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Home | ©2012 La Finanza sul Web | Articolo visto 15909 volte 18 settembre 2012

Paolo Savona:lo squilibrio tra capitale e lavoro all’origine della crisi

Di Arnaldo Vitangeli  •  Inserito in: Finanza Internazionale

 
In occasione della presentazione del suo libro: “Eresie, esorcismi e scelte giuste per uscire dalla crisi” svoltasi a palazzo Wedekind, sede del quotidiano “il Tempo” nella primavera del 2012, il professor Paolo Savona* ha espresso delle considerazioni tanto acute quanto inedite sulle ragioni della crisi economica che ha colpito l’Occidente, sulla svolta che l’unificazione europea ha significato per l’Italia e sulle prospettive future del nostro Paese e del Vecchio Continente.
A distanza di qualche mese, durante i quali il governo tecnico a guida Mario Monti ha portato avanti un progetto di risanamento e di rilancio del Paese che presenta forti elementi di squilibrio ci sembra che le osservazioni di Savona, che riportiamo nel video che correda questo articolo, appaiano ancora più condivisibili.
Il primo elemento sottolineato da Savona nel suo intervento è la trasformazione radicale avvenuta nelle prospettive politiche, economiche e sociali a seguito del crollo del muro di Berlino.
Prima del 1989 l’Italia aveva seguito un preciso progetto politico, che aveva nell’equilibrio del rapporto tra capitale e lavoro il suo elemento essenziale.
Obbiettivo fondamentale della strategia politico-economica nazionale era quello di conciliare lo sviluppo economico con l’equita’ sociale, ancorandosi saldamente al progetto europeo che avrebbe garantito lo sviluppo in un clima di pace e cooperazione.
In alcuni casi si era arrivati, secondo l’autore, a uno sbilanciamento su alcuni elementi a favore del lavoro, in relazione in particolare ad alcune sentenze della magistratura sulle vertenze di  lavoro, ma complessivamente si poteva parlare di un positivo equilibrio che, garantendo il potere di spesa della classe media, nella quale si poteva annoverare la maggioranza della popolazione italiana, assicurava alle produzioni nazionali un forte mercato interno in aggiunta a quello estero.
In seguito questo elemento cardine è venuto meno con il crollo del muro di Berlino e dopo il manifesto fallimento del modello comunista.
A livello globale si è quindi assistito a quello che Paolo Savona chiama “patto perverso” tra il paleo-capitalismo liberista anglosassone e il post-comunismo cinese.
Il capitalismo europeo si è appiattito in maniera pedissequa sui diktat del liberismo anglosassone, rinunciando dunque all’ambizione di regolare il rapporto capitale – lavoro e a perseguire un progetto di sviluppo sociale a lungo termine. Contemporaneamente è emerso in Cina un capitalismo di Stato che, quantomeno in questa prima fase, sfrutta l’assenza di norme che tutelino la forza lavoro cinese per produrre merci a prezzi stracciati, contribuendo a abbassare ulteriormente il potere contrattale del lavoro in Occidente, attraverso una concorrenza al ribasso nel settore industriale che obbliga i lavoratori occidentali a un’impossibile competizione con i loro omologhi asiatici nel mercato globale .
Paolo Savona afferma con forza la necessità di un riequilibrio dei fattori di produzione in Occidente e di una visione strategica per lo sviluppo che, se condivisa, garantirebbe l’accettazione da parte dei lavoratori europei di qualsiasi tipo di sacrificio nell’ottica di un investimento strategico per il proprio futuro.
Una soluzione non risolutiva appare invece quella della vendita dei beni dello Stato al fine di fare cassa.  Nel suo intervento, Savona ipotizza la cessione dei beni statali a un ente che, garantito da quei beni, emetta titoli con i quali finanziare la spesa pubblica.
Una proposta che ricorda in qualche modo quella espressa dal prof. Vittorangelo Orati sulle pagine della Finanza e che garantirebbe le risorse necessarie per rilanciare lo sviluppo senza aggravare l’enorme debito pubblico italiano.
 
 
 
 
Paolo Savona:
Inizia la sua carriera in Banca d’Italia al Servizio Studi, Nel 1976 vince il concorso a cattedra e lascia la Banca d’Italia per insegnare Politica economica prima all’Università di Cagliari e subito dopo all’Università Pro Deo, che contribuì a rifondare come LUISS. Direttore Generale di Confindustria negli anni 1976-1980,  Presidente del Credito Industriale Sardo  dal 1980 al 1989, quindi Segretario Generale per la Programmazione Economica al Ministero del Bilancio (1980-1982),  ), Direttore Generale e poi Amministratore delegato della Banca Nazionale del Lavoro (1989-1990), quindi Presidente del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi(1990-1999), di Impregilo, di Gemina, degli Aeroporti di Roma e del Consorzio Venezia Nuova (2000-2010). Tra il 2000 e il 2005 è stato consigliere di amministrazione di RCS e TIM Italia. Dopo essere stato vice presidente di Capitalia, all’atto della fusione con Unicredit, viene nominato presidente della Banca di Roma. Dal settembre 2010 è stato nominato nuovamente presidente del Fondo interbancario di tutela dei depositi.

Ministro dell’Industria, commercio e artigianato e per le funzioni connesse al riordinamento delle partecipazioni statali nel Governo Ciampi (aprile 1993-aprile 1994), è stato nel biennio 2005-2006 Capo del Dipartimento per le Politiche Comunitarie della Presidenza del Consiglio dei ministri e Coordinatore del Comitato Tecnico per la Strategia di Lisbona, che ha redatto il Piano Italiano per la Crescita e l’Occupazione presentato alla Commissione Europea il 15 ottobre 2005.

Ha svolto numerosi incarichi pubblici in Italia e all’estero tra cui: membro del Comitato OCSE per la standardizzazione delle statistiche finanziarie e del BIS Standing Committee on Eurodollars; Presidente del Consiglio Tecnico Scientifico della Programmazione Economica, della Commissione di indagine sul nucleare in Italia e membro delle Commissioni Ortona e Jiucci per la riforma dei Servizi di sicurezza come esperto in materie economiche.

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Autore: Arnaldo Vitangeli » Articoli 123 | Commenti: 200

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