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Home | ©2013 La Finanza sul Web | Articolo visto 15681 volte 12 novembre 2013

Dollari e petrolio, un divorzio capace di cambiare il mondo

Di Redazione  •  Inserito in: Finanza Internazionale, Primo Piano

Nelle tanti analisi che mi è capitato di leggere sulle cause della crisi mi pare che tra i pur autorevoli commenti pochi colgano il ruolo che ha svolto il c.d. “biglietto verde” (il dollaro). In particolare, scarsa mi pare l’attenzione alla funzione svolta da tale moneta sulla scena internazionale sia come valuta di scambio che come riserva di valore. Due aspetti, per la verità,  troppo intimamente connessi, per poter essere tralasciati in una analisi che abbia la pretesa di spiegare l’attuale crisi economica ed i probabili futuri sviluppi.

Preso atto di ciò, vorrei rimarcare, come in definitiva molte delle scelte di politica estera Usa – a partire, direi, dalla scelta di inconvertibilità del dollaro nell’oro ad oggi – si spiegano con la necessità di assicurare al dollaro il ruolo di moneta mondiale di scambio. Per rafforzare la mia tesi, mi piace ricordare come, dopo il famoso strappo agli accordi di Bretton Woods, il mercato delle valute divenne fortemente instabile e che, proprio il dollaro perse terreno su tutte le principali monete concorrenti, arrivando nei confronti del marco in pochi mesi a perdere oltre  il 30%.

Bene, partiamo allora da un punto fermo: gli  USA godono della possibilità - negata ad altri grandi paesi  – di finanziare una politica di sviluppo e crescita interna attraverso una continua emissione di moneta, consentendo per tale via al paese di indebitarsi continuamente.

Per spiegare la misteriosa questione partiamo da un piccolo cappello introduttivo. Chi lavora con le monete sa bene che uno dei metodi più comuni per trovare un collegamento tra i vari mercati valutari del mondo è utilizzare i metalli e le materie prime, principalmente l’oro ed il petrolio. La ragione, pensandoci bene, è relativamente semplice: se il produttore di una certa materia vende ad un investitore o azienda straniera, vorrà essere pagato in valuta locale.

Prendiamo come esempio il petrolio. Forse non tutti sanno che uno dei maggiori produttori di petrolio al mondo è il Canada e che tale paese fornisca agli Stati Uniti moltissimo del petrolio che produce. Detto ciò, se possiamo immaginare un grande consumatore o catena di distribuzione statunitense acquistare petrolio canadese, cosa dovrebbe accadere? È semplice: l’azienda americana dovrà scambiare dollari statunitensi con dollari canadesi, così da poter pagare la compagnia petrolifera canadese. Ovviamente, il cambio avrà conseguenze sul flusso di denaro, che uscirà dagli USA per finire in Canada. All’aumento della domanda di greggio, di norma vedrete rafforzato il dollaro canadese: sempre più persone, infatti, vorranno spingere il prezzo del petrolio in alto, così da aggiudicarselo.

Facendolo, dovranno utilizzare sempre più Dollari canadesi per l’acquisto. Inoltre ci saranno nel complesso più consumatori, il che ovviamente equivale a dire che in tutti i casi vedremo più transazioni.  Andiamo oltre. Esistono anche altre cosiddette “petro-valute”. Tra le diverse monete utili allo scopo il rublo russo, il real saudita e la corona norvegese.  

Così se, invece, parliamo di trading di metalli preziosi, vale a dire oro, il candidato non può essere che uno: il Dollaro australiano.

L’Australia è, infatti, il maggiore e più importante esportatore d’oro al mondo. Il processo è lo stesso che abbiamo descritto per il mercato petrolifero, ma in questo caso i trader che vorranno acquistare più oro saranno alla fine costretti a fare affari con l’Australia. I minatori australiani, ovviamente, vorranno essere pagati in Dollari australiani, e dunque, man mano che il valore dell’oro aumenterà, la situazione sarà la stessa che abbiamo già visto per il petrolio in Canada: aumenterà il valore della valuta locale.

Chiarito il fatto andrebbe poi notato che entrambe queste materie prime, oro e petrolio,  in tutto il mondo vengono da anni valutate invece in Dollari statunitensi. Questo è il punto: come sono riusciti gli USA  in questo miracolo?

Un argomento a favore è certamente connesso all’enorme impatto dell’economia americana sugli scambi internazionali. Ma ciò -  se teniamo conto di quanto osservato prima con riferimento al mercato del petrolio o dell’oro –  non basta.  Ecco che qui entrano in gioco altre variabili che sono essenzialmente politiche.

Due, in particolare, vanno evidenziate: il ruolo svolto nelle istituzioni internazionali (Banca Mondiale, FMI, Gatt/Wto e ONU, ecc.) e la politica militare condotta dagli Stati Uniti d’America.

I punti nodali sono l’accordo tra i paesi dell’OPEC (Organization of the petroleum Exporting Countries)  ed, in particolare, con l’Arabia Saudita nel 1974 a seguito della c.d. guerra del Kippur, per la  commercializzazione del petrolio in dollari e la seconda crisi petrolifera del 1979 e la “c.d. dottrina Carter” di controllo degli USA della regione del Golfo Persico, controllo che, in definitiva, è finito per rafforzarsi con passare degli anni ed ha trovato un solo vero ostacolo nella creazione della moneta unica europea, l’Euro.

