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Home | ©2012 La Finanza sul Web | Articolo visto 9967 volte 13 febbraio 2012

Tanta liquidità (ma la banca non galleggia)

Dalle misure di quantitative easing della Fed agli scambi di liquidità della BCE per evitare i rischi di stretta creditiziae la diffidenza reciproca

Di Redazione  •  Inserito in: Finanza, Finanza Internazionale

 di Filippo Cucuccio

 

Nel panorama sempre turbolento della finanza internazionale anche il 2012, così come buona parte del II° semestre dello scorso anno, sembra doversi svolgere all’insegna di un marcato bisogno di liquidità.

Non volendo considerare il caso degli Stati Uniti d’America, dove la politica monetaria della Fed è da tempo ispirata ad un compiacente accentuato stile di quantitative easing, è invece l’Europa che non cessa di presentare complessità, se non addirittura difficoltà, sul delicatissimo versante della liquidità internazionale.

Ma di quale liquidità si sta parlando? Considerato che per liquidità si intende la disponibilità di mezzi di pagamento in contanti a brevissimo termine, ovvero la disponibilità immediata di denaro contante e/o di diverse altre forme di titoli di pagamento ( nominativi o al portatore ) comunque monetizzabili immediatamente, non è certo difficile intuire come più di uno sia il fronte sui quali le criticità si possono manifestare. Basta, poi, dare uno sguardo, sia pure sommario, alla cronaca finanziaria dei mesi scorsi e delle ultime settimane per trovare una quantità notevole di spunti rilevanti.

 

Il disimpegno dei fondi

d’investimento americani

 

Ad esempio, si possono ricordare le tensioni manifestatesi dall’inizio del secondo semestre dello scorso anno a seguito del disimpegno dei Fondi di investimento USA, con relativo rientro dei loro depositi oltre Atlantico, che di fatto ha creato alle banche del vecchio continente difficoltà non marginali nel procurarsi finanziamenti in dollari. Difficoltà così pesanti che lo scorso settembre si è dovuti arrivare ad una risoluzione congiunta  della Banca Centrale Europea ( BCE) conla Federal Reserve,la Bankof England,la Banca Nazionale Svizzera e la Bancadel Giappone. Attraverso questo accordo sono state attivate tre operazioni di finanziamento nella valuta USA a tre mesi per importi illimitati, in ciascuno dei tre mesi conclusivi del 2011. L’obiettivo dichiarato di queste 3 operazioni era di contribuire efficacemente alla copertura del fabbisogno di liquidità, tipico della scadenza di fine anno per la ricopertura delle posizioni in essere. Una misura importante che si accompagna all’altra, istituita nel maggio del 2010 e tuttora in vigore, dei finanziamenti sempre in dollari a 7 giorni accesi con cadenza settimanale.

 

Gli scambi di liquidità

istituiti dalla BCE

 

Eppure il mercato, dopo una prima timida reazione positiva,  non è parso contentarsi di questi interventi, tant’è che a fine novembre del 2011 (quindi all’inizio dell’era Draghi ) la BCE si è vista costretta a istituire  una rete temporanea di meccanismi di scambi di liquidità nelle reciproche valute con le banche centrali parner . Per inciso va sottolineato che  questa misura, destinata a rimanere in vigore fino agli inizi del 2013 e che è stata salutata come l’inizio dell’era Draghi a Francoforte per rimarcare il cambio di passo della BCE dopo l’avvento dell’ex Governatore della Banca d’Italia, tendeva ad affrontare il capitolo delle necessità di liquidità del mercato europeo, oltre che in dollari USA, in altre valute estere .

controparti, in un quadro di riferimento generale dominato dall’instabilità Tutto qui? Assolutamente no! Perché queste due misure appena ricordate si sono, nella realtà, rivelate insufficienti a risolvere problemi di liquidità, originati essenzialmente dalla mancanza di reciproca fiducia nelle e dall’incertezza delle previsioni a breve/medio termine. Ecco perché, per tentare di alleviare una situazione sempre meno tranquillizzante sul versante del credito bancario e su quello ancora più vasto dell’attività bancaria in genere dell’area Euro,la BCEè nuovamente intervenuta agli inizi dello scorso dicembre  con un pacchetto di misure, subito ribattezzato Piano Draghi .

