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Home | ©2013 La Finanza sul Web | Articolo visto 14377 volte 26 marzo 2013

Gruppo Carige: un bilancio condizionato dalle poste straordinarie

Di Redazione  •  Inserito in: Bilanci, Flash

La Capogruppo chiude con un avanzo di 185,7 milioni (+17%), il Gruppo con un deficit di 63,2 milioni

Luci ed ombre nel bilancio 2012 del Gruppo Carige, segnato da poste straordinarie, sia attive che passive, ma soprattutto da una politica prudente e costruttiva, volta al rafforzamento patrimoniale, in considerazione anche del fatto che il Gruppo è tra quelli che a partire dal 1 marzo dell’anno prossimo saranno sottoposti alla Vigilanza della BCE. Da ciò la decisione di non distribuire dividendo , benché la Capogruppo Carige Spa abbia chiuso l’esercizio con un utile netto di 185,7 milioni di euro, cui si contrappone un disavanzo dei 63,2 milioni  a livello di Gruppo. Nessun dividendo agli azionisti, ma – per una equa “par condicio”- nessun “bonus” agli esponenti del “top management”.

La scelta di un rafforzamento patrimoniale, in linea con le indicazioni della Banca d’Italia, non si limita alla mancata distribuzione di dividendi e bonus; è previsto infatti anche un aumento di capitale, per un importo massimo di complessivi 800 milioni, da finanziare essenzialmente con la cessione di alcuni “asset”, ed in particolare delle società assicurative del Gruppo.

Il Gruppo genovese, presieduto da Giovanni Berneschi, fa di necessità virtù, ma non è detto che questa scelta strategica, di dismettere cioè il settore assicurativo, non finisca con il costituire un esempio. Il modello della “Bancassicurazione”  nasce infatti in Italia una trentina d’anni or sono, in uno scenario che vedeva espandersi il mito della globalizzazione,  l’avvio galoppante della “finanziarizzazione” dell’economia, lo smantellamento della vecchia legge bancaria e la nascita della “banca universale”, che doveva essere quanto più grande possibile, per competere sul mercato globale. E sembrava allora  anacronistica e quasi patetica l’affermazione di un anziano e prestigioso dirigente del maggior gruppo assicurativo italiano, che davanti a questa commistione tra banca ed impresa assicurativa, osservava dubitoso: “ma è già così difficile far bene un mestiere solo…”.

Ora tutta quella costruzione economico-finanziaria nata negli anni ottanta e novanta traballa o cade sotto i colpi della crisi che essa stessa ha generato. E sono sempre più coloro che cominciano a pensare che occorra tornare all’economia reale, che le banche debbano tornare a fare le banche, cioè raccogliere risparmio e finanziare le imprese; che a giocare sullo scacchiere della finanza – che è tutt’altro mestiere- debbano essere le sole banche d’investimento, e che infine operare sul  mercato assicurativo sia compito e mestiere delle Compagnie d’assicurazione.

 Il bilancio della Capogruppo

Ma torniamo al bilancio del Gruppo Carige, iniziando da quello della Capogruppo, Carige Spa, che ne rappresenta di gran lunga l’elemento determinante.

La prima considerazione che emerge dai dati dell’esercizio 2012 è che malgrado il perdurare di uno scenario di recessione economica che dura da oltre un quinquennio e che investe tutto il Paese, la gestione ordinaria della banca genovese regge all’urto. La raccolta complessiva infatti, pari a 45,7 miliardi di euro, è pressoché stabile (-0,9%), con un significativo  incremento di quella diretta che ha raggiunto i 27,2 miliardi (+1,8%), mentre la raccolta indiretta, che sconta la crisi dei debiti sovrani e le oscillazioni della Borsa, è scesa a 18,5 miliardi (-4,6%). A determinare la flessione è stato il comparto del risparmio amministrato, sceso a 10,5 miliardi circa, con un arretramento del 9,1%, mentre il risparmio gestito ha te4nuto bene, segnando anzi un incremento di quasi il 2%, ad oltre 8 miliardi.

I crediti verso clientela a loro volta (al lordo delle perdite presunte e al netto dei pronti contro termine) sono pari a 22,4 milioni, segnando un lieve incremento (+0,7%) rispetto al 2011.

Il margine di interesse si è cifrato in 449 milioni, cui si aggiungono 241,5 milioni di commissioni nette.  La somma dei due aggregati segna una riduzione di circa 50 milioni rispetto all’esercizio precedente, ma l’apporto di attività finanziarie disponibili per la vendita, pari a 126,4 milioni rafforza il margine d’intermediazione, che malgrado un calo dei dividendi e del risultato netto dell’attività di negoziazione, sale da 858,2 a 866,1 milioni.

 Le rettifiche di valore e il beneficio fiscale 

La crisi economica, come per tutto il sistema bancario,  morde e si fa sentire soprattutto su due voci: le sofferenze e le rettifiche di valore su attività finanziarie. Il deterioramento dei crediti ha eroso dal margine d’intermediazione 369,4 milioni; le rettifiche sulle attività finanziarie hanno pesato per altri 152,4 milioni, cosicché il risultato netto della gestione finanziaria  ne è più che dimezzato rispetto al 2011, scendendo da 750 a 317,2 milioni.

