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Home | ©2012 La Finanza sul Web | Articolo visto 12885 volte 18 settembre 2012

Montepaschi: le linee strategiche scelte dall’a.d. Viola per il nuovo piano industriale

Nel segno di una forte discontinuità il piano industriale 2012-2015

Di Redazione  •  Inserito in: Flash, Notizie dalle Società

Il  nuovo  Consiglio di Amministrazione della Banca Monte dei Paschi di Siena (presidente Alessandro Profumo e nuovo amministratore delegato Fabrizio Viola) ha approvato a fine giugno il nuovo piano industriale 2012-2015. Esso  segna un a forte discontinuità rispetto  al passato: una sorta di necessaria e decisa  virata impressa alla nave che naviga da qualche tempo in acque insidiose, agitate per giunta da un clima congiunturale che ancora non dà segni di miglioramento.

Il vertice di Montepaschi d’altronde nel redigere il piano industriale l’ha messo in conto. Lo scenario di riferimento entro il quale si colloca il nuovo piano industriale contempla infatti una perdurante crisi dell’euro (senza giungere però alla disarticolazione dell’Unione Europea) e per l’Italia  il protrarsi della recessione ancora nel prossimo anno, con un andamento negativo del “pil” che solo a partire dal 2014 manifesterà i primi segni di una debole crescita (+1%). Completano il quadro ipotizzato una domanda interna ancora in contrazione fino al 2013,  solo in parte compensata, a partire dall’anno prossimo, da una ripresa nel ciclo degli investimenti e da un andamento positivo dell’export; una inflazione stabile attorno al 2%, una politica espansiva della BCE, con un conseguente livello contenuto dei tassi ed uno spread a circa 380 punti alla fine del 2013, in calo poi sino a 200 punti entro il 2015, mentre i mercati azionari resteranno volatili, con performance ancora deboli.

Uno scenario simile, com’è intuitivo, erode ulteriormente la ricchezza finanziaria delle famiglie, peggiora il clima di fiducia, abbassa la propensione ai consumi. In parole povere: nel correggere la rotta di Montepaschi gli amministratori dovranno oltretutto navigare controvento.

 

Le tre linee guida

 

Ma vediamo ora quali sono gli obbiettivi che il piano industriale 2012-2015 si propone, ed attraverso quali manovre intende raggiungerli.

Le priorità indicate dal piano sono tre:

a)      Il rafforzamento del capitale, sia quantitativamente che qualitativamente;

b)      Il riequilibrio strutturale della liquidità;

c)       Il raggiungimento di livelli sostenibili di redditività.

 

Esaminiamole separatamente, unitamente alle misure che si intende adottare per  concretizzare il soddisfacimento di tali priorità.

L’obbiettivo quantitativo quanto al capitale è un Tier 1 Eba compliant  già al 30 giugno di quest’anno ed un Common equity Tier 1 ratio, Basilea 3 compliant, pari all’8,05% l’anno prossimo, ed all’8,07% al 2015.

Quanto alle misure per concretizzare tali obbiettivi, l’ipotesi preliminare è l’emissione di un nuovo strumento di patrimonializzazione governativo per 3,4 miliardi di euro, di cui 1,9 miliardi destinati al rimborso dei Tremonti Bond .

A ciò si aggiunge la elega al Consiglio di amministrazione ad aumentare il capitale di un miliardo di euro nel termine di 5 anni. L’assemblea straordinaria dei soci che dovrà votare tale delega è  stata convocata, com’è noto, per il 20 ottobre.

Dal primo gennaio dell’anno prossimo, riserva AFS del 20% relativamente al portafoglio dei titoli di Stato.

Infine  un pay-out ratio conservativo, cioè una prudenziale politica di distribuzione dei dividendi che tenga conto della necessità di rafforzare il capitale.

Sempre nell’ottica di un rafforzamento del capitale si pone un piano di cessione di asset (cessione della partecipazione del 60,4% detenuta in Biverbanca, cessione di Consum.it e deconsolidamento del ramo leasing), un piano di riduzione dei rischi operativi, un run-off selettivo del portafoglio crediti mirante ad innalzarne la qualità senza ridurre il sostegno all’economia dei territori in cui la banca opera, nonché altre misure di miglioramento gestionale.

 

Il riequilibrio della liquidità

 

E veniamo alla seconda priorità strategica: il riequilibrio  strutturale della liquidità, volto ad azzerare nell’arco del quadriennio la posizione interbancaria, oggi nettamente passiva per Montepaschi,  e l’esposizione nei confronti della BCE.

L’obbiettivo quantitativo è la riduzione del loan to deposit ratio commerciale dal 131% al 110% nel 2015 (il loan to deposit ratio totale scenderà all’84,4%).

Questa riduzione dovrà essere conseguita per metà da una forte spinta commerciale, che faccia leva su servizi a basso assorbimento di capitale/funding.

 Il passaggio da un modello di produttività da volumi ad una produttività da servizi è una delle “discontinuità” che caratterizzano il piano industriale. Le altre “discontinuità” sono: un forte potenziamento del “front office” e del “private banking”; la razionalizzazione dell’assetto del Gruppo, con l’incorporazione delle controllate e la chiusura di 400 filiali; l’esternalizzazione delle attività di “back office”,  un nuovo modello di “HR management”, ed infine la nuova banca “on line”.

 

L’incremento della redditività

 

Terza linea strategica del piano industriale è il raggiungimento di livelli sostenibili di redditività. Un obbiettivo che farà leva su un miglioramento della produttività, un miglioramento della qualità dell’attivo ed un miglioramento dell’efficienza operativa.

Il raggiungimento di questi tre “target” dovrà essere reso possibile da tutta una serie di misure e di scelte, cui in parte abbiamo già accennato: il passaggio, ad esempio, da una logica di intermediazione ad una di distribuzione di servizi, non solo finanziari (l’apporto dei servizi dovrebbe aumentare dal 34 al 47% del margine d’intermediazione); la riunificazione delle reti con l’incorporazione di Antonveneta ed il potenziamento del “front line” con  mille nuovi sviluppatori; il rilancio delle attività di “private banking” con mille nuove risorse; la conquista di una posizione di leadership nel settore della “bancassurance” ed il lancio della nuova banca “on line”, integrata con l’attuale rete di mille promotori finanziari.

Il miglioramento della qualità dell’attivo sarà perseguito attraverso l’accentramento del governo del credito nella Direzione crediti ed il potenziamento della gestione del credito problematico ( mille risorse saranno destinate alla gestione del credito prepatologico).

Infine il miglioramento dell’efficienza operativa presuppone una riduzione (-16%) dei costi; la semplificazione del Gruppo (incorporazione delle controllate e razionalizzazione della rete con la chiusura di 400 filiali); l’esternalizzazione del “back office”, preservando i livelli occupazionali delle 2.300 persone coinvolte; la riduzione complessiva del personale (4.600 unità, comprese le 2.300 del “back office”); un nuovo modello di organizzazione del lavoro; la riduzione del numero dei dirigenti  e del loro costo complessivo. Entro il 2015 le spese amministrative dovrebbero diminuire del 26% ed i costi del personale del 14%.

Obbiettivi  coraggiosi, che devono misurarsi ora con la realtà, sempre irta di complicazioni, e con il consenso delle parti sociali.

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Autore: Redazione » Articoli 676 | Commenti: 310

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