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Home | ©2012 La Finanza sul Web | Articolo visto 14852 volte 20 novembre 2012

L’inquietante affermazione di Elsa Fornero

Di Redazione  •  Inserito in: La Coda dello Scorpione, Primo Piano

Il  minimo che si può dire è che per  il ministro del lavoro e delle politiche sociali Elsa Fornero  la comunicazione è un punto debole. Molto spesso, parlando,  combina infatti pasticci e finisce al centro di polemiche.

Dopo  la gaffe sui “giovani schizzinosi” che non accettano qualsiasi lavoro, ed avendo magari una laurea, non si adattano a fare i camerieri, l’ultimo pasticcio è quello sulla legge delle pensioni e sui rapporti coi mercati finanziari.  Parlando qualche giorno fa ad Amsterdam, al World Pension Summit (la Conferenza che riunisce i maggiori Fondi pensione privati del mondo) ha infatti dichiarato  candidamente che i cambiamenti  introdotti dalla riforma delle pensioni realizzata dal governo Monti “erano necessari per compiacere i mercati finanziari, che altrimenti avrebbero devastato l’Italia”. E sul web i commenti sarcastici sulla politica italiana ricattata dai mercati finanziari si sono sprecati.

Qualche tempo fa, parlando alla Bocconi, aveva detto esattamente il contrario, e cioè che la riforma delle pensioni “non è una richiesta dell’Europa né dei mercati, ma una esigenza perché il sistema non crolli”, e che essa è anche “una operazione di riequilibrio generazionale”.

Peccato che il riequilibrio con quella riforma venga  attuato non migliorando le condizioni delle generazioni giovani, ma peggiorando quelle delle generazioni anziane.

Ma non è questo il punto. Il fatto è che il ministro Fornero prima afferma che la riforma delle pensioni da lei promossa non era una richiesta dei mercati, poi  dichiara invece che quella riforma è stata fatta per compiacere i mercati, o meglio sotto il ricatto d’essi, che altrimenti “avrebbero devastato l’Italia”. Considerazione questa che ci sembra più veritiera di quella espressa alla Bocconi per due motivi: il primo è che, essendo stata fatta dopo, si presume ne rappresenti una correzione; il secondo è che costituisce una rappresentazione dei fatti più credibile e sincera.

Che senza l’ulteriore riforma il sistema pensionistico italiano sarebbe crollato è cosa quanto mai discutibile: esso infatti era stato già messo in sicurezza dai tempi della riforma Dini.

Che l’ulteriore stretta non sia stata richiesta direttamente dall’Europa è formalmente vero, anche perché in questo campo l’Italia i suoi “compiti a casa” li aveva già fatti.

Resta la questione dei “mercati”, e qui il discorso si fa drammaticamente serio. E’ infatti da quasi vent’anni che ci viene predicato che ogni giorno l’Italia deve superare “l’esame dei mercati”. Esami che- come insegnava Eduardo De Filippo- “non finiscono mai”.

Ed il bello è che “i mercati” non esistono. Può sembrare un’affermazione ridicola e folle, ma a sostenerlo è, tra gli altri, un professore universitario, per giunta di scuola liberale,   Angelo Petroni, docente all’Ateneo bolognese e membro del Centro Einaudi, il quale osservava già anni or sono che il mercato niente altro è che la somma ed il sistema delle transazioni che compiono gli individui. Quindi, egli conclude, “il mercato paradossalmente non esiste. Esistono le azioni individuali di produzioni e di scambio, guidate dalle conoscenze  e dai fini che ognuno possiede. Altrimenti si cade in una forma di totemismo a animismo”.

Ed è proprio questa interpretazione deformante che oggi trionfa quando si attribuiscono ai “mercati” giudizi, sentenze, volontà che sono invece quelle dei più potenti soggetti che in essi operano. Cioè banche d’affari, fondi d’investimento, investitori istituzionali di vario genere, tutti mossi da una irrefrenabile ed inestinguibile brama speculativa.

La considerazione della Fornero va quindi ulteriormente precisata e chiarita : essa riconosce, in sostanza, che la riforma pensionistica (cioè l’ulteriore stretta sulle pensioni) da essa promossa e fatta propria dal governo Monti è stata fatta per placare (ma fino a quando?) gli appetiti degli speculatori che dominano i mercati finanziari, che altrimenti  avrebbero devastato con le loro scorrerie l’economia italiana.

La politica dunque in Italia, e non solo in Italia, è oggi ostaggio della speculazione finanziaria. Un tempo a condizionare la politica italiana era il mercato dei voti; oggi è il voto dei mercati. Cioè le scelte e le puntate di un piccolo gruppo di megaspeculatori fanno il mercato alla roulette della finanza globale. Anzi: che “sono” il mercato.

Ma perché fin dall’inizio è stato messo sotto tiro proprio il sistema pensionistico? Le ragioni addotte, cioè il declino demografico che rende insostenibile un sistema in cui aumenta il numero dei pensionati e si riduce sempre più quello dei lavoratori che versano contributi, è una mezza verità: ed è con le verità parziali che si costruiscono le menzogne più grandi ed insidiose. Il declino demografico infatti poteva benissimo esser compensato con il naturale aumento della produttività dei lavoratori occupati e con una regolamentata ed intelligente immigrazione di lavoratori da quei Paesi che traboccano di giovani senza lavoro.  Così fece la Germania, quando nell’immediato dopoguerra si trovò privata di milioni e milioni di giovani, morti in guerra. Ricorse ai gastarbeiter, i “lavoratori ospiti”, e costruì un nuovo miracolo economico.

La verità sulle continue  decurtazioni  delle pensioni pubbliche va dunque cercata altrove. E cioè nel tentativo incessante di trasferire anche in Europa ed in Italia  il modello pensionistico  del capitalismo anglosassone, che ha ridotto al minimo la pensione pubblica per dare il più ampio spazio alle pensioni private.

Alla base di questa scelta c’è una vaga giustificazione moralistica (già Galbright nella sua Storia dell’economia racconta di un pastore protestante che tuonava contro l’istituzione delle  pensioni pubbliche, che a suo giudizio avrebbero distrutto la sana virtù del risparmio…) ed una ben più corposa e concreta ragione economica e speculativa. Il risparmio volontario è infatti sempre più esiguo nel mondo anglosassone, il cui motore economico è alimentato dal consumismo. Negli Stati Uniti in alcuni periodi il risparmio è stato addirittura negativo. Cioè il suo ammontare era superato da quello dell’indebitamento.

Mancando il risparmio volontario, il capitalismo anglosassone ha messo le mani sul capitale forzoso, cioè quello obbligatorio per la sanità e le pensioni, “privatizzando” per guadagnarci quanto più possibile l’una e le altre attraverso le Compagnie assicuratrici ed i Fondi pensione, che  poi “investono” quei risparmi ,  ma  oggi, più che l’economia, alimentano con essi la gran fornace della finanza globale.

Il fatto che il ministro Fornero all’Università di Torino insegni Economia del Risparmio, della Previdenza e dei Fondi Pensione, ed ami fare le sue lezioni in inglese a questo punto è ad un tempo illuminante ed inquietante.

Giorgio Vitangeli

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