Un dato innegabilmente positivo, accanto alla tenuta di raccolta ed impieghi, è la riduzione dei costi operativi, scesi da 536,1 a 522,4 milioni, con una riduzione delle spese per il personale da 345,6 a 322,8 milioni.  Il sollievo dato al passivo della gestione finanziaria è però relativo: l’operatività corrente, al lordo delle imposte, evidenzia ancora un “rosso” di circa 305 milioni, a fronte dell’attivo di 213,7 di un anno prima.

A rovesciare la situazione è proprio la voce delle imposte, che una volta tanto invece di gravare dà sollievo. Il progetto di riorganizzazione che ha dato luogo, tra l’altro, alla nascita di Banca Carige Italia, ha determinato infatti benefici fiscali per 738,2 milioni, di cui 477,6  vantaggio di Carige Spa., che salgono a 490,8 grazie ad altre voci minori, a fronte di un carico di 55 milioni del 2011.

Grazie a questi 490,8 milioni il risultato finale si rovescia, e segna un utile netto di 185,694 milioni di euro: il 17% in più rispetto all’esercizio precedente.

Il bilancio consolidato

Passiamo al bilancio consolidato il quale, come già accennato, salda l’esercizio con un disavanzo di 63,2 milioni, scontando la perdita di circa 169 milioni registrata  da Carige Assicurazioni, la società del Gruppo che opera nei rami danni, solo in piccola parte compensata dai 18 milioni di utile netto apportati da Carige Vita Nuova, operante nel ramo Vita. Una perdita che consegue al consistente accantonamento straordinario alle riserve sinistri che Carige Assicurazioni ha effettuato, tenendo conto delle richieste dell’Autorità di Vigilanza.

Il conto economico consolidato riflette in buona parte, come già accennato, quello della banca capogruppo, con alcune variazioni in positivo. La sostanziale tenuta, ad esempio, del margine d’interesse e la crescita, pur lieve, delle commissioni nette. Il primo infatti si è contratto appena dell’1% (da 764 a 756 milioni; le seconde sono cresciute di quasi l’1%, da 300,3 a 303,2 milioni.

Più in dettaglio: la raccolta complessiva (diretta ed indiretta) si attesta a 51,1 miliardi, con una flessione contenuta in un 1,7% rispetto all’anno prima.  Da segnalare la crescita in tutte le sue componenti del risparmio gestito, che ha superato i 10 miliardi. I crediti verso clientela, pari a 26,2 miliardi, sono rimasti sostanzialmente stabili.

Anche a livello di Gruppo sensibile è stato l’apporto derivante dalla cessione di attività finanziarie disponibili per la vendita, che hanno contribuito a far aumentare il margine d’intermediazione da un miliardo e 144 milioni del 2011 ad un miliardo e 231 milioni. Le rettifiche di valore per deterioramento dei crediti e delle attività finanziarie dimezzano tale risultato, cifrando in 627,6 milioni il risultato netto della gestione finanziaria, che scendo a 325,8  milioni includendo la gestione assicurativa.

I costi operativi sono scesi da 693,8 a 674 milioni.

Un dato che preoccupa l’intero sistema bancario è quello dell’aumento delle sofferenze, inevitabile corollario della crisi dell’economia reale, impantanata nella recessione. Per il Gruppo Carige le sofferenze lorde verso clientela sono cresciute nel 2012 del 46,2%, avvicinandosi ai 2 miliardi, con un’incidenza sugli impieghi salita dal 4,9 al 6,3%.

I provvidenziali benefici economici derivanti dal “Progetto di Riorganizzazione” cui abbiamo già accennato, hanno consentito accantonamenti aggiuntivi ai fondi a presidio del rischio di credito, oltreché l’impairment della quota del portafoglio titoli di proprietà investito in società bancarie e finanziarie, la definizione dei contenziosi fiscali pregressi e l’aumento delle riserve tecniche e del margine di solvibilità di Carige Assicurazioni.

Ed il disavanzo  della operatività corrente, pari a 344,9 milioni è stato quasi interamente colmato dal beneficio d’imposte pari a 282,5 milioni, cosicché il deficit finale si riduce a 63,2 milioni di euro. E va sottolineato peraltro che il Gruppo, nel suo perimetro bancario, chiude con 87,8 milioni di utile netto, che salirebbe a 195 con l’esclusione delle poste non ricorrenti, sia attive che passive.

In conclusione: il bilancio 2012, come già accennato, è stato condizionato fortemente da poste straordinarie. Ma da un lato ne emerge un Gruppo bancario  che con le sue 677 filiali conserva  solidamente i suoi rapporti con le zone di radicamento, che sta riducendo i costi operativi, che è patrimonialmente più solido e che si appresta a diventarlo ancora di più. Può affrontare dunque la rischiosità attuale e futura del quadro economico generale disponendo delle risorse necessarie, e cogliere le opportunità  che si prospetteranno al momento della ripresa.

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