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Home | ©2012 La Finanza sul Web | Articolo visto 53989 volte 21 luglio 2012

Quel pasticciaccio brutto del Meccanismo Europeo di Stabilizzazione (MES)

Per preservare la stabilità della zona euro, verso l’olocrazia finanziaria europea

Di Redazione  •  Inserito in: Europa, Finanza Internazionale, Il punto, Planisfero, Video

di Emanuele Itta

“ Di’ tutta la verita’, ma dilla obliqua:

il successo e’ nel cerchio….”    ( Emily Dickinson )

Dunque e’ passato poco più di un anno dall’entrata in vigore e bisogna di nuovo rimettere mano al Trattato europeo. Gli Stati membri sono stati invitati a impegnarsi rapidamente sulle procedure richieste per l’approvazione di questa modifica del Trattato in modo da permettere la sua entrata in vigore il 1 gennaio 2013.

La decisione mira ad aggiungere all’articolo 136 del Trattato un paragrafo che prevede che gli Stati membri, la cui moneta è l’euro, possono instituire un meccanismo di stabilità che sarà attivato, se è indispensabile, per preservare la stabilità della zona euro nel suo insieme e che la concessione, sulla base del meccanismo, di ogni assistenza finanziaria necessaria, sarà subordinata ad una stretta condizionalità.

Questo meccanismo costituirà lo strumento necessario per far fronte a situazioni nelle quali la stabilità finanziaria della zona euro sia minacciata, come e’ il caso di questi mesi.

Il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) sostituirà il Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria (FESF) ed il Meccanismo Europeo di Stabilizzazione Finanziaria (MESF), che sono stati creati nel 2010 e saranno mantenuti fino giugno 2013.

Abbiamo già avuto modo di argomentare su queste pagine ( in “ Grecia, Euro, Europa: Hamilton cercasi, maggio-giugno 2010 ) perché, a nostro avviso,  l’unica soluzione sia quella di un unico ministro del Tesoro Europeo, in sostituzione dei 17 ministri dell’economia e finanza dei 17 Paesi dell’area euro, e l’assunzione diretta dell’intero debito pubblico dei 17 paesi dell’area euro da parte dell’Unione Europea.

Ora, con la nuova decisione, non solo si allontana nel tempo “ il calice amaro “ dell’unica medicina che  può salvare l’euro e ridare fiato per nuovi lustri all’economia ed allo stato sociale di un continente che sta invecchiando a vista d’occhio e perdendo in verticale ruolo sulla scena politica mondiale , ma comincia  a prendere forma una sorta di degenerazione collegabile a comportamenti demagogoci per acquisire il consenso: la oclocrazia finanziaria europea. “Olocrazia”, secondo Polibio, è il sistema politico in cui le decisioni sono prese dalle masse, ed è una degenerazione della democrazia legata a comportamenti demagogici.

Insomma i sempre più vecchi e vecchie europei il cui voto e’ sempre  più determinante, hanno un orizzonte temporale di uno-due decenni – se va bene – ed ad essi non si ha il coraggio di dire che la medicina da prendere e’ più amara del MES: bisognerebbe spiegare loro bene che la vita continua per i loro sempre meno numerosi figli ed ancor meno numerosi nipoti.

Invece di vivere in un’area a rischio di marginalizzazione essi potrebbero vivere in una area determinante per gli equilibri globali.

E forse tornerebbero così a riassicurarsi le generazioni ancora in grado di far figli e si potrebbe sperare  almeno di tornare al tasso di natalità di rimpiazzo.

Ma non abbiamo politici con questo coraggio.

Il “pacchetto” adottato dal Consiglio Europeo
 

Il Consiglio europeo del 24-25 marzo 2011 ha adottato  un pacchetto globale di misure volte, nelle dichiarate intenzioni, a contrastare la crisi, preservare la stabilità finanziaria e porre le basi di una crescita intelligente e sostenibile, che sia all’insegna dell’inclusione sociale e crei occupazione: si rafforzeranno così la governance economica e la competitività della zona euro e dell’Unione europea.

L’elenco delle misure è il seguente:

  1. Attuare il semestre europeo, Europa 2020, risanamento di bilancio e riforme strutturali.
  2. Rafforzare la governance.
  3. Un salto di qualità nel coordinamento delle politiche economiche: il Patto euro plus.
  4. Ripristinare lo stato di salute del settore bancario.
  5. Rafforzare i meccanismi di stabilità per la zona euro e Term Sheet per il MES.

Sul terzo punto, il Consiglio ha ribadito quanto già stabilito nella riunione precedente. È positivo quindi che  altri sei paesi europei non appartenenti all’area euro (Danimarca,Polonia, Bulgaria, Romania, Lettonia e Lituania) abbiano annunciato la loro partecipazione volontaria al Patto per l’euro.

Ciò dovrebbe rispondere alle preoccupazioni relative alla possibile formazione di una Unione Europea a “due velocità” e di uno svuotamento delle istituzioni europee a favore di una ripresa del ruolo degli accordi intergovernativi come principale motore dell’integrazione.
Le conclusioni del Consiglio hanno enfatizzato la necessità di riprendere il processo di rafforzamento del mercato unico e reiterato il ruolo delle istituzioni europee, a cominciare dalla Commissione, nel verificare gli impegni presi dai Paesi nell’ambito delle nuove forme di integrazione.

Naturalmente, bisognerà vedere se a questi auspici seguiranno i fatti, o se in effetti l’accelerazione nella integrazione economica tra i paesi euro non determinerà una cesura, potenzialmente pericolosa, nel processo di integrazione europeo.

