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Home | ©2012 La Finanza sul Web | Articolo visto 17046 volte 15 febbraio 2012

Non è con l’austerità che si risolve la crisi

L’Europa vista dalla Russia

Di Redazione  •  Inserito in: Asia, Economia, Economia Internazionale, Europa, Planisfero

di Liudmila Kovalenko 1

A dicembre il Centro stampa RIA (Agenzia russa d’informazione) ha realizzato una serie di videocollegamenti dedicati ai problemi dell’Eurozona. In uno dei primi “lanci” tra Mosca e Roma, il 5 dicembre, uno degli esperti italiani ha citato Jacques Attali, il quale aveva profetizzato che l’euro non sarebbe sopravvissuto al Natale cattolico.

E’ straordinario che la conversazione tra Roma e Mosca stesse avvenendo proprio il giorno dopo che era stato reso pubblico il pacchetto di misure per portare l’Italia fuori dalla crisi del debito pubblico, al costo di quasi 20 miliardi di euro. Misure così drastiche che il ministro italiano del lavoro, Elsa Fornero, annunciando l’innalzamento dell’età pensionabile, era scoppiata in pianto…

Peraltro, tutte queste dure misure ridurranno il debito sovrano dell’Italia di trenta miliardi di euro. Con questa tempistica il saldo del debito avverrà in  63 anni, cioè, in pratica, un nulla di fatto.

Capisco che questa semplice aritmetica possa non essere qui adeguata, ma complicare ancor più il calcolo non servirebbe. Fra tutte le proposte più o meno valide, si prospettano una diminuzione delle spese per l’apparato statale e, forse, l’applicazione di una tassa sul lusso. Ma anche l’innalzamento della tassazione del 2%, basata sulla reintroduzione dell’imposta sulla casa, è poco probabile che aiuti a riportare l’economia in positivo.

 

Ma non è una zona

monetaria ottimale…

 

A suo tempo il premio Nobel Robert Mundell ha così espresso all’Amministrazione Usa il suo punto di vista: per portare l’economia fuori dalla crisi non serve l’aumento delle tasse, ma il loro abbassamento. Reagan lo sostenne ed ebbe la meglio. Certo, oggi voi potete criticare le “reaganomics”, ma nello stesso tempo è un fatto che voi vi state affrettando a cambiare l’incerto euro in biglietti verdi (anche se per me personalmente questi ultimi sono meno affidabili in senso strettamente economico).

Al riguardo lo stesso Mundell creò proprio una teoria delle “zone monetarie ottimali”,  avvertendo che all’integrazione delle monete deve seguire l’integrazione economica. Gli europei non l’hanno ascoltato: troppo grandi si sono rivelate le influenze della politica: di conseguenza nell’eurozona si sono trovate accanto la forte Germania e la debole Grecia (mentre sono in arrivo vari ex Paesi del blocco socialista, nei quali l’economia, con rare eccezioni, ha praticamente cessato di esistere) e nessuno ha dato importanza al bilancio deficitario dei Paesi “piigs” , finché non è scoppiata la “bomba” Grecia. 

A proposito dell’uscita dalla crisi economica greca, le misure dettate da Bruxelles, Berlino e Parigi non hanno – senza alcun dubbio – possibilità di riuscita: la Grecia, Paese certo non ricco, si regge prevalentemente su un piccola economia  familiare, nella quale l’irrigidimento della politica fiscale, sta portando a risultati zero, come ho potuto constatare con i miei occhi l’autunno scorso. Quando infatti in  un  videocollegamento con gli esperti ateniesi ho chiesto  se il loro governo non stesse tagliando il ramo su cui è seduta la loro traballante economia, essi mi hanno risposto che “vogliono ingrandire il loro piccolo business”. Ma chi è stato in Grecia, specie nelle città principali, capisce facilmente tutta l’utopia di tale affermazione. Tanto che avrei voglia, in proposito, di ripete il classico “loro sono terribilmente lontani dal popolo”.

 

Un calo della domanda

non può aiutare la crescita

 

Tornando all’Italia, io non so se, come il loro ministro, anche le più anziane donne italiane piangano (per l’aumento della loro età pensionabile), ma è certo che nel loro popolo quelle misure antidebito non hanno suscitato alcun  entusiasmo ma, al contrario, agitazioni di massa. Lì però non è come in Russia, dove queste manifestazioni del genere “flash-mob” si organizzano solo per “far uscire vapore”: in Occidente sono abituati a fare manifestazioni “con le regole”, presentando chiare richieste e paralizzando il lavoro, i trasporti, la rimozione della spazzatura, picchiando forte e dolorosamente su una popolazione abituata al confort.

Su questo popolo la politica di restringimento delle cinture – forse utile per favorire le diete – è assolutamente senza prospettive per l’economia. Perché l’ulteriore calo della domanda  non può giammai agevolare la crescita economica, che è determinata solo da una potente spinta consumistica. Come dicono i nostri vicini dell’Ucraina: “gli occhi hanno visto cosa si compra, adesso si mangia a crepapancia!”.

