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Home | ©2012 La Finanza sul Web | Articolo visto 28198 volte 10 aprile 2012

Agenzie di rating: è entrato in crisi l’intero sistema

Intervista de la FINANZA al senatore Andrea Augello, promotore della sulle agenzie di rating approvata pressoché all’unanimità dal Senato

Di Redazione  •  Inserito in: Finanza, Finanza Internazionale, Video

Il Senato ha approvato il 7 marzo scorso, quasi all’unanimità una mozione “quadripartisan”  in materia di Agenzie di rating, sottoscritta da Pdl, Pd, Terzo Polo e Lega. Soli astenuti i senatori dell’Italia dei Valori, che volevano un testo anche più severo.

Questa mozione, in sintesi, ricorda che nella crisi dei mutui “subprime” le Agenzie di rating hanno commesso grossolani errori, evidenziando la fragilità del sistema su di esse basato, ed invita perciò il governo a sostenere nelle sedi istituzionali dell’Unione Europea  ogni opportuna iniziativa affinché le proposte della Commissione europea in materia di regolamentazione dei mercati finanziari vengano approvate nel più breve tempo possibile, in modo da correggere e rimuovere le cause di una crisi finanziaria che ha causato ingenti perdite di capitali sui mercati internazionali, con danni per i cittadini, le imprese, le banche.

Ora che una mozione venga approvata in uno dei rami del Parlamento italiano senza alcun voto contrario è alquanto anomalo, anche in questo clima, diciamo così, “ecumenico”, seguito ai duri scontri politici di alcuni mesi or sono.

Cosa sta succedendo? Sta crescendo non solo nel Parlamento italiano, ma anche in quello europeo, una insofferenza che tutti accomuna verso le Agenzie di rating, che coi loro “downgrading” a raffica hanno aggravato la crisi del debito sovrano che ha investito l’Europa mediterranea, Italia compresa? La Finanza lo ha chiesto al senatore Andrea Augello(Pdl) che della mozione è stato uno dei promotori e dei primi firmatari, assieme alla senatrice Anna Finocchiaro (Pdi).

R- Per sottolineare il significato di questa mozione, vorrei ricordare che soltanto per le missioni militari, e non per tutte, c’è stata in Senato una convergenza così ampia. Questo da l’idea della particolarità della situazione che stiamo vivendo,  e dimostra che da un punto di vista culturale, oltreché politico, c’è un cambiamento in corso un po’ dappertutto. Non dimentichiamo che il Parlamento europeo sta per approvare una riforma della direttiva e del  regolamento  sulle Agenzie i rating. Quindi è un problema che riguarda l’intera area dell’Unione Europea e che fa seguito ad un dibattito negli Stati Uniti molto duro, senza peli sulla lingua, che ha messo a fuoco non tanto i problemi dei “downgrading” dati dalle Agenzie di rating, ma il problema invece delle valutazioni positive date a soggetti assolutamente disastrosi, che è l’aspetto più importante del problema, e non dimentichiamo che azionisti delle Agenzie di rating sono a volte grandi e grandissimi fondi d’investimento, quindi è evidente il conflitto d’interesse che c’è fra società che dovrebbero fare solo rating e fanno società di consulenza e di banche d’affari-

-Un po’ come le società di revisione, che spesso mescolavano revisione e consulenza, con ben noti risultati..

R. Diciamo che caratteristica delle società di rating è che nonostante utilizzino società di segregazione delle attività di consulenza, quasi un terzo- prendiamo Moody’s- della sua attività riguarda la consulenza.

E’ evidente che questo fa nascere un conflitto d’interessi grande come una casa, aggravato dal fatto che alcune di queste società di rating, lo sottolineavo prima, hanno grandissimi fondi di investimento, che sono quelli che vanno poi sul mercato a scontare o ad apprezzare le conseguenze delle decisioni delle Agenzie.

Negli Stati Uniti su questo vi è stato un dibattito, alla luce del sole, molto chiaro e duro. Esso ora arriva in Europa. Le conseguenze quindi dello scoppio della grande bolla immobiliare sono anche di natura culturale e politica, e la mozione approvata al Senato le rappresenta.

-          Nella mozione si parla di “clamorosi errori di valutazione” commessi dalle Agenzie di rating. In realtà, e lei stesso lo ha riconosciuto, non si tratta solo di questo. Ci sono conflitti di interesse, problemi di trasparenza, ed autorevoli esponenti europei hanno aggiunto dell’altro. Secondo, ad esempio, il commissario europeo Olli Rehn, le Agenzie di rating sono strumenti del capitalismo finanziario americano, che con la raffica di downgrading hanno condotto un attacco politico all’Europa. E il nuovo presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, ha detto a sua volta che il sistema delle Agenzie di rating è una minaccia per il progetto europeo.