La conduzione del MES sarà politica

Ma  e’ il quinto punto, il   nuovo Meccanismo Europeo di Stabilità, il “ core “ delle conclusioni.  Va segnalato che la governance del Fondo sarà politica. L’organo di governo sarà infatti il Board of Governors, formato dai ministri delle Finanze dell’area euro.
L’erogazione dei fondi avverrà attraverso una complicata procedura, che coinvolgerà i governi degli stati membri, la Commissione, la Bce e l’Fmi.

I tassi applicati ai prestiti saranno penalizzanti, prevedendo l’applicazione di due o tre punti percentuali di “mark-up”, cioè in più, (a seconda della scadenza) rispetto al costo del “funding” per il Fondo. I prestiti saranno condizionati, oltre che all’adozione di programmi di aggiustamento fiscale, anche alla rinegoziazione del debito sul mercato: i creditori privati dovranno così contribuire al risanamento del bilancio pubblico.

Il Fondo godrà dello status di creditore privilegiato: sarà rimborsato prima dei privati. Come se non bastasse,  il versamento del capitale di 80 miliardi da parte dei paesi al nuovo Fondo (l’Italia dovrà versarne 14,3) verrà spalmato in cinque tranche annuali,invece delle due originariamente previste nell’accordo di inizio marzo.  Il resto delle disponibilità del Fondo, per un totale di 700 miliardi, di cui 500 effettivamente elargibili, è composto da “callable capital” e dalle garanzie offerte dai paesi partecipanti all’euro.Il Parlamento europeo dovrebbe approvare l’intero pacchetto entro giugno, limitandosi ad alcune modifiche procedurali, se si vorranno rispettare i tempi.
 
 
Quattro problemi grandi come macigni
 

E’ un pasticcio.

Primo problema: IL MES ha una dotazione che è insufficiente e tardiva. Ammonta a 700 miliardi che garantiscono una capacità di erogazione di 500, ma i paesi dell’euro ne sborseranno effettivamente solo ottanta, diluiti in cinque rate annuali, e solo a partire dal 2013. Il resto sarà sottoscritto sotto forma di garanzia e “callable capital” a partire dal 2013. “Too little, too late”, se si pensa che solo durante il 2011 (e non nel 2013!) verranno a scadere circa 502 miliardi di debito di Portogallo, Irlanda, Grecia, Spagna e Italia, e che i requisiti finanziari della sola Spagna fino al 2013, contando governi centrali e locali, sono stimati intorno a 470 miliardi.

Secondo problema: l’attivazione delle garanzie rischia di produrre effetti moltiplicativi e di contagio della crisi. Per ogni 100 euro che si rendessero necessari per salvare gli altri Paesi dell’euro, il bilancio di ciascun Paese contribuente sarebbe gravato di un numero di euro pari alla sua percentuale nel bilancio della Banca centrale europea.

Terzo problema: il meccanismo di voto. A differenza del Fondo monetario internazionale, le cui decisioni richiedono la maggioranza semplice delle quote, lo statuto del MES stabilisce che per approvare un prestito, determinarne i tassi d’interesse e le condizioni (le manovre di aggiustamento che il debitore deve attuare), la decisione debba essere presa all’unanimità dei ministri finanziari dell’Eurozona. Il potere di veto di ciascun paese è perciò enorme, potenzialmente paralizzante e distorsivo. Il Paese che gode di buona salute finanziaria, potrebbe  barattare il proprio consenso al prestito al Paese bisognoso, con la disponibilità di quest’ultimo ad adottare proprio le misure di politica economica che più fanno comodo a chi sta meglio.

Quarto problema: lo statuto prevede che la Commissione europea effettui una valutazione di sostenibilità del debito pubblico del Paese con difficoltà di accesso ai mercati finanziari. Se l’esame dovesse concludere che il Paese è tecnicamente insolvente, come è verosimile che avvenga nella maggior parte dei casi concreti, e cioè valuti che manovre realistiche di aggiustamento non siano sufficienti a garantire la solvibilità, allora il Fondo europeo potrà erogare i prestiti a una sola condizione: che il Paese beneficiario ottenga il “coinvolgimento del settore privato”, ovvero il consenso dei propri creditori a subire una riduzione del valore dei propri crediti. Si vuole evidentemente evitare di salvare Paesi insolventi, premiando quegli investitori che hanno ottenuto alti rendimenti con prestiti azzardati.

Il problema è l’effetto di tali norme sui titoli emessi dai Paesi a rischio da qui al 2013. Se si dichiara oggi che i Paesi che ricevono fondi tra il 2011 e il 2013 faranno sicuramente default (parziale) nel 2013, i mercati richiederanno subito rendimenti molto più elevati sulle nuove emissioni,precipitando la crisi d’insolvenza. Proprio come sta accadendo in Portogallo.

La verità è che un mercato unico, una moneta unica e 17 debiti pubblici sovrani non possono stare in piedi.

A livello europeo sanno bene che nessuna prospettiva consente di prospettare se stessa, ma  vanno avanti lo stesso, come se fossimo negli anni sessanta. Per uscire dal “ loop “ dovrebbero avere il coraggio di cambiare prospettiva: dal funzionalismo allo Stato federale, cioe’ al bilancio unico col debito unico e con un unico  ministro del tesoro.

Siamo nella trappola di Orwell: “ dubita del tuo stesso pensiero, perche’ potrebbe essere condizionato dal tuo linguaggio costruito apposta per incarcerare la tua mente “.

Ma i politici, se lo sanno, preferiscono non dirlo. O lo dicono obliquamente, sperando di essere rieletti.

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Autore: Redazione » Articoli 670 | Commenti: 235

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1 Commento   •  Commenta anche tu!

  • [...] Che cos’è il MES? Servirà davvero a mettere l’euro e i Paesi europei al riparo dall’instabilità [...]

    Pingback  - ID -  agosto 1, 2012 alle 7:47 am     

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