatturato, è passato dai 701 milioni di euro del 2011 a 632 milioni. Esso per il 60% è stato generato nei Paesi emergenti. I progressi più significativi si sono registrati in Nord America ed in Tailandia, mentre in Francia, Belgio, Spagna, Marocco e Bulgaria la redditività risulta in calo.

Dopo plusvalenze da cessioni per 38,5 milioni (66 nell’esercizio precedente) e costi non ricorrenti per riorganizzazioni pari a 56 milioni (25,5 nel 2011), il margine operativo lordo si è cifrato in 614,8 milioni, a fronte dei 741,8 dell’anno prima.

Come si vede la redditività industriale del Gruppo resiste validamente alla crisi, malgrado gli incrementi nei costi dei combustibili e dell’energia elettrica.

A portare in rosso  il risultato operativo (-150,9 milioni) sono state infatti rigorose rettifiche di valore per un totale di 309,4 milioni, riguardanti in particolare l’avviamento (per 243,9 milioni) e le immobilizzazioni materiali (64,2 milioni), nonché ammortamenti per 456,4 milioni.

Il saldo negativo tra proventi ed oneri finanziari è stato di 83 milioni; le differenze di cambio hanno inciso per 1,5 milioni mentre l’apporto delle società contabilizzate a patrimonio netto è stato di 11 milioni.

Il risultato ante imposte segna così un disavanzo di 224,2 milioni, cui si aggiunge un carico fiscale di 146,1 milioni (69 nell’esercizio precedente). Computando infine circa 8 milioni di attivo da attività destinate a cessione, l’esercizio, come già detto chiude con un disavanzo consolidato di 362,4 milioni.

 Il bilancio della Capogruppo 

Per la Capogruppo si ripete quanto già segnalato a livello di Gruppo: se non si considerassero  gli oneri non ricorrenti, le rettifiche di valore di attività finanziarie (141,4 milioni) ed un carico fiscale eccezionalmente oneroso per imposte differite (per un onere complessivo di ben 262 milioni) il risultato dell’esercizio sarebbe positivo per oltre 59 milioni. Al netto degli ammortamenti e delle imposte, il bilancio ha chiuso invece con un passivo di 202,9 milioni.

Abbiamo già accennato alla contrazione di oltre il 22% registratasi in Italia nel consumo di cemento:è la flessione più alta dal dopoguerra ad oggi.

In questo scenario Italcementi Spa ha realizzato ricavi per  554,7 milioni, accusando una riduzione del 9,6%, migliore rispetto all’andamento generale del mercato. Il margine operativo lordo corrente è in rosso per 5,1 milioni. A pesare sul risultato operativo sono oneri non ricorrenti per 47 milioni, connessi al “Progetto 2015” ed al piano già avviato; oneri solo in parte compensati dalla plusvalenza realizzata con la cessione di Pontassieve (13 milioni); il “mol” segna così un disavanzo di 31,5 milioni.

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