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Home | ©2013 La Finanza sul Web | Articolo visto 28918 volte 08 gennaio 2013

IL REDDITOMETRO, L’ULTIMA DIAVOLERIA CHE AUMENTERÀ LA TENSIONE SOCIALE

Di Emanuela Melchiorre  •  Inserito in: Economia, Economia Italiana

Una delle tante eredità nefaste che il defunto governo Monti lascia in questo nuovo anno agli ignari e fiduciosi cittadini è il c.d. redditometro. Si tratta di uno strumento diabolico, con il quale l’agenzia delle entrate potrà calcolare in via presuntiva il totale delle entrate da imputare ad ogni singolo individuo. Le somme così determinate potranno essere confrontate con quelle risultanti dalle dichiarazioni dei redditi e innescare una serie senza fine di procedimenti fiscali.

L’introduzione di questo redditometro è grottesca per almeno due motivi e al limite della costituzionalità della norma. Da un lato, introduce una presunzione di colpevolezza di ogni cittadino che, a causa dell’inversione dell’onere della prova sarà costretto di volta in volta a dimostrare la sua innocenza. Dall’altro lato, attribuisce un valore retroattivo a una norma penalizzante per il cittadino, consentendo l’utilizzazione dello strumento di accertamento per i redditi degli anni passati, a decorrere dal 2009.

Intanto il panico si è diffuso, il sito dell’agenzia delle entrate nella pagina che calcolava il cosiddetto “studio di settore delle famiglie” è andato in tilt e l’agenzia è stata costretta a congelare le risposte per gli utenti che si erano registrati e a impedire l’accesso agli altri.

Per rassicurare per quanto possibile gli animi può essere utile una considerazione, puramente pratica: raccogliere la totalità delle informazioni relative alle spese di una popolazione italiana di 40 milioni di contribuenti è un obbiettivo difficile da raggiungere, se non a costi enormemente elevati e impossibili da giustificare. Pertanto non è concepibile considerare il redditometro come un sistema di censimento delle spese di tutta la popolazione. Va da sé, quindi, che non rappresenta un utile deterrente contro l’evasione, sia se lo si consideri nel suo puro effetto annuncio (“attento che sei sotto controllo quindi dichiara la totalità delle tue entrate!”), sia se lo si esamini da un punto di vista meramente attuativo .

Il redditometro rappresenta pertanto uno strumento supplementare, ausiliario rispetto agli strumenti già a disposizione dell’agenzia delle entrate e della guardia di finanza. Il sospetto che un contribuente sia un evasore deve sorgere da altre basi, per poi essere confermato, anche se sempre su basi presuntive, dalla incongruenza tra entrate e uscite del sospettato evasore. In definitiva quindi il redditometro è uno strumento ulteriore in mano ad un’ agenzia che possiede già una forza coercitiva nei confronti dei contribuenti.

Perché incidere quindi ulteriormente su di un rapporto tra privato cittadino e pubblica amministrazione che è già fortemente sbilanciato a favore di quest’ultima? La risposta non viene da una considerazione pratica, ma da una di valore. Il redditometro non serve per scovare gli evasori, serve per dare un nuovo contenuto al circo mediatico. È una trovata pubblicitaria. Permette infatti di superare il precedente life motive dell’evasore, che metteva al centro della disapprovazione sociale i liberi professionisti, gli artigiani, le partite iva, ossia tutti quegli operatori economici che non rientravano in definitiva nel rapporto di lavoro dipendente, con la sua imposizione alla fonte.

Spostare il baricentro dell’attenzione sull’evasione dalla tipologia professionale al consumo significa trasferire l’accusa di evasione dai professionisti ai consumatori, ossia sulla totalità della popolazione. Comodo escamotage per continuare a parlare di evasione, addebitando in capo ad un generico evasore la totalità dei nostri mali (il maggiore debito pubblico, lo scarso livello qualitativo dei servizi pubblici e via dicendo), senza però con questo colpevolizzare l’una o l’altra categoria professionale. In tempo di campagna elettorale conviene essere diplomatici!

Un approfondimento specifico meriterebbe l’effetto che un tale strumento da Gestapo fiscale avrà sulla contrazione dei consumi, sia su quelli di prima necessità sia su quelli cosiddetti di lusso, poichè l’accertamento delle spese vertirà su una infinità di settori e categorie:  abitazione (le spese relative ai mutui, alle ristrutturazioni, agli elettrodomestici, agli arredi, quelle per l’energia elettrica, i collaboratori domestici, la telefonia fissa e mobile e il gas.), mezzi di trasporto (le spese per minicar, caravan, barche, moto, auto e mezzi di trasporto in leasing o noleggio), assicurazione e contributi (le assicurazioni vita, danni, malattia, responsabilità civile, incendio e furto, ma anche i contributi obbligatori, volontari e la previdenza complementare), istruzione (le spese per asili nido, scuole, corsi di lingue straniere, soggiorni di studio all’estero, corsi universitari, master e canoni di locazione per studenti universitari), attività sportive e ricreative e cura delle persona ( le spese per le attività sportive, i circoli culturali, i cavalli, i giochi on line, gli alberghi, gli abbonamenti allo stadio o ad altri eventi sportivi e culturali), altre spese significative, investimenti immobiliari e mobiliari netti. Le spese significative oggetto di attenzione da parte del fisco riguarderanno gli oggetti d’arte, i gioielli e i preziosi, ma anche le donazioni a onlus e simili e persino gli assegni corrisposti al coniuge.

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Autore: Emanuela Melchiorre » Articoli 70 | Commenti: 183

Emanuela Melchiorre è un’economista e una giornalista che ha collaborato con importanti istituti di ricerca nazionali, con il dipartimento di economia pubblica dell’Università La Sapienza di Roma e con l’Investment Centre della Fao. Scrive regolarmente di economia politica e di politica economica su giornali e su riviste specializzate. ---- Emanuela Melchiorre is an economist and a journalist. She has worked with national research institutes, with the Department of Economics at the University La Sapienza of Rome and the FAO Investment Centre. She writes regularly in newspapers and magazines about Economics and Economic Policy.

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