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Home | ©2013 La Finanza sul Web | Articolo visto 13892 volte 16 gennaio 2013

Agenzie di rating:ecco le nuove regole approvate dal Parlamento europeo

Di Redazione  •  Inserito in: Finanza Internazionale, Il punto, Primo Piano

 

Come già annunciato, il Parlamento europeo ha votato ed approvato oggi, mercoledì 16 gennaio, le nuove regole cui dovranno sottostare in Europa le Agenzie di rating, i cui giudizi hanno suscitato in passato forti polemiche, sia per la tempistica e la severità sui rating sovrani di alcuni Paesi europei, sia per alcuni clamorosi errori di valutazione riguardanti grandi società private.

Secondo le nuove regole, già concordate con il Consiglio, le Agenzie potranno emettere rating non richiesti sul debito sovrano di Paesi dell’Unione Europea solo in periodi specifici. Potranno cioè essere resi pubblici solo due o tre volte all’anno, in date precedentemente stabilite dalle stesse Agenzie alla fine dell’anno precedente; tali rating inoltre potranno essere pubblicati solo dopo la chiusura dei mercati europei ed almeno un’ora prima della loro apertura. Le Agenzie dovranno astenersi inoltre da qualsiasi tentativo di influenzare le politiche nazionali.

Per evitare, o quantomeno contrastare, i possibili conflitti d’interessi (azionisti di riferimento di agenzie di rating in alcuni casi sono anche, notoriamente, forti azionisti di fondi s’investimento), le nuove regole europee fissano un tetto alle quote azionarie che le Agenzie possono detenere negli enti  di cui sono chiamate a valutare il merito di credito. Più in particolare: un’Agenzia dovrà astenersi dall’emettere il rating, e dovrà in formare il pubblico sull’esistente conflitto d’interessi nel caso in cui un azionista o un socio dell’Agenzia che abbia il 10% o più dei diritti di voto, abbia investito nel soggetto da valutare. Le nuove regole inoltre impediscono a qualsiasi persona di possedere più del 5% di diverse Agenzie, a meno che esse non appartengano allo stesso gruppo.

Ai fini di migliorare la trasparenza , una nuova norma stabilisce l’obbligo per le Agenzie di illustrare gli elementi basilari che le hanno portate a stabilire il giudizio sul merito di credito Ma, come già sottolineavamo nella nota messa in rete all’inizio della settimana, l’innovazione potenzialmente più pericolosa e gravosa per le Agenzie riguarda la loro responsabilità nei rating emessi. Gli investitori infatti che basano le loro scelte d’investimento sui rating potranno chiamare il giudizio l’Agenzia nel caso che la notazione emanata sia in contrasto con le nuove regole, sia intenzionalmente sia per forte negligenza, e ciò indipendentemente dall’esistenza di una relazione contrattuale tra le parti.

Per ridurre infine l’abnorme importanza assunta in questi ultimi anni dalle Agenzie di rating e l’eccessivo affidamento che il mercato fa selle loro valutazioni nonché il potere oligopolistico delle tre maggiori Agenzie, tutte statunitensi, i deputati europei hanno chiesto agli istituti di credito ed a quelli d’investimento di sviluppare al loro interno la capacità di valutare il rischio di credito. La Commissione Europea a sua volta dovrebbe sviluppare linee guida europee.

Entro il 2020 infine nessuna legislazione europea dovrà più fare riferimento a rating esterni, e le istituzioni finanziarie non saranno più
obbligate a vendite automatiche, in caso di rating più bassi.

Con questo nuovo regolamento facciamo dei passi in avanti, ha sottolineato Leonardo Domenici, che è stato relatore del provvedimento. Le novità introdotte, ha aggiunto, sono pienamente coerenti con l’ispirazione di fondo, che è quella di favorire il rating interno, di avere una pluralità di voci affidabili e comparabili al servizio degli investitori, e di mettere in discussione l’oligopolio che ha caratterizzato sino ad oggi l’offerta di rating.

“Ben vengano regole più stringenti che bloccano lo strapotere delle agenzie di rating – ha commentato a sua volta l’eurodeputato Claudio Morganti (Gruppo Eld)- in quanto le valutazioni di queste macchine da guerra della finanza internazionale non solo influenzano pesantemente i mercati, ma arrivano a condizionare la stabilità politica di un Paee, come è successo in Italia”.

“Sinora – ha aggiunto Morganti – nessuno ha pagato per gli errori commessi dalle “tre sorelle” americane del rating, che secondo le stime della Blomberg dal 2008 ad oggi hanno riguardato più della metà delle valutazioni”.

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Autore: Redazione » Articoli 670 | Commenti: 231

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1 Commento   •  Commenta anche tu!

  • Decisamente un passo avanti nelle intenzioni e nelle prospettive. Già da tempo è stata proposta l’idea di avere una agenzia totalmente europea ed indipendente. Esistono però alcuni problemi non da poco, il potere di questi 3 colossi ormai è tale da influenzare l’economia mondiale e con la parola potere intendo dire che sono presenti con modalità differenti in tutti i governi ed in tutte le lobby di influenza, e probabilmente nelle stesse aziende di un certo rilievo (non si tratta di una agenzia di rating, ma un manager della GS, interno agli enti governativi USA, è riuscito ad evitare la proposta di separare banche d’investimendo da banche classiche avanzata da Clinton e se non erro anche nei governi Bush ed Obama sono presenti figure simili); ciò mi fa pensare che sarà loro possibile trovare vie per eludere le restrizioni, come accade per le aziende con i giochi delle scatole cinesi nei paradisi fiscali e dei presta nome. Altro grosso problema è l’assenza di regolamentazione nella stragrande maggioranze delle operazione finanziarie (derivati, ETF, Hdege ecc) che ha drogato l’economia talmente tanto che per ogni $ cartaceo ve ne sono circa 15 virtuali (bel leverage no?). Significativo è il fatto che in un anno di sostanziale crisi per l’economia reale, il 2012, tutti gli indici abbiano performato egregiamente (S&P è hai massimi da 5 anni ed anche il nostro FTSE MIB si è comportato bene in particolare nella seconda parte dell’anno) e che Goldman Sachs e JP Morgan abbiano nell’ultimo trimestre (dati usciti ieri) circa triplicato gli utili…. Un’intervento sostanziale all’attuale paradigma-modello economico affinche sia più sostenibile e legato dirattamente alla economia della crescita produttiva, del lavoro e dei consumi è necessario.

    Commento di  Valentino Angeletti  - ID -  gennaio 17, 2013 alle 2:16 pm     

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