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Home | ©2012 La Finanza sul Web | Articolo visto 18108 volte 04 aprile 2012

SPREAD, PAREGGIO DI BILANCIO E CRISI ECONOMICA

Di Emanuela Melchiorre  •  Inserito in: Europa, Planisfero

Sui mercati finanziari, ieri lo spread, ossia, come ormai tutti sanno, il divario del tasso di interesse tra BTP e Bund tedeschi, è risalito a quota 400, mentre la borsa di Milano dopo aver perso 5 punti percentuali lo scorso mercoledì ha perso ieri altri 3 punti e mezzo. Un vero crollo. C’è da chiedersi il perché di una simile fiammata, e le risposte degli analisti finanziari sono state anche piuttosto fantasiose, come quelle che riguardavano i paventati costi italiani di un default spagnolo. Lacunosa è stata invece quella del premier tecnico Mario Monti, che ad un giornalista che lo incalzava proprio sulla crescita dello spread ha risposto un laconico “dipende da una serie di fattori molto diversificati”. Ossia tutto e niente.

Comunque  lo spread è stato in questi tempi di bolle speculative fortemente sopravvalutato come indicatore e  ha scarsa valenza in termini di analisi sulla salute economica di un paese. Esso infatti e; essenzialmente il risultato solamente del cortocircuito economico causato dalla separazione tra la politica monetaria, in capo alla Banca centrale europea indipendente dagli stati membri, e la politica fiscale e del debito pubblico, in capo agli stati.

Ben più rilevante è il dato sulla produzione industriale che continua la sua caduta. Si è infatti contratta di oltre 1/5 dall’aprile 2008. Secondo l’Istat a febbraio il dato è di un -0,7% rispetto a gennaio, mentre  su base annua è di un -6,8%, il peggior dato dal novembre 2009. Siamo quindi in recessione.  Di sicuro siamo ben lontani dall’aver risolto la nostra crisi economica e camminiamo ancora lungo la soglia del burrone.

L’analisi più utile in questi casi è sempre quella sistemica. Si potrebbe ragionare infatti sull’Europa dell’euro in  cui tutti i paesi membri sono forte decrescita,  intrappolati in margini imposti dal trattato di Maastricht avulsi dal contesto economico già nel momento della loro formulazione e del tutto fuorvianti oggi, in una economia fortemente più globalizzata rispetto ad allora.

Si potrebbe poi ragionare sulla imminente votazione in Senato della modifica costituzionale dell’art. 81 che introdurrà fra qualche giorno e nell’assoluto silenzio dei media il cosiddetto pareggio di bilancio, e quindi l’obbligo per lo Stato di pareggiare i costi e i ricavi. La norma è importante per le conseguenze che comporta. Con il pareggio di bilancio lo Stato, dopo aver delegato la politica monetaria alla Bce, rinuncerà con la pronuncia del Senato a controllare e a indirizzare l’economia italiana attraverso le politiche anticicliche. E questo sarà l’ultimo atto dell’autonomia politica del nostro paese.

Rimasto privo di strumenti politici, poco o nulla potrà fare un governo tecnico o politico che sia per ridurre il debito pubblico, se non aumentando ulteriormente la pressione fiscale, riducendo le pensioni e giustificando mediaticamente le politiche recessive con la demonizzazione di figure come quella di “evasori totali”, rei secondo tale logica di rendere i servizi pubblici inefficienti e insufficienti.

Ma come nei testi di Tremonti alle paure devono seguire le speranze e le vie d’uscita. Mentre lo spread è un’espressione dell’economia finanziaria che poco ha a che fare con l’economia reale di un paese, chi è chiamato a porre rimedio ai guasti di una economia mondiale così fortemente finanziarizzata, come quella attuale, dovrebbe fare più caso ai valori reali e non farsi trascinare dagli indici schizofrenici di quella che un giornalista economico tra i più accorti ha chiamato “finanza-casinò”.

Questi non sarà più un governo nazionale, non il nostro almeno che non disporrà più, dopo la pronuncia fra qualche giorno del Senato, nemmeno di armi spuntate contro la crisi economica. Il futuro è in mano a organismi sovrannazionali, di integrazione di area come quelli europei, che non sono ancora espressione di una politica, ma solo di un ambiente tecnico. Quindi l’unico augurio per il futuro è quello che tali tecnici possano essere più illuminati dei politici. Ossia che sappiano distinguere tra economia produttiva ed economia speculativa. Incentivando la prima, con politiche di investimento e di innovazione e comprimendo la seconda, colpevole delle attuali tempeste speculative. E tali politiche di investimento non potranno prescindere da una raccolta di capitali sul mercato e quindi dalla creazione  degli eurobonds.

Occorre in altre parole ricreare quei presupposti che hanno caratterizzato il periodo del “miracolo economico” della metà degli anni Cinquanta fino alla fine quasi degli anni Sessanta, in cui l’Italia ha potenziato l’industria pubblica (la creazione dell’Eni è del 1953), e l’ampliamento dell’IRI in tutta una serie di attività: dalla siderurgia alle autostrade, alla grande distribuzione. Allora la parola liberalizzazione non andava di moda, semmai il precetto era investire in grandi infrastrutture e nella grande industria con capitali pubblici.

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Autore: Emanuela Melchiorre » Articoli 71 | Commenti: 311

Emanuela Melchiorre è un’economista e una giornalista che ha collaborato con importanti istituti di ricerca nazionali, con il dipartimento di economia pubblica dell’Università La Sapienza di Roma e con l’Investment Centre della Fao. Scrive regolarmente di economia politica e di politica economica su giornali e su riviste specializzate. ---- Emanuela Melchiorre is an economist and a journalist. She has worked with national research institutes, with the Department of Economics at the University La Sapienza of Rome and the FAO Investment Centre. She writes regularly in newspapers and magazines about Economics and Economic Policy.

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1 Commento   •  Commenta anche tu!

  • [...] certo il Paese. Dati alla mano la situazione economica si mostra buia. Gli ordini all’industria (come già avvertiamo in altre sedi) hanno avuto un crollo del 13,2% a febbraio. Mai così male dal 2009. Un record negativo è stato [...]

    Pingback  - ID -  aprile 21, 2012 alle 3:35 pm     

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