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Home | ©2012 La Finanza sul Web | Articolo visto 4879 volte 11 ottobre 2012

Montepaschi: l’Assemblea ha delegato Il CdA all’aumento di capitale di un miliardo senza diritto di opzione

Di Redazione  •  Inserito in: Flash, Notizie dalle Società

 

Assemblea straordinaria degli azionisti alquanto turbolenta quella della banca Monte dei Paschi, che si è svolta il 9 ottobre a Siena. All’ordine del giorno due soli punti: alcune modifiche allo Statuto, e la delega al Consiglio di amministrazione ad aumentare il capitale sociale nell’arco dei prossimi cinque anni, in una o più volte, ed anche attraverso l’emissione di obbligazioni convertibili, per l’importo massimo complessivo di un miliardo di euro, con esclusione del diritto di opzione dei vecchi soci.

L’uno e l’altro punto all’ordine del giorno erano visti con sfavore dai dipendenti ed ex dipendenti, intervenuti numerosi in veste di piccoli azionisti,  per il timore che da un lato l’aumento di capitale, ed in particolare l’esclusione del diritto d’opzione diluendo ulteriormente la quota della Fondazione Monte dei Paschi, principale azionista della banca, ne annacqui sempre più la “senesità”, e dall’altro che le modifiche statutarie proposte, in linea peraltro con le migliori prassi del mercato e con le indicazioni delle autorità di vigilanza, riducano in sostanza i poteri attribuiti all’Assemblea dei soci. Ma ad alimentare soprattutto  le proteste dei dipendenti-soci  era una preoccupazione più incombente ed immediata: il  nuovo piano industriale 2012-2015 predisposto all’amministratore delegato Fabrizio Viola, nell’ottica ineludibile di una riduzione dei costi, prevede infatti la incorporazione delle controllate, la chiusura di 400 filiali e l’esternalizzazione di alcuni servizi di “back office”. Una ipotesi quest’ultima che vede recisamente contrari i sindacati, e per cui sinora non si è trovato una soluzione di compromesso, il che – ovviamente – angoscia numerosi dipendenti.

Le proteste dei dipendenti-azionisti, gli slogan scanditi, il rumoreggiare,  hanno avuto peraltro un impatto più formale e mediatico che sostanziale: i due punti all’ordine del giorno sono stati approvati infatti  rispettivamente col  99 ed il 98% dei voti presenti in aula.

C’è da aggiungere che  sia il presidente  Alessandro Profumo che l’amministratore delegato Fabrizio Viola, pur inflessibili nella difesa  delle linee strategiche e dei principi informatori del piano industriale, ( “non ci sono alternative al piano”, ha ribadito Viola),  hanno disinnescato alcuni  dei temi  più dirompenti, fornendo ulteriori chiarimenti e qualche potenziale apertura.

Profumo, ad esempio, aveva già prima dell’assemblea rinunciato all’ipotesi di esser lui a proporre le candidature per l’area interna di controllo e revisione (misura che a Siena aveva creato qualche malumore): spetteranno al consiglio di amministrazione tutte le nomine dei dirigenti di prima fascia, mentre tutte le deleghe operative sono state conferite all’amministratore delegato.

Il presidente ha inoltre spiegato ampiamente la “ratio” dell’esclusione del diritto di opzione ai vecchi azionisti nell’aumento di capitale: si tratta di concludere l’operazione in tempi più rapidi e di impedire che la contrattazione dei diritti inoptati (la Fondazione non ha risorse per sottoscrivere l’aumento) possa  deprimere la quotazione. Per venire incontro ai vecchi socii inoltre sarà valutata la possibilità di offrire loro dei warrant ai valori di mercato del momento, cosicché possano partecipare all’aumento alle medesime condizioni degli altri sottoscrittori.

Infine Profumo, a smentire illazioni e dietrologie, ha chiarito:”Non ho la benché minima idea su chi potrà sottoscrivere l’aumento di capitale, però penso che ci vorrebbe un socio non industriale, perché non vogliamo vendere la banca”.

Sul tema scottante dell’esternalizzazione di alcune mansionii, Viola  poi è sembrato aprire un qualche spiraglio. “Mi auguro – ha detto – che cada ogni pregiudiziale e che si possa tornare al tavolo di confronto”. Ma a scanso di equivoci ha anche aggiunto: “In ogni caso dovremo andare avanti per raggiungere gli obbiettivi del piano industriale”.

Ed infine Gabriello Mancini, presidente della Fondazione, assieme alla vecchia dirigenza bersaglio di rumorose contestazione di alcuni dipendenti-azionisti, ha  ricordato che la Fondazione negli ultimi quattro anni ha sostenuto la banca con 4 miliardi di patrimonializzazione, a fronte di dividendi per 165 milioni. Con l’ulteriore aumento di capitale di un miliardo la sua quota sul capitale di Montepaschi scenderebbe dall’attuale 34,9% a circa il 20%.

“Chiediamo che l’aumento di capitale sia fatto solo quando e se servirà”,  egli ha sottolineato. La estrema duttilità dell’operazione, la sua scindibilità  e l’arco temporale di cinque anni per completarla  potrebbero forse  giustificare qualche speranza, posto, naturalmente, che la banca nel frattempo recuperi  rapidamente  redditività.

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