Sono giudizi eccessivi o, al contrario, giudizi coraggiosi che vanno al cuore del problema?

R.  Il problema, dal mio punto di vista, è che bisogna stare un po’ attenti, nel senso che la vera deriva del sistema non nasce da un complotto particolarmente curato ed efferato nei confronti dell’Europa; nasce al contrario dall’assenza di un’intelligenza centrale. Cioè il nostro sistema  finanziario internazionale a causa dei grandi margini che si sono potuti realizzare attraverso una serie di prodotti di nuovissima generazione dell’industria finanziaria, fino ad arrivare a derivati sintetici ed a tutta quell’altra roba che ha portato alla bolla immobiliare, ha finito con l’avere dei margini di utili su questi prodotti talmente ampi da far perdere qualsiasi forma di controllo a quei venti, trenta signori che noi normalmente chiamiamo “Il mercato”.

Ora correre ai ripari rispetto a questa situazione non è stato semplice, perché non è una situazione che mette in discussione un aspetto contingente, ma mette in discussione la filosofia del sistema.

La filosofia del sistema era che si poteva arrivare ad un meccanismo che noi chiamiamo, semplificando, “globalizzazione” in base al quale dei Paesi emergenti facevano la produzione e dei Paesi più maturi dal punto di vista finanziario e industriale avrebbero fatto il consumo, ed avrebbero creato una specie di ricchezza surrettizia di natura cartacea. Questa idea è andata completamente in frantumi con la crisi dei subprime. Si è scoperto che se le banche  che non hanno soldi prestano soldi a cittadini che non possono restituirli, semplicemente collassa il sistema.

Ora non c’è un’idea molto chiara; soprattutto negli Stati Uniti c’è un dibattito in corso  su come si esce da questa situazione. E in questa confusione è chiaro che l’anello debole, la struttura più direttamente responsabile di una serie di disastri, cioè le Agenzie di rating, escano fortemente ridimensionate e destinate al ruolo di vittima sacrificale.

D- Lo scorso novembre il commissario europeo per il mercato unico, Michel Barnier, ha presentato una proposta, che egli stesso ha detto che era stata depotenziata a seguito dei rilievi dei  commissari più liberisti, guidati dall’olandese Nellie Kroes. Da essa infatti era sparito il divieto per le Agenzie di emettere rating sul debito sovrano di Stati sotto stress, cioè sotto attacco dei mercati, e per i quali l’Europa stesse approntando misure di soccorso. Il Parlamento europeo però vuole emendare quella proposta di legge, ponendo alcuni vincoli precisi, tra cui il divieto di emettere un rating nei confronti di Stati che non l’abbiano richiesto, e tutta una serie di altre misure.

Sembra sia in atto in seno alla Commissione ed al Parlamento europeo un duro confronto, se non un vero scontro, tra esponenti politici che si rifanno ai principi liberisti e quelli invece che vorrebbero tornare a maggiore regolamentazione ed a maggiori controlli sui mercati finanziari internazionali.

E’ d’accordo su questa interpretazione?

R- Non credo che aumentare i controlli significhi aumentare la possibilità che non si ripeta quello che è accaduto in passato. Non dimentichiamo che le Agenzie di rating hanno in questo momento un surplus di peso nei confronti di alcune decisioni. Penso al ruolo delle Agenzie rispetto alla BCE ed alle sue strutture collaterali, proprio perché si è creata una gabbia di regole che alla fine hanno creato uno choc nelle quali le Agenzie fanno il bello e il cattivo tempo.

La mia idea è che bisognerebbe depotenziare il concetto di rating: noi dovremmo avere dieci, venti, trenta Agenzie che concorrano tra loro e che diano dei giudizi e degli apprezzamenti che consentano di farsi un’opinione, la più veritiera possibile.

-E di ridurre l’oligopolio attuale delle tre grandi Agenzie….

R. Certo, perché il problema di fondo è che se i valutatori sono soltanto tre, possiamo cambiare il nome, ma non risolvere il problema. Né io vedo una soluzione, che pure è stata avanzata da taluni, nella creazione di un’Agenzia pubblica europea, perché mi pare abbastanza curioso che il debito sovrano degli Stati sia valutato da una istituzione che è emanazione degli Stati stessi. L’affidabilità di una simile operazione risulterebbe agli occhi degli investitori non del tutto trasparente. Ed inoltre noi non possiamo impedire a chicchessia di acquisire un rating, anche se non richiesto. Noi possiamo impedirne la pubblicità, ma non possiamo impedire a chi sta sul mercato di formarsi un’opinione attraverso un consulente che gli dia un rating.

D. Quindi lei non è d’accordo sull’idea di creare un’Agenzia di rating europea; idea peraltro ancora un po’ confusa, perché si parla di un’Agenzia, assolutamente indipendente dagli Stati, da creare sulle radici di organi di controllo indipendenti, se ci sono, o da costituire ex novo..

