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Home | ©2012 La Finanza sul Web | Articolo visto 12067 volte 20 luglio 2012

Adesso tocca alla Spagna, l’Europa è sul Titanic!

Di Arnaldo Vitangeli  •  Inserito in: Finanza Internazionale, Primo Piano

Di sicuro in molti conoscono il film Titanic, visto che si è trattato di uno dei maggiori successi al botteghino di tutti i tempi.

Di quel film, più dell’amore impossibile tra i due protagonisti e degli effetti speciali rivoluzionari per l’epoca mi ha colpito un aspetto della trama. Subito dopo la collisione con l’iceberg, che poteva essere evitata con un po’ di buon senso, (ma del senno di poi sono piene le fosse) l’equipaggio e i passeggeri esultano, convinti dello scampato pericolo.

Il giovane protagonista, invece, che pur essendo analfabeta possedeva evidentemente profonde nozioni di fisica e di idraulica, confida alla sua amata che la nave è destinata ad affondare, che è una certezza, e che non ci sono scialuppe per tutti.

Questo passaggio cinematografico ricorda drammaticamente la realtà economica odierna.

Nel 2008, ormai 4 anni fa, è scoppiata la crisi dei mutui sub-prime, una crisi che nasceva nell’ambito della finanza americana e che aveva la sua causa, in somma sintesi, nella creazione di danaro dal nulla, attraverso i derivati, attraverso la capitalizzazione di mutui improbabili e simili alchimie.

Ci si è accorti di colpo, o meglio si è portata all’opinione pubblica la consapevolezza del fatto, che in pancia alle banche di tutto il mondo c’era una quantità di titoli tossici che ammontava a 6 volte l’intero Pil del pianeta, una gigantesca e macroscopica bolla destinata a scoppiare con conseguenze devastanti in particolare per i sistemi bancari occidentali.

L’impatto con l’iceberg era ormai palese.

Una risposta politica adeguata al problema non poteva che essere quella di rimuovere le cause del disastro, ossia la deregulation finanziaria che aveva generato questa mostruosa quantità di speculazione, ma si è preferito limitarsi a stampare e immettere moneta nel sistema, sperando che aggiungendo a una bolla creata dal danaro virtuale altro danaro virtuale la questione si sarebbe risolta, un po’ come spegnere un incendio gettando paglia sul fuoco.

Ovviamente il rimedio non ha funzionato e la crisi si è allargata e, grazie alle agenzie di rating e agli attacchi della speculazione, si è trasformata  in crisi dei debiti sovrani, con la piccola conseguenza che, a questo punto, non sarebbe stato un problema delle banche l’eventuale crack del sistema, ma sarebbe diventato un problema dei cittadini dei vari stati indebitati.

Le misure per rispondere a questa nuova fase della crisi sono state i tagli di bilancio e l’aumento delle tasse.

Si è scelto in sostanza di imporre “sacrifici” ai cittadini, ossia di impoverirli, per migliorare i dati dei bilanci pubblici, ridurre il disavanzo, e limitare l’innalzarsi dello spread, cioè la fuga degli investitori dai titoli di stato di paesi ritenuti “non virtuosi”, fuga che impediva agli stati stessi di finanziarsi.

Ovviamente essendo sbagliata la cura gli effetti non potevano essere positivi.

Le politiche di austerity e di impoverimento sociale, i tagli ai servizi e ai diritti, l’aumento delle tasse non solo avrebbero depresso e danneggiato l’economia reale, ma non avrebbero sortito effetti sul rapporto debito-Pil, perché anche se il primo fosse calato il secondo sarebbe diminuito in termini ancora più netti.

Le drammatiche notizie provenienti dalla spagna confermano questa analisi a tinte fosche.

In Spagna, infatti, a seguito della crisi, si è insediato un governo di centrodestra che, come il suo omologo in Grecia e, in misura minore almeno per ora, il governo Monti in Italia, ha iniziato una politica di “tagli” e aumentando le tasse.

Diminuendo i salari, cancellando le tredicesime, annullando diritti faticosamente conquistati dalle generazioni precedenti, licenziando dipendenti pubblici, diminuendo tutti i servizi, la Spagna ha applicato alla lettera le misure richieste dalla triade, dalla BCE e dagli altri organismi internazionali.

La disoccupazione è schizzata alle stelle, i cittadini sono allo stremo, l’economia reale e la produzione precipitano, e, ovviamente, non solo i conti non migliorano e lo spread non torna sotto controllo, ma si avvicina pericolosamente l’ipotesi di bancarotta.

Il rischio contagio agli altri paesi dell’area, specie quelli più deboli come il nostro, è altissimo, così come altissimo è il rischio che crolli l’euro e con esso l’Unione Europea.

Tutto questo non è inedito a dire il vero, anni fa una situazione non troppo dissimile è avvenuta in Argentina.

L’Argentina infatti, pupilla del Fondo Monetario e della Banca Mondiale ne aveva applicato alla lettera i diktat, finendo presto in bancarotta e in una crisi sociale senza precedenti.

La risposta politica del paese sudamericano, tuttavia, è stata opposta alla nostra. Si sono nazionalizzate le banche, si è iniziata una politica centrata sull’economia reale e sulle necessità della cittadinanza.

Il governo incoraggiò la produzione locale e prestiti accessibili per le imprese, organizzò un piano per aumentare il gettito fiscale e destinò una grande quantità di denaro ai servizi sociali.

Oggi l’Argentina è un paese con un tasso di crescita miracoloso, in cui il numero di poveri non è in crescita, come da noi, ma si è dimezzato in pochi anni  e in cui, come avveniva da noi in tempi ormai lontani, le nuove generazioni stanno meglio di quelle che le hanno precedute, e non peggio.

Noi però, come i passeggeri del Titanic, non abbiamo ancora capito quanto grave sia la falla e quanta acqua stiamo imbarcando, e abbiamo ancora fiducia in un equipaggio che ci raccomanda di stare tranquilli e, forse, si prepara a scappare sulle poche scialuppe disponibili.

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Autore: Arnaldo Vitangeli » Articoli 122 | Commenti: 159

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