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Home | ©2013 La Finanza sul Web | Articolo visto 13794 volte 18 giugno 2013

Finmeccanica nel progetto di un drone europeo

Di Redazione  •  Inserito in: Notizie dalle Società

“L’Europa è il punto centrale per Finmeccanica”, ha detto l’amministratore delegato Alessandro Pansa all’assemblea annuale dello scorso 30 maggio (vedi servizio a parte). Più che una nuova strategia, è una innegabile constatazione, che sembra però cominci già fornire alcuni concreti riscontri.

EADS (il colosso europeo dell’industria aeronautica partecipato da Germania, Francia e Spagna), la francese Dassault e Finmeccanica infatti hanno sottoscritto una lettera comune in cui chiedono ai rispettivi governi di lanciare un programma congiunto per la produzione di un drone di sorveglianza (eventualmente armato).

Più in particolare la lettera è stata sottoscritta dalle società Cassidian (del Gruppo Eads), dalla francese Dassault Aviation, e da Alenia Aermacchi (del Gruppo Finmeccanica).

La locuzione “droni di sorveglianza, eventualmente armati”  tocca un punto spinoso, e sottende la delicatezza del problema. Oggi infatti a produrre droni, in Occidente, sono solo gli Stati Uniti ed Israele. L’Italia, dovendone usare in Afghanistan, ne ha dovuto acquistare due dagli americani, ma da due anni attende l’autorizzazione per  poterli armare.

In questa  distinzione tra usi di sorveglianza ed usi militari offensivi sembra tornare la contrapposizione che sorse all’origine del progetto “Galileo”, il programma europeo di navigazione satellitare. Anche allora  si trattava di creare un sistema europeo che affiancasse il GPS statunitense, sorto per fini militari, e gestito dagli Stati Uniti coi criteri tipici dei sistemi militari (la precisione delle rilevazioni a volte viene intenzionalmente alterata per asseriti motivi di sicurezza). Ma se il programma Galileo fosse stato anch’esso classificato come un’iniziativa di tipo militare, esso sarebbe ricaduto nell’ambito della Nato, ove ben difficilmente avrebbe avuto via libera, con la giustificazione che si trattava, in sostanza, di un doppione inutile di un programma (il GPS americano) già disponibile in ambito Nato. Il problema fu risolto alla radice classificando “Galileo” come programma d’industria civile, per cui la Nato non aveva titolo per intervenire.

Ora il tema dei delicati rapporti tra Usa ed Europa quando si tratta di tecnologie avanzate con possibili utilizzazioni militari si ripropone per i droni. Per i Paesi europei l’unica opzione al momento possibile è quella di acquistarli dagli Stati Uniti. Ma  anche questo comporta problemi. La Germania, ad esempio, dopo aver speso varie centinaia di milioni per comprare alcuni Global Hawk americani, si è accorta che avrebbe dovuto spenderne molti altri per renderli utilizzabili in Europa, ed ha rinunciato al programma.

La Francia avrebbe bisogno di droni in Mali, in appoggio alle sue truppe, e non può che rivolgersi agli Stati Uniti. I quali peraltro, anche dopo aver venduto i loro droni, impongono non pochi limiti al loro uso, anche per scopi di “intelligence”.

Nel prossimo dicembre si terrà un consiglio europeo, dedicato espressamente ai problemi della difesa, ed è prevedibile che sul tappeto vi sarà anche questo tema di un “drone europeo”. Perché, come si rileva in Alenia Aermacchi, nessuno vuole ripetere gli errori del passato, con i caccia “Rafale” della Dassault, i “Grippen” svedesi e gli “Eurofighter” che si fanno concorrenza nelle gare internazionali.

L’idea di un unico drone europeo dunque ha una sua logica ed una sua necessità, e le potenziali ricadute sull’industria aeronautica sono molto importanti.

Da sottolineare che nell’iniziativa congiunta di EADS, Dassault e Finmeccanica  manca l’inglese Bae Systems.

Alcuni mesi or sono, quando era in discussione la fusione tra Eads e Bae Systems (bloccata poi dal governo tedesco) Finmeccanica pareva tagliata fuori e ridotta ad un difficile ruolo marginale. La prima constatazione che suscita l’iniziativa sul “drone europeo” è che Finmeccanica torna al ruolo che le spetta nei programmi dell’Europa che, come dice Pansa, è il suo “punto centrale”.

Quanto all’inglese Bae System, la sua mancata partecipazione al progetto di un “drone europeo” forse è un mero fatto episodico.  E forse è una ulteriore riprova della volontà di Londra di separare le sue scelte strategiche (in tema di moneta, di bilancio, di unione bancaria ed ora di difesa)  da quelle dell’Unione Europea. Sarà il futuro a dare la risposta.

g.v.

 

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