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Home | ©2013 La Finanza sul Web | Articolo visto 12973 volte 14 febbraio 2013

Costo dell’energia: in Italia è circa il doppio che in Francia, Inghilterra e Germania

Di Redazione  •  Inserito in: Flash, Primo Piano

Come si può pensare di tenere in piedi le grandi industrie energivore in Italia quando l’energia ci costa il 130% in più rispetto a Francia, Polonia e Inghilterra, l’80% in più rispetto alla Germania e ben il 400% in più di quello che pagano Stati Uniti e Canada?

A chiederselo è l’eurodeputato del Gruppo Eld Oreste Rossi,  il quale ha tratto questi dati da uno studio della Camera di Commercio americana sul costo dell’energia, nel 2011, nei Paesi dell’Ocse.

“Sono anni – ha aggiunto Rossi – che denuncio il netto squilibrio tra il prezzo dell’energia in Italia e quello che pagano i nostri concorrenti non solo all’esterno dell’Unione Europea, ma addirittura all’interno della stessa Unione. Le nostre fabbriche energivore, ovvero le acciaierie, le grandi industrie del settore della chimica, della meccanica, ma anche della ceramica, rappresentano il principale comparto dell’economia italiana. Considerando che l’incidenza del costo dell’energia per un’industria che produce alluminio, ad esempio, è il 30% di quello totale di produzione, mi domando – prosegue Rossi- come si possa chiedere ad una fabbrica italiana di non de localizzare in Paesi dove le spese sarebbero significativamente minori”.

In effetti quello del costo dell’energia è sempre più un problema cruciale per la nostra economia, e l’europarlamentare italiano ha messo il dito sulla piaga.

Ma quali le cause di questo sovrapprezzo, che riguarda in particolare l’energia elettrica, ma anche altre fonti energetiche?  Senza entrare in un’analisi dettagliata, che richiederebbe studi più approfonditi, si può osservare, in prima battuta, che in Italia, da sempre, gravano sui carburanti imposte sproporzionate, ben diversamente, ad esempio, dagli Stati Uniti.

Per quanto riguarda poi l’energia elettrica, la Francia può contare sulle centrali nucleari con costi di produzione  assai più bassi, mentre l’Italia ha chiuso  e sta demolendo le poche centrali che aveva; la Polonia ha il carbone; l’Inghilterra ha il petrolio ed il gas del Mare del Nord. Risorse nazionali che, evidentemente, consentono di calmierare il costo dell’energia.

In Italia dopo il tentativo di Enrico Mattei di assicurare con l’Eni l’autosufficienza energetica al nostro Paese, tentativo chiusosi con il suo assassinio,le crisi petrolifere del 1973 e del 1979 hanno messo in evidenza la nostra debolezza strategica, ed un prezzo del petrolio moltiplicatosi nell’arco di sei  anni di diciassette volte, ha devastato i nostri conti con l’estero.

Da allora, per alcuni anni è stato un susseguirsi in Italia di “piani energetici”, rimasti tutti sulla carta. Poi di un “piano energetico” non si è più neppure parlato. Come stupirsi ora se abbiamo un costo dell’energia pressoché doppio rispetto a Francia, Inghilterra e Germania, e quadruplo rispetto agli Stati Uniti ed al Canada?

Secondo l’europarlamentare Oreste Rossi  una soluzione potrebbe esser data dal completamento in Europa del mercato unico dell’energia, per stimolare la concorrenza e giungere ad una riduzione dei costi.

“Se non si fissano subito costi comuni dell’energia almeno nell’Unione Europea – egli sostiene – le grandi industrie italiane non potranno mai essere competitive e continueranno a delocalizzare, portando il meglio della produzione al di fuori dei nostri confini”.

Ma sarebbe davvero possibile giungere in Europa ad un prezzo comune dell’energia con costi (anche fiscali) inevitabilmente diversi?

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Autore: Redazione » Articoli 665 | Commenti: 254

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