Da un punto di vista economico questo significa che il valore del dollaro può naturalmente scendere: ci vogliono più dollari per acquistare una di queste materie prime man mano che il suo valore aumenta, ma se per scambiare i beni si devono per forza avere dollari, si ha la possibilità di stampare tanta (anzi tantissima)  moneta senza rischiare troppo in termini di inflazione. La quantità di moneta che viene messa in circolo valica i confini nazionali ed accompagna la crescita non solo degli USA ma del sistema economico nella sua globalità. Ecco realizzato il miracolo.

Ciò premesso appare tutto più chiaro.

Finché gli scambi saranno regolati in dollari, gli americani possono dormire sonni relativamente tranquilli; per quanti debiti facciano, la crescita dell’economia mondiale può assicurare il ripianamento delle spese pubbliche!

Abbiamo visto il dollaro assumere il ruolo di moneta di scambio universale. Bene poniamoci ora la seguente domanda: il gioco può continuare ad oltranza ed il dominio del dollaro è destinato a permanere?  A giudicare dall’andamento recente della valuta americana qualche dubbio viene e anzi sembra – in particolar modo negli ultimi anni – che le spinte ad abbandonare il dollaro da parte di molti importanti operatori del mercato internazionale si stiano moltiplicando.

Uno dei primi paesi che sta accelerando il suo disimpegno è l’Arabia Saudita: Il Riyal Saudita si è, di recente, svincolato dal dollaro USA. A dire il vero i sauditi non hanno sempre sostenuto il dollaro. Già nel 2007, quando la Federal Reserve ridusse i tassi di interesse, i sauditi non seguirono l’esempio ed anzi accompagnarono la loro politica di tassi stabili con un contingentamento delle risorse petrolifere,  favorendo in tal modo un apprezzamento della loro valuta sulla moneta americana.

La Corea del Sud, a sua volta, ha mostrato il suo interesse nell’allontanarsi dal dollaro. Anche tale paese, già nel lontano 2005, annunciò la diversificazione dei loro piani di investimento valutario, ampliando il campo di azione anche alle atre monete presenti sul panorama internazionali. Così anche il Venezuela. Anche per tale paese non vi è mai stato alcun rapporto speciale di lealtà nei confronti del dollaro, ed in svariate occasioni Caracas ha espresso la sua disapprovazione verso una politica di supremazia incontrastata della valuta americana. Non molto tempo fa Hugo Chavez, il presidente del Venezuela, ora deceduto, arrivò ad optare per lo svincolamento sia dal dollaro che dall’euro con l’instaurazione di un sistema di scambio proprio per la vendita del petrolio.

Anche per l’Iran ci si aspetta a breve uno scostamento dal dollaro! tale paese è arrivato a richiedere altre valute (anche rubli, oltre a yen e euro) anziché il dollaro per le spedizioni del petrolio e, sempre più, sembra pianificare uno scambio aperto di petrolio, denominato “Borsa del petrolio Iraniana”, che a regime permetterà il trading del petrolio in valute diverse dal dollaro.

La Russia ha dei piani propri per un tipo di borsa che permetterà il trading del petrolio in Rubli. I russi hanno ripetutamente espresso le loro preoccupazioni per il possedimento di troppe riserve in USD, ed hanno discusso apertamente la necessità di rivedere le loro strutture per le riserve. Tale paese ha, inoltre, espresso il proprio interesse nello stabilire il prezzo del petrolio in Euro.

E’ questo un elemento di grande interesse. E’ possibile per l’Euro surclassare la moneta statunitense ?

Tanto per intendersi: la Russia è il secondo paese consumatore di petrolio e la loro condotta comporta delle serie implicazioni sul panorama internazionale. Una scelta di un altro operatore internazionale in tale direzione permetterebbe un cambio epocale nella geopolitica globale.

Qui la mente va diretta ai c.d. BRIC, ovvero, al Brasile, l’India e la Cina, oltre che naturalmente la Russia. Anche se insieme all’Europa tali paesi dominano i commerci internazionali – soprattutto se i tassi di sviluppo dei BRIC rimarranno cosi elevati per il prossimo triennio -  tuttavia essi sembrano inseguire politiche economiche contrastanti mentre l’interesse Europeo finisce troppo spesso per appiattirsi sull’alleato americano.

Il problema si pone si pone, in primo luogo, con riferimento allo Yuan Renminbi, che è legato al dollaro per via dell’enorme debito pubblico americano in mano alla Cina e, poi, per la rupia indiana. L’India, in particolare, ha una lunga tradizione storica di colleganza con la Gran Bretagna e gli USA che difficilmente sarà rapidamente abbandonata.

Ma non tutto è dato per scontato! Un dollaro in continua discesa, se porta benefici al debito americano che continua a svalutarsi, può fa decidere alcuni importanti paesi a svincolarsi dal dollaro, moltiplicandone la perdita di valore.

Ne conseguirebbero smottamenti negli attuali equilibri della finanza difficilmente prevedibili.

Enea Franza

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Autore: Redazione » Articoli 670 | Commenti: 240

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