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Home | ©2013 La Finanza sul Web | Articolo visto 19576 volte 26 febbraio 2013

Il rigore di Bruxelles (e chi l’ha sostenuto) è il vero sconfitto delle elezioni in Italia

Di Arnaldo Vitangeli  •  Inserito in: Economia Italiana

Il pareggio in corsa del Polo di Centrodestra che, stando alle attuali proiezioni  e soprattutto l’incredibile exploit del movimento 5 stelle, mostrano chiaramente un totale rifiuto, da parte dei cittadini italiani, per la linea di rigore europeista e in genere per il tipo di Europa che è stata loro imposta. A fare da contraltare all’insperato (quanto meno per chi non ha compreso la vera natura del periodo storico che attraversiamo nel Vecchio continente) successo del Centrodestra da un lato e di Grillo dall’altro è il risultato drammaticamente sotto le aspettative del Centrosinistra e, soprattutto, dei Centristi per Monti, che stando alle proiezioni ottengono meno del 10%, poco più di un terzo dei voti presi dal Movimento Cinque Stelle, tanto per capirci. Il successo del M5S non va visto solo come la dimostrazione della sfiducia degli italiani per il sistema politico dei partiti (pur fortissimo) e il disgusto per gli scandali che hanno travolto il Palazzo. Se così fosse stato, infatti, il Pdl sarebbe dovuto scomparire, cosa che in molti si aspettavano e che invece non è avvenuta, e anche il deludente risultato della lista capeggiata da Ingroia, che pur è un movimento politico recentissimo, mostra che la lotta alla corruzione, molto sentita dall’elettorato, non riesce a sfondare se non legata a un diverso rapporto con la tecnocrazia europea di chi si candida a governare il Paese. Questi numeri, se confermati in via definitiva, al di là della possibilità o meno di formare una qualche fragile maggioranza in un senso o in un altro mostrano che quei partiti e quei movimenti che hanno fatto del progetto europeo il loro cavallo di battaglia o che hanno evitato di parlare dei problemi venuti alla luce per aver ceduto gran parte della nostra sovranità politica, e tutta la sovranità monetaria, a una tecnocrazia non eletta e non controllabile dai poteri democratici, sono stati duramente penalizzati. Domani, nel caso che il Polo di Centrodestra esca vincitore, si dirà che gli italiani hanno creduto al rimborso dell’IMU e si sono fatti abbindolare, ma a noi sembra che Berlusconi e Grillo siano stati gli unici che, nel clima di generale favorevolezza o di silenzio assenso nei confronti delle istituzioni europee hanno avuto il coraggio di metterle in discussione e di proporre una loro riforma radicale (referendum per uscire dall’euro di Grillo) o comunque sostanziale (la BCE che deve diventare prestatore di ultima istanza e rinegoziazione dei trattati proposta da Berlusconi) e a questo debbano il loro successo. Se poi guardiamo ai numeri in termini assoluti non possiamo non notare che i partiti che esprimono contrarietà, radicale o parziale, a quello che è l’attuale modello europeo, rappresentano una maggioranza bulgara. Anche all’interno del Centrosinistra, infatti, SEL e parte della sinistra del PD hanno mostrato forti perplessità per gli esiti del processo di integrazione europea e per la mancanza di democraticità delle istituzioni di Bruxelles. Di questa contrarietà, che si vede anche in altri Paesi europei la politica non può non tenere conto, pena la sua completa delegittimazione e l’emersione di forze davvero pericolose per la democraticità delle istituzioni. Ma soprattutto a Bruxelles Van Rumpoy e gli altri tecnocrati, che hanno preteso di imporre ai popoli misure durissime e impopolari e che, per giunta, si sono dimostrate economicamente fallimentari, in base a una serie di dogmi economico monetaristi che, non solo molti economisti di enorme prestigio, ma i fatti stessi, hanno messo duramente in discussione. In una certa misura a prendere un sonoro schiaffone dalle elezioni italiane è anche le Merkel, grande sponsor, insieme al Presidente Napolitano, di Monti e della sua agenda. La Germania, infatti, è uno dei pochi Stati a beneficiare della attuale politica economico monetaria di Bruxelles e della moneta unica, grazie alla quale impedisce ai suoi potenziali concorrenti europei (come l’Italia) svalutazioni competitive. Gli Stati più deboli dell’Unione Europea al contrario da un lato per la sopravvalutazione dell’euro vedono penalizzata la concorrenzialità delle loro esportazioni e dall’altro sono costretti (non potendo le loro banche centrali stampare moneta e non essendo la BCE prestatore di ultima istanza come la FED) a rivolgersi ai “mercati” per ottenere la liquidità necessaria. In tal modo essi danno ai cosiddetti “mercati” (in realtà dominati da pochissime grandi banche di investimento), la possibilità di imporre ai governi sovrani qualsiasi decisione essi ritengano opportuna per i loro interessi . Nel caso infatti in cui le decisioni dei governi democraticamente eletti non siano graditi viene usato lo spread come arma di ricatto accrescendo per gli stati non obbedienti il costo del credito. Questo sistema non solo nega profondamente qualsiasi concetto di democraticità autentica, essendo le linee guida della nostra politica monetarie ed economica decise da organismo tecnici non soggetti al voto, ma si è rivelata contraria al benessere degli europei, ha accresciuto la una finanziarizzazione dell’economia, ha determinato una concentrazione della ricchezza ed un drastico peggioramento delle condizioni di vita dei cittadini, specie negli Stati più deboli. Pensare di poter portare avanti questo modello in maniera democratica, e quindi contando sul consenso dei cittadini, ottenuto con l’appoggio di sedicenti esperti, dei media tradizionali, dei grandi partiti “affidabili” che hanno ripetuto ossessivamente che fuori da questo modello di Europa non si poteva stare è stato illusorio. E questa la vera lezione che ci viene dalle elezioni italiane.

Arnaldo Vitangeli

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Autore: Arnaldo Vitangeli » Articoli 126 | Commenti: 311

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