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Home | ©2012 La Finanza sul Web | Articolo visto 25779 volte 29 ottobre 2012

No Monti day: quando la gente comune fa paura al potere

Di Arnaldo Vitangeli  •  Inserito in: Economia, Europa, Planisfero, Ricerche e Studi, Video

Un silenzio assordante ha accompagnato l’organizzazione del no Monti day, promosso da varie associazioni di cittadini e organizzazioni sindacali di base, senza l’ausilio dei grandi mezzi di comunicazione di massa, ma forti della passione degli organizzatori, del passa parola su internet e dell’enorme potenza di penetrazione dei social network.

Se infatti sui giornali non si trovava nei giorni e nelle settimane precedenti alla marcia neppure una riga su quella che si annunciava essere una grande manifestazione di protesta contro un governo che, seppur non votato da nessuno ha l’appoggio dei principali partiti politici di destra, di centro e di sinistra, nelle pagine di facebook nei forum e su twitter la notizia rimbalzava e si moltiplicavano gli appelli alla partecipazione.

Appelli che sono stati ascoltati, perché l’iniziativa si è rivelata un clamoroso successo, ben al disopra di ogni aspettativa, portando decine e decine di migliaia di cittadini in piazza, senza i poderosi mezzi dei partiti che, grazie a rimborsi elettorali miliardari, hanno a disposizione strutture mastodontiche, uffici stampa efficientissimi e megafoni in tutte le principali testate. Nonostante ciò i partiti politici non riescono più da tempo ad attirare un’autentica partecipazione popolare.

In base a quanto appena detto questo successo di mobilitazione democratica appare ancor più una notizia da prima pagina, ma al momento si leggono solo trafiletti che enfatizzano il lancio di qualche uovo e un paio di scritte aggressive. Evidentemente le migliaia di persone che sono andate a protestare e a chiedere un futuro diverso non hanno diritto di cittadinanza sui giornali e sulle tv.

Un copione peraltro non nuovo, se si pensa che il trionfale tour della Sicilia di Beppe Grillo é stato praticamente ignorato dalla stampa.

Ma cosa chiedono questi nuovi movimenti e perché fanno così paura ai poteri politici ed economici da costringerli a una specie di “congiura del silenzio”?

La ragione è semplice, in questi anni la democrazia è stata completamente svuotata del suo senso profondo, ovvero la libertà di determinare il proprio presente e il proprio futuro. Con il Washington Consensus e il trionfo del pensiero liberista la lotta politica si è trasformata da lotta di idee a lotta di facce. I dogmi della supremazia del mercato, i mantra sulle privatizzazioni, la fede cieca in una globalizzazione senza regole e, soprattutto la legge divina della non ingerenza della politica nei processi finanziari, sono stati accettati acriticamente da tutte le forze politiche, negando alla radice ai cittadini la possibilità di scegliere e decidere su questi temi, che sono poi i temi di maggiore impatto per le vite di ognuno di noi. Ci avevano assicurato che garantendo l’indipendenza dei processi economici dalla politica, e quindi dalla possibilità per la gente di decidere cosa fosse meglio, e consegnando tutto il potere decisionale ai “tecnici” e al “mercato” avremmo avuto un sistema molto più efficiente e vantaggi per tutti. Come è andata a finire possiamo vederlo tutti, ma nonostante il plateale fallimento del modello liberista la classe politica, i grandi media e i maggiori think tank continuano a considerare questo modello come l’unico possibile. Basti pensare alla sorprendente dichiarazione che Mario Monti ha rilasciato recentemente, affermando che, quale che sia il colore politico del governo che gli succederà, le misure di rigore devono essere mantenute. Come a dire che andare a votare è solo una formalità e che la rotta da seguire è già stata decisa in ben altri contesti. Allo stesso tempo anche la politica estera ha smesso di essere parte del dibattito politico (ammesso che mai lo sia stata) e nonostante la guerra fredda sia finita da decenni nessuna forza politica mette in dubbio un atlantismo senza se e senza ma, che ha coinvolto il nostro paese in una serie di guerre, devastanti quanto fallimentari, in palese spregio della nostra Costituzione.

Le migliaia di cittadini che hanno marciato al no Monti day rappresentano il tentativo da parte della società civile di riappropriarsi della propria libertà di scelta, dei propri diritti e della propria dignità.

Di esempi che fanno paura ce ne sono tanti, c’è l’Islanda, che ha rifiutato i diktat della Troika, i sacrifici inutili e la schiavitù del debito, ed ha vinto la sua battaglia ricominciando a crescere non solo nei parametri astratti dell’economia, ma in quelli concreti della vita delle persone.

C’è il Sud America che ha avuto il coraggio di affrancarsi dalla sudditanza agli Usa e al loro modello economico e ha imboccato una strada di sviluppo socialmente equo, che sta portando paesi come il Brasile, l’Argentina e il Venezuela a riscattare i propri popoli da un sottosviluppo atavico e da un’ingiustizia sociale spregevole.

Anche in Europa ora questo vento di cambiamento soffia forte, e appare inevitabile che si trasformi in un uragano in grado di spazzar via una classe politica corrotta e al servizio di soggetti economici e politici che nulla hanno a che fare con i popoli che questi partiti dovrebbe rappresentare.

In Italia presto ci saranno le elezioni, e a turbare il sonno dei vari Bersani, Renzi, Casini e Alfano, oltre che del grande regista dell’operazione Monti, ossia Giorgio Napolitano, non c’è solo Grillo. Ci sono tutti quei movimenti e quelle organizzazioni che nascono come funghi dal malcontento generalizzato, che non rientrano in vecchi schemi destra-sinistra e che pescano i propri consensi in quella massa enorme di cittadini (ormai si parla nei sondaggi di un buon 50 per cento) che non si sentono minimamente rappresentati da alcun partito né di destra né di sinistra. A questi vanno aggiunti coloro che voteranno per uno di quei soggetti politici consolidati (come il movimento 5 stelle o l’Italia dei valori) che contestano alla radice l’attuale sistema politico ed economico.

Basta fare una piccola somma aritmetica per vedere che sommando “non voto” e “voto anti sistema” si supera, stando ai sondaggi, il 70% dell’elettorato, il che vuol dire che lo schema attuale destra-centro-sinistra convince (in maniera peraltro molto tiepida) meno di un italiano su tre.

Una situazione potenzialmente esplosiva che diverrà ancora più instabile se le misure della Troica continueranno a rivelarsi tanto dolorose quanto inefficaci e si dovrà procedere a misure di volta in volta più dure, più impopolari e più fallimentari.

Ciò che appare innegabile è che le misure liberiste degli ultimi decenni non hanno portato a quelle “magnifiche sorti e progresso” che ci avevano promesso, ma a un impoverimento generalizzato e a una concentrazione della ricchezza da paesi in via di sviluppo più che da paesi europei.

Dalla crisi del 2008 in poi, quando i danni del modello si sono palesati, si è deciso di imporre una “cura” che non ha portato a un miglioramento della situazione, ma a un suo peggioramento.

Il senso profondo del no Monti day è quindi questo, affermare con forza che esiste un’alternativa, che se un modello non funziona va cambiato. È nella possibilità di decidere questo cambiamento, e non di scegliere solo quali saranno i nomi e i volti di chi ci deve governare, il senso profondo della democrazia. Ed è proprio la sostanza stessa della democrazia che Monti e gli euro burocrati calpestano quando affermano che le misure fin qui adottate non possono essere messe in discussione.

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Autore: Arnaldo Vitangeli » Articoli 128 | Commenti: 310

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