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Home | ©2013 La Finanza sul Web | Articolo visto 12793 volte 07 febbraio 2013

Approvata dal Parlamento europeo la nuova legge sulla pesca

Di Redazione  •  Inserito in: Flash, Focus

Ieri,mercoledì 6, il Parlamento europeo con 502 voti a favore,137 contrari e 27 astensioni ha approvato la riforma della politica comune della pesca (vedi precedente articolo su lafinanzasulweb in cui ne anticipavamo le linee).

Il Parlamento inizierà ora la negoziazione con il Consiglio e con la Commissione prima della seconda lettura. La presidenza irlandese del Consiglio ha più volte affermato che spera che si raggiunga un accordo definitivo entro la fine di giugno.

La nuova normativa era resa urgente da una constatazione: più dell’80% degli stock ittici del Mediterraneo ed il 47% di quelli dell’Adriatico sono soggetti a pesca intensiva, con l’evidente rischio di una irreversibile riduzione degli stock. Di qui alcune linee base della nuova normativa che ha come obbiettivo la sostenibilità dell’industria peschereccia, e cioè limitazioni alla pesca intensiva col divieto di scarico a mare di quella parte del pescato ritenuta economicamente non conveniente (esemplari troppo piccoli o specie di scarsissimo valore); pianificazione a lungo termine per sostituire le trattative sulle quote annuali; divieto agli Stati membri di stabilire quote di pescato troppo elevate, e così via.

“Abbiamo dimostrato oggi – ha dichiarato la relatrice Ulrike Rodust- che il Parlamento è tutto meno che inefficace. Abbiamo usato il nostro potere di co-legislatori per la prima volta nella politica ittica per mettere un freno alla pesca intensiva. Gli stock ittici dovrebbero riprendersi entro il 2020, permettendoci di avere a disposizione 15 milioni di tonnellate di pesce in più e creare 37 mila nuovi posti di lavoro”.

Ma vediamo nuovamente alcuni degli aspetti innovativi della nuova normativa. Sinora, com’è noto a coloro che operano nel settore, quasi un quarto del totale del pescato finisce rigettato in mare.  Si tratta di esemplari non commerciabili proficuamente, o troppo piccoli, ed i pesci rigettati in mare sono nella quasi totalità già morti, essendo stati trascinati per ore all’interno delle reti.Su essi banchettano stormi di gabbiani.

Per fermare questa pratica distruttiva la legge votata dal Parlamento europeo obbliga i pescherecci a sbarcare a terra tutto il pescato catturato, anche per facilitare il controllo sul rispetto dello specifico calendario di cattura per le varie specie, che entrerà in vigore a partire dal prossimo anno.

I pesci più piccoli potranno  essere destinati ad usi diversi da quello del consumo umano. Saranno gli Stati membri ad assicurarsi che i pescherecci rispettino il divieto di rigetto. Il che, naturalmente, pone il problema di controlli adeguati; controlli che per la pesca in mare in Italia sinora sono quasi inesistenti.

Dal 2015 in oltre agli Stati membri sarà impedito di stabilire quote di pescato troppo elevate, in modo che l’attività di pesca sia sostenibile. In pratica di ogni specie non si potrà catturare un numero di esemplari superiori a quanti se ne possono riprodurre in un anno (rendimento massimo stabilito). Per innalzare questo rendimento massimo ed in seguito mantenerlo, occorrerà attendere il 2020, quando gli stock ittici si saranno ricostituiti. Secondo gli estensori della nuova normativa, l’aumento degli stock porterà  ad una pesca più fruttuosa e quindi a più posti di lavoro nel settore.

La riforma si baserà quindi su piani di gestione degli stock ittici, onde assicurarsi che la pesca rimanga sostenibile. Adottando un approccio a lungo termine, che eviti l’ ”overfishing”, si potranno migliorare anche le previsioni sull’andamento del mercato, aiutando l’industria ittica a pianificare correttamente, con investimenti meno aleatori.

I piani pluriennali saranno basati infine su dati scientifici accurati ed affidabili, che gli Stati membri saranno obbligati a raccogliere ed a rendere disponibili.

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