R. Cerco di spiegarmi meglio. Noi possiamo fissare tutte le regole di questo mondo, ma se poi non c’è qualcuno che va a controllare e se non c’è qualcuno che entra nel merito dei bilanci dei Gruppi che girano attorno alle Agenzie di rating, noi non riusciremo mai a fare in modo che quei conflitti d’interesse possano risultare una discriminante decisiva per impedire che il mercato del rating venga inquinato.

Garantire attraverso un organismo tipo Consob europea, per capirci, che nell’area dell’euro , se c’è un patente conflitto d’interesse, non si possa pubblicamente emettere un rating su un soggetto o un’Amministrazione pubblica, quindi sul debito sovrano, sarebbe già un enorme passo avanti. Al tempo stesso però noi dobbiamo liberalizzare al massimo la possibilità di svolgere un’attività di questo genere.

D. Un’ultima domanda. Il calendario delle iniziative europee in questo settore prevede che la votazione della nuova normativa avvenga in Assemblea plenaria a luglio. Di qui a luglio ci sono ancora quattro mesi. La crisi è tutt’altro che superata. Sui mercati borsistici in questi ultimi giorni ci sono stati pericolosi sussulti, e la minima voce di difficoltà nella soluzione della crisi del debito greco, o di quello portoghese, suscita immediati timori sui mercati, ed amplia lo spread tra i titoli italiani e quelli tedeschi. C’è ancora una situazione di estrema incertezza e volatilità, anche se il momento più grave della crisi sembrava superato. Lei non teme che in questi quattro mesi le Agenzie di rating possano di nuovo intervenire rinfocolando una crisi che è tutt’altro che spenta?

R. Io non credo che il peggio della crisi sia alle nostre spalle, perché ci sono una serie di problemi che ora non è possibile sintetizzare in poche parole, ma che sono ben noti ed evidenti, soprattutto per quel che riguarda le conseguenze, già antro l’anno, di alcune smagliature nel piano di ristrutturazione del debito greco, ed alcuni problemi che ci sono in Spagna in questo momento. Non siamo quindi in una situazione che si possa risolvere in due o tre mesi; siamo in una situazione che ci farà stare sulle montagne russe  per almeno un paio d’anni.

-Si può anche aggravare, in due o tre mesi…

R. Sì, ma intendo dire che non è un “downgrading” delle Agenzie di rating che può aggravare questi problemi. Questa situazione ha ormai dei fattori obbiettivi che sono sotto gli occhi di tutti. C’è una misurazione dei rischi che noi abbiamo rispetto all’area dell’euro in assenza di grandi scelte. Una grande scelta potrebbe essere la svalutazione dell’euro e andare alla parità col dollaro. Un’altra grande scelta potrebbe essere attribuire alla Banca Centrale Europea un ruolo da Banca Centrale sul serio. Un’altra grande scelta potrebbe essere spostare una quota del debito europeo sugli eurobonds.. Ma in assenza di una qualunque di queste scelte o di tutte queste scelte,noi andremo su e giù e le Agenzie di rating francamente poco ci possono fare in una vicenda di questo genere.

Io credo che noi dobbiamo soprattutto tener presente che i grossi danni sono già dietro le nostre spalle. La Grecia entrò nell’euro con un’operazione di “maquillage” fatta dalla Goldman Sachs che gli permise di esibire una struttura del debito ben diversa da quella reale., che non ha nulla a che fare poi con la successiva falsificazione dei bilanci, evento inedito nella storia recente dell’Europa. Ma è quel tipo di rappresentazione distorta dell’economia reale che  le Agenzie di rating hanno contribuito a dare quando lo hanno ritenuto possibile, congruo, necessario.

-Salvo poi…

R. Salvo poi dover riconoscere un errore. Questa catena di errori alle nostre spalle ci ha portato ad una situazione insostenibile. Ormai anche nella valutazione del mercato i giudizi delle Agenzie di rating producono conseguenze infinitamente meno gravi e meno immediate di quelle che producevano soltanto sei mesi fa.

D. Per concludere, riassumendo: alle Agenzie di rating è stato attribuito un ruolo di capro espiatorio ed è stato attribuito un potere che forse non hanno. Ed ora non si tratta di individuare il colpevole della situazione di crisi in cui ci troviamo, ma di costruire l’Europa  con misure in grado di  farci uscire dalla crisi.

R. Sì, si tratta di questo. E si tratta soprattutto di capire che è entrato in crisi un modello funzionale, che si riteneva potesse portarci lontano ed invece ha fatto Caporetto nel giro di dieci anni.

-Lei, senatore Augello, è stato molto chiaro. La ringrazio, anche a nome di coloro che potranno ascoltarla sul sito lafinanzasulweb.it

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Autore: Redazione » Articoli 663 | Commenti: 290

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