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Home | ©2013 La Finanza sul Web | Articolo visto 17092 volte 31 maggio 2013

Continua la corsa all’oro della Cina, e i risparmiatori bloccano la speculazione a ribasso

Non solo lo Stato cinese fa incetta di oro al posto dei vecchi titoli americani, sostituendo gradualmente il dollaro con il metallo prezioso, ora ci si mettono anche i piccoli risparmiatori, casalinghe in testa, che approfittano della speculazione al ribasso per regalare a figlie e parenti oro e lingotti.

Di Arnaldo Vitangeli  •  Inserito in: Finanza Internazionale

 

 

Negli anni succedutisi dal 2008 ad oggi, ossia da quando la grande crisi ha mostrato la debolezza intrinseca, e a volte la natura truffaldina, dell’ipertrofico sistema finanziario globale, che ormai da anni ha preso il sopravvento sull’economia reale, il prezzo dell’oro ha accelerato la corsa inarrestabile iniziata nei primi anni ’70, cioé dopo la dichiarazione di inconvertibilità del dollaro in oro

Una sorta di nemesi storica e una rivincita del metallo giallo, tradizionale e millenario valore monetario, rispetto alla moneta carta.

Dall’abolizione di Bretton Wood la massa di dollari in circolazione si é moltiplicata esponenzialmente, creando le premesse per l’immane speculazione finanziaria che ha gonfiato una serie di bolle che sono di volta in volta scoppiate, innescando infine una crisi di cui tutt’ora non si intravede la fine.

In un contesto di instabilità finanziaria, che ha visto alcune grandissime banche fallire o aver bisogno di ricorrere a generosi aiuti di Stato, e persino molti Stati, in primis europei, rischiare il default perché ritenuti non capaci di ripagare i creditori dei loro titoli pubblici, il bene rifugio per eccellenza, l’oro é apparso come una delle poche ancore di salvezza per quegli stati che, vantando un surplus finanziario, non ritenevano più né sicuro né conveniente investirlo in titoli pubblici (soprattutto americani).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Cina in particolare nel corso degli ultimi anni ha iniziato a diminuire fortemente (anche se gradualmente) l’aquisto di titoli di stato USA (parzialmente compensato dall’aumento del Giappone, e contemporaneamente, ha iniziato a incrementare le sue riserve auree che in poco tempo sono più che raddoppiate.

Naturalmente i grandi speculatori non sono rimasti con le mani in mano e hanno deciso di operare grandi vendite allo scoperto del prezioso metallo, in modo da farne scendere il prezzo artificiosamente, per poi comprarlo a prezzo più basso.

A mettersi di mezzo sventando la manovra non sono stati però gli organismi internazionali, magari con qualche regolamentazione che impedisse questo genere di speculazioni al ribasso ma… le massaie cinesi!

Infatti non appena il prezzo dell’oro ha iniziato a scendere si sono precipitate in massa ad acquistare oggetti d’oro di qualsiasi genere per le figlie e le famiglie. Un modo insomma per mettere al sicuro i propri risparmi, imitando il proprio governo, e rompendo le uova nel paniere ai golden boys di Wall Street.

La radicata convinzione delle casalinghe (per nulla disperate) della Cina é che l’oro sia un bene reale, la carta moneta stampata dalle banche invece no.

In tutto questo appare sempre più evidente che il possesso di ingenti riserve aurre é, e sempre di più sarà, un elemento strategico per la sicurezza degli Stati.

L’Italia per entità di riserve auree é al terzo posto nel mondo, e un simile tesoro fa gola a molti. In una situazione di debolezza finanziaria e di alto debito pubblico, il rischio di una vendita di tale asset (insieme ai residui  gioielli della nostra industria pubblica come enel eni e finmeccanica) é purtroppo concreto.

Un pericolo reso più grave dalla scarsa chiarezza sulla vera proprietà di questa montagna d’oro, evidenziata nel video di seguito.

 

 

 

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Autore: Arnaldo Vitangeli » Articoli 113 | Commenti: 435

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