 

Le misure per evitare

una stretta creditizia

 

E così, oltre agli allentamenti in sequenza dei tassi di interesse praticati dalla BCE, sono state messe in campo due operazioni di rifinanziamento per importi illimitati a più lungo termine con scadenza a 36 mesi e opzione di rimborso anticipato dopo un anno. Un intervento – come ha dichiarato Draghi – con il dichiarato obiettivo “ di dare alle banche un orizzonte temporale più lungo nella pianificazione della liquidità “ evitando in tal modo “ il ribilanciamento delle scadenze delle attività e delle passività attraverso una stretta creditizia a lungo termine “.

La prima di queste operazioni si è rivelata un autentico successo: un’operazione valutata attorno ai 200 miliardi di euro che di fatto ha allungato di otto volte la scadenza del finanziamento BCE al sistema bancario. Si spiega, pertanto, la grande attesa per la seconda operazione stabilita  per la fine di questo mese di febbraio e che si prevede  riscuota altrettanti consensi.

Quanto alle altre parti del pacchetto Draghi di sostegno alle banche la sua articolazione prevede altri 3 fronti:

a)       sospensioni temporanee delle operazioni di regolazione (fine tuning ) condotte l’ultimo giorno del periodo di mantenimento;

b)       riduzione del 50% del coefficiente di riserva ( dal 2% all’1% ) a decorrere dal periodo di mantenimento dello scorso 18 gennaio;

c)        c) ampliamento della varietà delle garanzie richieste.

Effettivamente con la potenza di fuoco messa in campo da tutte queste istituzioni sarebbe legittimo attendersi un 2012 meno severo sul cruciale versante della liquidità internazionale. Ma come in tutti gli intrighi internazionali che si rispettano non poteva certo mancare un ulteriore elemento di complessità.

 

Ma l’EBA rema contro

 

Infatti, a rendere purtroppo di ancor più difficile lettura il panorama agitato  della liquidità internazionale ci si è messala Raccomandazionedell’Autorità Bancaria Europea ( EBA ) che, proprio nello stesso giorno dell’annuncio della BCE di attivare le due operazioni di rifinanziamento illimitato a 36 mesi, disponeva il rafforzamento di capitale per le principali banche europee. Una misura che di fatto a cascata interessava tutte le banche dei diversi sistemi dell’area Euro in modo indistinto; senza, dunque, tenere conto di alcune significative differenze oggettive in melius, come nel caso delle banche italiane. Si spiegano, così, ampiamente alcune decise prese di posizione, in particolare quella dell’Associazione Bancaria Italiana, tese a sottolineare le necessarie distinzioni in materia di modello di business adottato nei diversi sistemi bancari europei .

In concreto, il rafforzamento richiesto dall’Autorità di Vigilanza Europea richiede la costituzione di un cuscinetto ( buffer ) di capitale eccezionale e temporaneo tale da portare il rapporto tra capitale di prima qualità ( Core Tier 1 ) e le attività ponderate di rischio al 9% entro la fine del primo semestre del 2012. Per le prime 5 banche italiane, secondo le valutazioni ufficiali riferite ai dati di bilancio del 30 settembre 2011, il fabbisogno di capitale supera i 15,3 milioni di euro ( cfr. tabella a fianco ) .

L’impatto di questa misura, sia pure temporanea ( ma c’è già chi come l’ESMA, l’autorità di vigilanza europea sui mercati mobiliari, ne ha invocato la trasformazione in permanente !) può essere ancor meglio valutato, se si tiene conto del fatto che le eventuali cessioni di titoli sovrani detenuti dalle banche non ridurranno l’ammontare del buffer, avendo semmai l’unico effetto di materializzare perdite nei loro bilanci. Per onestà intellettuale va aggiunto che l’EBA ha ripetutamente posto l’enfasi sulla temporaneità della misura, scontando delle prospettive in miglioramento per il sistema bancario internazionale , dovute al concorso di alcuni fattori, tra i quali si possono ricordare: la riduzione del rischio sovrano con i relativi effetti positivi sulla valutazione dei titoli pubblici; il decollo operativo del Fondo Salva Stati (ESFS) e, a seguire nella seconda metà di quest’anno, l’ attivazione del Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM) destinato a rimpiazzare il primo, ma di cui già si sa che avrà una capacità di 500 miliardi di euro e che presenterà la novità di un coinvolgimento dei creditori privati, sia pure deciso caso per caso.

