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Home | ©2012 La Finanza sul Web | Articolo visto 9597 volte 04 luglio 2012

Usa, l’uguaglianza dimenticata

Alla vigilia dell'Indipendence day, c'è da interrogarsi su ciò che resta dei valori che hanno ispirato i padri fondatori

Di Redazione  •  Inserito in: Economia Internazionale

 

(Per gentile concessione di Fabrizio Pezzani, ordinario di programmazione e controllo nelle pubbliche amministrazioni alla Bocconi.
Pubblicato su “Via Sarfatti 25″)
 
 

Il giorno 4 luglio si festeggia negli Stati Uniti l’anniversario della dichiarazione d’indipendenza che nel 1776 portò il paese ad acquisire una sua autonomia rispetto al dominio della corona inglese e a preparare la strada verso un processo di democratizzazione. Il primo passo verso l’indipendenza fu la presa di coscienza delle colonie di oltre mare verso una dominanza che aveva significativamente ridotto i principi di libertà e di uguaglianza; successivamente la guerra sancì l’indipendenza realizzata.

Il testo elaborato dai padri fondatori che servì come traccia fondamentale per la formulazione della Costituzione degli Stati Uniti, aveva alcuni principi fondanti su cui avrebbe dovuto ergersi il nuovo modello di società. In particolare risaltava in modo determinante il richiamo al diritto naturale dei valori dell’uguaglianza (“E pluribus unum”), ispirati a una visione metafisica dell’uomo (“ In God we trust”) e a quelli della libertà, del diritto alla vita e al perseguimento della felicità che i padri fondatori derivarono da Filangeri, un giurista napoletano.
 
La fine di quel secolo vide dopo pochi anni la Rivoluzione Francese, che confermò con la Dichiarazione dei diritti, nel 1789, la necessità che una vera società dovesse fondarsi proprio sui valori poco prima incisi nella dichiarazione d’indipendenza degli stati Uniti. Nel 1795, poi, Kant scrisse l’opera “Per la pace perpetua” dove richiamava la necessità che la pace dovesse fondarsi su quei principi che avevano trovato le prime radici negli stessi principi.
 
Ma, come si dice, la strada verso il male è lastricata di buone intenzioni: i secoli successivi se le lasciarono rapidamente dietro e fecero ricorso sistematico alle armi per regolare le loro controversie.
 
Alla fine dell’Ottocento sia in Europa sia negli Usa vi furono violenti scontri tra paesi diversi, ma proprio negli Usa ebbe luogo la sanguinosa guerra di secessione tra unionisti e confederati. Nel corso della guerra si svolse il terribile scontro di Gettysburg dove in tre giorni perirono più di 80.000 soldati delle due parti. Durante la consacrazione del cimitero costruito per accogliere le salme, il presidente Abramo Lincoln pronunciò un famoso discorso che è considerato una pietra miliare della democrazia americana. Egli ricordò come il sacrificio di quei giovani fosse un monito per le future generazioni a cui spettava il compito e la responsabilità di dimostrare che quei sacrifici non erano stati inutili ma su di essi si doveva costruire una società di uguali fatta dal popolo, per il popolo e con il popolo; parole scolpite con il sangue nelle memoria delle future generazioni.
 
Il XX secolo non fu da meno quanto a sanguinosi conflitti, ma alla fine della seconda guerra mondiale le coscienze scosse portarono alla formulazione dei Diritti fondamentali dell’uomo con il richiamo all’uguaglianza, alla libertà e alla dignità di ogni singole persona del mondo.
 
Ma oggi abbiamo cancellato quei principi fondanti “la pace perpetua nel mondo”, a partire proprio dagli Usa, che si erano fatti paladini di quei valori. Oggi gli Usa si trovano di fronte a un default socioculturale con una società che ha un livello di disuguaglianza vicino alla Bolivia e alla Colombia, un debito che supera il 140% del pil costruito sugli armamenti e non sui sistemi di welfare, un indebitamento delle famiglie che non ha precedenti nella loro storia, posti di lavoro, ora necessari, che sono stati delocalizzati. Città come Detroit e Chicago sono diventate slum sterminati e nell’esercito il numero dei suicidi supera quello dei caduti in guerra.
Proprio gli Usa, portatori dei valori fondanti della democrazia, dell’uguaglianza e del diritto alla felicità sono, oggi, l’espressione più asimmetrica dei principi dei padri fondatori, con una società fortemente stratificata verso l’alto che ha dimenticato il principio dell’uguaglianza.
 
La domanda che il mondo si pone oggi guardando gli Usa è se l’Independence Day può essere un momento per mettere in discussione un modello sociale e culturale che ha portato quella società a una ristretta forma di oligarchia ben lontana dalla democrazia a lungo sbandierata e se il presidente Obama riuscirà a superare le tante difficoltà che si frappongono a questo disegno e a segnare una nuova storia nel cammino dell’uomo.
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