Ma infine c’è una diversa uscita dal vicolo cieco?

Evidentemente c’è, visto che , non da ora ce ne parlano economisti, sociologi, politici, banchieri di vari Paesi, sia pure con formulazioni difficili e con diversi modelli di riferimento non solo di economia ma anche di modello di civiltà.

Ma decifrare è facile.

Smettete, ragazzi, di trasformare e sprecare ciò che gli dei hanno elargito al nostro mondo terreno in quell’unica sostanza che si chiama “sterco”! Distogliete invece lo sguardo dalla vostra pancia e guardatevi intorno.

 

Il modello finanziario

di investimenti a lungo

 

Esiste una montagna di progetti globali che non hanno il semplicistico scopo di aumentare la quantità di ricchezza disponibile (“oro a miliardi”), ma l’organizzazione del mondo, la creazione di energie alternative, la costruzione di strade: in fin dei conti un vero, reale aiuto ai Paesi meno sviluppati, non un’elemosina “umanitaria”. Date lavoro al popolo e questo saprà mantenersi da solo. In caso contrario mese dopo mese moltiplicherete la disoccupazione.

Certo, si pone la domanda sacramentale: dove prendere i soldi?

Sì, ci sono, non dubitate. Le lobby degli investitori a lunga scadenza – se volete i particolari leggete i numeri di novembre e dicembre di BDM- cercano letteralmente di trascinare per le orecchie imprenditori e governi nel loro nuovo modello finanziario, anche se questi appelli pochi finora li ascoltano, non essendo tutti, evidentemente, ancora messi alle strette.

Insieme a coloro che si preoccupano dei destini dell’Europa, mi aspettavo in dicembre novità da Bruxelles, dove si tentava di adottare qualche riforma radicale, che limitasse il potere del denaro, quella che Jacques Attalì ha chiamato “un più giusto ordine di governabilità”. La notizia non era inaspettata, ma peraltro non mi ha meravigliato che sia stata bloccata ogni ottimale (anche se, non lo nego, drastica) attesa decisione. Naturalmente, Londra.

 

L’Europa punita

dal sistema anglosassone

 

Ancora una volta il sistema anglosassone ha messo al tappeto i continentali. L’Europa è stata punita per la sua caparbietà: come era possibile attentare al dollaro con la sua satellite sterlina?

Solo un cieco non vede le orecchie americane spuntare da dietro il massiccio attacco all’euro.

Poiché, il giorno dopo questi avvenimenti, era stato attivato dal RIA un altro videocollegamento, stavolta con Berlino, ho deciso di chiedere a Dorotea Schiffer, dell’Istituto Tedesco di economia, se lei fosse o no d’accordo sul fatto che l’Europa avesse perso il “round” di Bruxelles e su quale strada, a suo avviso, dovesse muoversi l’economia mondiale. “no- ha detto la Schiffer- questa non è una sconfitta, ma rispecchia il fatto che l’attuale stato di cose non può restare intatto”. Secondo il parere dell’esperta tedesca “il settore finanziario dovrà di nuovo porsi come servitore e non come padrone dell’economia”.

In altre patrole, l’Europa non ha intenzione di arrendersi; in ogni caso i tedeschi – dopo la troppo lunga infatuazione per i giochi finanziari- starebbero tornando al loro buon senso. Domanda: ma non è troppo tardi? Risposta: no, la Germania certamente rimarrà la più forte economia d’Europa, anche perché i Tedeschi storicamente sono i più propensi all’ordine, inoltre sono capaci ed amano lavorare. Anche- dico io- se questo “cavallo di razza” non può sostenere ben più di una ventina di deboli fantini.

Certamente, il carissimo maestro Nicolas Sarkosy si accalora: se sopravvive questo Natale, l’Euro sopravviverà anche il N atale prossimo. Anche se la stessa Eurozona, a giudizio della maggior parte degli esperti, “si sta sgonfiando” . cosa possibile, per effetto delle sanzioni verso i “piigs”. A chi questo faccia bene è difficile dire. Se il Vecchio Mondo è in futuro intenzionato a ricevere ceffoni dagli attuali padroni senza protestare, allora il cantore dei “Nuovi Nomadi” avrebbe avuto ragione, per cui diciamo alla Russia (se vi intreressa, leggetevi il libro di Attali “Alle porte del millennio nuovo”, tradotto in russo nel 1993)che le sarebbe predestinato un posticino ai margini di quel cortile, denominato “governo globale”.

A questo proposito, se dovessimo tradurre in modo preciso il titolo del libro citato, lo stesso suonerebbe così: “Nuovo Millennio: i vincitori sconfitti nell’avanzante ordine mondiale”.

  1. Capo redattore della Rivista BDM-Banking and Business World.
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