 

Dove andrà la liquidità

immessa nel sistema?

 

Chiusa la parentesi sulla Raccomandazione dell’EBA dello scorso dicembre, rimane un interrogativo non secondario al quale rispondere in tema di liquidità internazionale e cioè: qual’ è il destino di tutta questa liquidità che a diverso titolo e in modo differenziato è stata immessa e lo è tuttora  nei sistemi bancari ?

Una risposta circostanziata porta all’individuazione di tre distinte possibili destinazioni di utilizzo della liquidità così acquisita dalle banche.

La prima destinazione ha come punto finale il rimborso delle obbligazioni bancarie in scadenza nel 2012, in particolare di quelle collocate presso gli investitori istituzionali. Una massa debitoria ingente; solo per fare un esempio in Italia per i primi 5 gruppi bancari nazionali l’importo complessivo di queste obbligazioni da rimborsare, secondo valutazioni attendibili, oscilla tra gli 80 e i 90 miliardi di eur . Ma non solo . A questo tipo di opzione le banche potrebbero essere indotte ancor più dall’opportunità di ricomprare  almeno in parte i propri titoli, invogliate dai prezzi  correnti decisamente vantaggiosi di questo tipo di obbligazioni .

La seconda destinazione possibile del fiume di liquidità di cui sono stati finora inondati i sistemi bancari europei potrebbe essere l’acquisto di titoli pubblici. Sempre con un occhio attento a casa  Italia questa seconda opzione, a parte l’orgoglio nazionale che almeno in parte potrebbe influenzare l’operatività delle banche in questa direzione, potrebbe trovare una valida giustificazione per l’evidente vantaggio derivante dal differenziale tra il costo della liquidità ( nel caso della BCE 1% a cui vanno aggiunte le commissioni, stimabili in un ulteriore 1% , da pagare allo Stato che garantisce obbligazioni e bond da consegnare  alla BCE a fronte dei finanziamenti ) e il rendimento dei titoli pubblici di recente emissione. Sulla praticabilità di questo carry trade dei titoli pubblici è, però, legittimo avanzare più di un dubbio, tenuto conto sia degli oggettivi limiti di capienza dei portafogli bancari, sia degli aspetti di rischiosità dei titoli pubblici, sia, infine, delle concorrenti necessità di rafforzamento del capitale bancario ex raccomandazione EBA.

Si arriva, così, alla terza destinazione possibile, che, assai probabilmente almeno nel disegno della BCE e delle altre istituzioni fornitrici di liquidità, non dovrebbe essere certamente citata per ultima, ossia il finanziamento di imprese e famiglie. A sostegno della sua praticabilità gioca sicuramente la riduzione per le banche del costo complessivo dell’indebitamento con relativa liberazione di risorse da utilizzare per il finanziamento dell’economia. Purtroppo l’ impatto potenzialmente positivo di questa considerazione viene controbilanciato severamente sia da una realistica valutazione dell’effetto della liquidità acquisita sul costo complessivo delle passività bancarie, sia dal deterioramento continuo della qualità complessiva del credito bancario  (l’impennata delle sofferenze e dei crediti incagliati ne sono la puntuale conferma)  sia, infine, anche in questo caso dalle già ricordate esigenze di ricapitalizzazione bancaria.

 

Un problema insolubile?

 

Siamo , dunque , in presenza di un problema inestricabile? Anche a questa domanda non è possibile fornire una risposta positiva  salvo che non si verifichino precise condizioni di virtuosità comportamentale. Infatti, se il problema della liquidità internazionale continuasse ad essere affrontato nelle sue manifestazioni patologiche (come finora avvenuto), probabilmente una soluzione duratura nel tempo non verrebbe mai formulata.

Occorrerà, pertanto, una decisa volontà politica a supporto delle misure tecniche, orientata a percorrere con fermezza questi due assi direzionali fondamentali: il risanamento dei conti pubblici operato dai singoli Stati con una reale assunzione di responsabilità dei Governi sul piano  sia della politica monetaria che di quella fiscale; l’implementazione della ricostruzione del sistema finanziario internazionale secondo le linee già da tempo tracciate dal Financial Stability Board .

 

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Autore: Redazione » Articoli 667 | Commenti: 159

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