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Home | ©2012 La Finanza sul Web | Articolo visto 13442 volte 13 dicembre 2012

Non c’è solo lo spread sui titoli di Stato ma anche sui finanziamenti delle banche alle imprese

Di Redazione  •  Inserito in: Economia Italiana

Di Giorgio  Vitangeli

 

Sullo “spread” tra i titoli decennali di Stato italiani ed i corrispondenti “Bund” tedeschi si è creata da qualche tempo  un ‘attenzione quasi spasmodica, come se tale divario fosse l’indicatore fondamentale delle condizioni dell’economia italiana.

Curiosamente nessuna attenzione viene invece  rivolta al divario d’interesse che esiste nei vari Paesi dell’Unione Europea sul costo del credito praticato dalle banche alle imprese.

In un breve riquadro del bollettino della Banca Centrale Europea dello scorso novembre troviamo al riguardo alcune interessanti notazioni. Si sottolinea così come la dinamica dei tassi d’interesse sui prestiti erogati dalle banche alle società non finanziarie sin dall’inizio della crisi finanziaria (2007-2008) abbia evidenziato notevoli differenze tra i Paesi, che si sono accentuate nel 2010, dopo l’intensificarsi dei timori per il debito sovrano nell’area dell’euro.

Naturalmente, nota il bollettino della BCE, i costi di finanziamento per le società non finanziarie variano nei differenti Paesi  di riflesso alle differenze nelle economie e nella struttura del settore finanziario.

Ciò premesso l’analisi ha esaminato  i tassi attivi applicati sui prestiti a breve termine, cioè inferiori ad un anno, includendo poi  il costo degli scoperti di conto corrente, che in alcuni Paesi dell’eurozona, come Italia e Portogallo, costituiscono una fonte importante di finanziamento delle imprese. La media ponderata di questi due costi evidenzia come il costo del credito sia più alto in Grecia e Portogallo, e relativamente più basso in Germania, Francia e Italia. Il nostro Paese ha il costo più alto tra i Paesi  forti,  ed il più basso tra quelli deboli.

Le statistiche peraltro non riflettono’intero costo del finanziamento, poiché non includono le commissioni e gli altri oneri che le imprese debbono sostenere  nelle pratiche di finanziamento.

Quanto ai tassi sui prestiti a lunga scadenza, essi a partire dalla metà dello scorso anno sono saliti in Italia e Spagna, mentre sono scesi in Germania e Francia.

C’è da sottolineare anche – a quanto rileva la BCE -  come i prestiti a breve scadenza siano più diffusi in Grecia, Irlanda, Spagna, Italia e Portogallo rispetto a Germania e Francia. In altre parole: le imprese di questi due ultimi Paesi oltreché di tassi generalmente più bassi godono di una struttura del debito più consolidata, con minore affanno nelle scadenze.

Una seconda linea di indagine del Bollettino della BCE  separa i crediti ed il loro costo non secondo la scadenza (a breve o a lungo termine) ma in relazione all’importo, e quindi alla loro destinazione alle piccole e medie imprese.

Una prima constatazione, ovvia e prevedibile, è che i tassi sui prestiti alle piccole e medie imprese sono maggiori di quelli applicati alle imprese maggiori. Per quanto riguarda il credito bancario insomma “piccolo non è bello”: gioca a sfavore delle imprese minori il minor potere contrattuale e – a detta delle banche – il  maggior rischio.

C’è da aggiungere che  allorché emerse in tutta la sua gravità  la crisi finanziaria globale, alla fine del 2008 ed all’inizio del 2009, le condizioni di finanziamento delle banche alle piccole e medie imprese si sono notevolmente deteriorate più particolarmente in Irlanda, Spagna, Francia ed Italia. Questa situazione è poi migliorata nel 2010, ma è tornata a peggiorare nel 2011.

Il differenziale nei tassi d’interesse tra i prestiti di piccola e grande entità si è di nuovo ampliato nel recente periodo e l’aumento è stato maggiormente pronunciato in Spagna, Italia e Portogallo.

Per quanto riguarda i prestiti alle piccole e medie imprese dal 2010 la BCE  li ha divisi in due categorie: quelli fino a 250 mila euro (più rappresentativi dell’universo delle imprese minori) en quelli tra 250 mila ed un milione di euro.

La distinzione è valsa a far emergere il fatto che in tutti i Paesi il differenziale tra i prestiti sino a 250 mila euro e quelli superiore al milione è ancora più elevato. In altre parole: più l’impresa è piccola, più il credito le costa caro. Ed anche questo “spread” si è ampliato nel 2011, particolarmente in Spagna, Italia ed Irlanda, mentre in Germania e Francia l’aumento, iniziato nel 2012, è stato molto inferiore.

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