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Home | ©2012 La Finanza sul Web | Articolo visto 9725 volte 18 ottobre 2012

Responsabilità sociale d’impresa: triplice fischio per il vecchio football

Di Redazione  •  Inserito in: finanza italiana, Primo Piano

è l’ora della triple bottom line*
 
 
Purtroppo i recenti trend del calcio nostrano vanno a discapito della sportività e dell’etica, prendendo preoccupanti deviazioni: doping, partite truccate, corruzione, bilanci pericolosamente in rosso etc. Ma prima di paventare un salutare stop delle stagioni calcistiche e dei campionati (non dimentichiamo che il calcio è una passione e un passatempo per i tifosi ma è anche un grande ammortizzatore di tensioni sociali) pensiamo che visti gli sforzi della Federazione (FIGC), di alcuni (ancora troppo pochi) club e delle istituzioni (Ministero dello sport e la sua missione di moral suasion) valga la pena considerare casi isolati “le mele marce” emerse fino ad oggi e cercare di regolare, educare, migliorare quanto c’è di sano con i principi della sostenibilità e della CSR (Responsabilità Sociale d’Impresa)

L’esempio di Simone Farina l’ex giocatore del Gubbio che ha denunciato le partite combinate per poi ritrovarsi esiliato e senza una squadra è abbastanza esplicito, ma anche la mossa dell’Aston Villa di ingaggiare Farina come “community coach” dovrebbe far riflettere. Peccato che gli inglesi, solitamente famosi per il gioco duro e rozzo (sul campo) questa volta abbiano giocato di fino e di anticipo rispetto ad altri club italiani.

Trasformare in oro quello che c’è di “marcio” è un’attitudine alla quale ci stiamo disabituando e che dovremmo riprendere. Del vecchio adagio “sbagliando si impara” dovremmo farne un mantra, perché no nel mondo del calcio, in questo periodo attraversato da tempeste mediatiche che testimoniano alcuni resistenti focolai di malcostume.

La necessità di un codice etico (ma anche di un Modello 231) del pallone e di maggiore sostenibilità o responsabilità sociale (ricordiamo che questa include aspetti finanziari, sociali e ambientali) per tutti gli attori (stakeholder) del palcoscenico calcistico si fa sempre più pressante.

Gli inglesi, inventori del calcio si pavoneggiano già rispetto agli altri, con piccole semplici iniziative di club: Aston Villa, Manchester, Chelsea, Birmingham ma se andiamo ad analizzare bene le loro azioni spesso si limitano a solidarietà, filantropia, carità e donazioni una tantum verso soggetti disagiati. Ovviamente queste pratiche sono encomiabili ma non risolutive, la stessa Responsabilità sociale d’impresa o Corporate Social Responsibility -CSR- non annovera nel proprio schema teorico di riferimento le iniziative di filantropia.

I pilastri individuati dalla FIFA e dal UEFA mi sembrano corretti: Social Inclusion, lotta al razzismo, fair play finanziario sono un buon punto di inizio in un mondo dove gli stakeholder sono tanti, diversi e difficili (dagli ultras ai procuratori passando dagli sponsor ad esempio), a complicare ancora di più la situazione un business attorno al quale girano miliardi di euro e dove, se non proprio la responsabilità ma almeno l’attenzione agli “sprechi” è ancora lontana da venire.

Avrei pensato ad un set di indicatori quali-quantitativi di performance per iniziare a monitorare dettagliatamente cosa succede nel mondo del calcio. Questi KPI (Key Performance Indicators) sono il primo passo per costruire dei bilanci di sostenibilità che non siano solo belle immagini e buoni intenti ma vogliono essere la fotografia (reale e non ritoccata) di una situazione. Un punto di partenza e di riflessione per isolare le mele marce e per instaurare un circolo virtuoso nello sport più popolare del pianeta.

Insomma la strada è lunga e tortuosa ma tutti gli amanti di questo sport planetario e gli esperti di sostenibilità dovrebbero prestare attenzione e rilanciare l’idea arricchendola di proposte nuove, io ne avrei alcune, profonde, precise, attuabili facilmente e non costose, chi è interessato può mettersi in contatto con me e finalizzare questo mio “assist” con un goal.

* si intende per Triple Bottom Line, detta anche 3BL o TBL: Planet, People Profit ovvero l’attenzione agli aspetti ambientali (Planet), sociali (People) ed economico- finanziari (Profit)

Pierluigi Orati (pierluigi.orati@lafinanzasulweb.it)

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Autore: Redazione » Articoli 668 | Commenti: 200

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