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Home | ©2012 La Finanza sul Web | Articolo visto 16238 volte 11 ottobre 2012

La Federal Reserve ormai è una grande “bad bank”

Di Redazione  •  Inserito in: Finanza Internazionale

di Paolo Raimondi

 

Lo ha ammesso lo stesso Bernanke

 

 

Durante l’ultimo simposio bancario annuale di fine agosto a Jackson Hole, nello stato del Wyoming, Ben Bernanke ha ufficialmente ammesso che la Federal Reserve americana è di fatto diventata una grande “bad bank” che compra a man bassa titoli tossici dalle banche in crisi.

Bernanke ha ricordato che nell’agosto del 2007, all’inizio delle crisi finanziaria globale, i tassi di interesse della Fed erano del 5,25% mentre oggi sono dello 0-0,25%. Di conseguenza i tradizionali strumenti di politica monetaria e finanziaria della banca centrale americana, in primis le manovre restrittive o espansive sul tasso di sconto e l’estensione temporale dei termini di prestito, non funzionano più.

Dal 2007 la Fed lavora con “nontraditional policy tools”, con armi monetarie non convenzionali basate anzitutto sulla gestione del “balance sheet”, cioè sull’espansione del suo stato patrimoniale.

Dopo aver provato una serie di operazioni per sostenere il sistema finanziario in default, la Fed è passata all’acquisto diretto dei titoli del debito pubblico e di altri titoli più tossici in possesso delle cosiddette imprese sponsorizzate dal governo (GSE), come i colossi immobiliari dei mutui subprime, Fannie Mae e Freddie Mac. Per far ciò ovviamente ha stampato dollari.

 

Quasi mille miliardi di titoli tossici

 

Dal Novembre 2008 e in poco più di due anni, Bernanke ha detto di aver comprato titoli, molti dei quali non più appetibili, per un totale di 3.350 miliardi di dollari.

Tali operazioni sono state anche chiamate “quantitative easing”. Per cui nei libri contabili della Fed ora vi sono anche 850 miliardi di dollari di mortgage backed securities (mbs), cioè derivati tossici emessi sulla base di ipoteche impagabili.

Inoltre a settembre la Fed ha annunciato che per i prossimi mesi, e senza stabilire un limite temporale preciso, essa acquisterà dalle banche americane l’equivalente di 40 miliardi di dollari al mesi di mbs.

Quando si cercavano delle soluzioni alla crisi, tra l’altro si ipotizzò la creazione di “bad bank” dove “parcheggiare” i titoli tossici, insieme ad altre riforme per rendere illegale i meccanismi della loro produzione. Nessuna banca privata ha fatto tale scelta per paura di perdere credibilità.La Fedinvece lo ha fatto con i soldi pubblici nell’interesse della finanza privata.

A Jackson Hole Bernanke ha cercato di difendere tale decisione e la sua nuova teoria monetaria proprio come fanno quei cuochi in televisione che danno le ricette sul momento. “Impariamo facendo”, ha detto. Se il piatto sarà una schifezza lo si saprà solo dopo. Mentre si cucina, invece, si tessono le lodi del cuoco, si decantano l’atmosfera e i colori, evitando attentamente di parlare del sapore.

Uno degli effetti positivi derivanti dalla politica della Fed sarebbe, secondo alcuni studi, l’abbassamento del tasso di interesse dei bond decennali del Tesoro dello 0,8-1,2%. Misera cosa per una valanga di nuova liquidità!

 

I rischi della nuova politica monetaria

 

Bernanke ha dovuto ammettere i rischi della nuova politica: la destabilizzazione dei mercati finanziari, la perdita di fiducia nella Fed in rapporto anche alla minaccia inflazionistica, la ricerca delle banche di nuove operazioni altamente rischiose e la possibilità di grosse perdite perla Fedstessa a seguito di possibili futuri aumenti del tasso di interesse.

                                

La grande stampa sta presentando una Fed interventista ed unica in grado di salvare l’economia. Ma non è così. Del resto anchela Bancadei Regolamenti Internazionali di Basilea in un suo recente paper evidenzia i pericoli insiti nella politica della Fed. Sottolinea infatti che “le misure non convenzionali hanno fornito un supporto temporaneo alle economie. Questo però non vuol dire che  l’espansione dei balance sheet delle banche centrali avranno in generale degli effetti macroeconomici positivi”.

 

Ma per l’Europa è un’altra cosa

 

Molti, in particolare gli Usa, vorrebbero che la Banca Centrale Europea portasse avanti la stessa politica.  

Qualche giorno dopo Mario Draghi da Francoforte ha risposto dicendo che, qualora fosse necessario,la Bce sarebbe autorizzata a comprare, “senza limiti”, titoli europei di debito pubblico.

Per l’Europa si tratta di una mossa giusta e da tempo auspicata. Di fatto è una decisione “politica” che sfida la speculazione incontrollata che da mesi imperversa contro l’euro e l’Unione Europea. Gli attacchi ai paesi più deboli dell’eurozona sono sicuramente motivati da ragioni di profitto immediato, ma anche, secondo noi, da visioni geopolitiche non amiche dell’Europa unita.

L’importante decisione della Bce non è però la panacea di tutti i nostri mali, né può indurre a dormire sonni tranquilli. E’ una misura di emergenza dovuta al fatto che le vere cause della crisi non sono state ancora rimosse e che le necessarie regole per controllare i flussi di capitale a breve e per limitare le operazioni finanziarie speculative non sono state ancora decise né a livello europeo né tanto meno a livello di G20.

Comunque sarebbe un grave errore delegare alla Bce tutta la responsabilità delle decisioni finanziarie ed economiche più importanti. Si rischia di mettere l’intera economia, la crescita e la questione del lavoro sotto il dominio della finanza e della moneta.

Nel suo intervento Draghi ha più volte ribadito il fatto che egli si muove all’interno del mandato principale della banca centrale che è il mantenimento della stabilità dei prezzi e la lotta all’inflazione.

 

Lo spettro dell’inflazione

 

Ha riconosciuto che i prezzi avranno nel 2012 un andamento più accelerato. In una situazione di crolli verticali dei consumi, se fosse vero che i mercati sono regolati dal gioco della domanda e dell’offerta, non si dovrebbe avere l’inflazione, ma piuttosto la caduta dei prezzi. Certo il ruolo della speculazione sulle commodities è noto. Perciò si può affermare che l’inflazione reale in Europa è ben più alta del 2,4% ammesso dalle statistiche ufficiali. Per non parlare dell’Italia…

In questo contesto è doveroso porre la massima attenzione ai possibili effetti futuri dell’acquisto dei titoli di Stato da parte della Bce creando nuova liquidità, cioè stampando nuova moneta con il rischio di una inflazione più forte.

Consapevole di ciò Draghi si è premurato di dire che questa nuova liquidità sarà comunque “sterilizzata”. Parola magica questa anche se di poco contenuto economico ma di grande effetto psicologico.

 

Le ragioni della Bundesbank ed i suoi errori

 

In parole povere, per evitare il rischio di inflazione,la Bcevenderebbe altri titoli di stato in suo possesso recuperando parte della moneta emessa. Non è così semplice. Quanto grandi potrebbero essere gli acquisti di titoli da parte della Bce? Quali titoli essa venderebbe? A chi? A che prezzo? Per quanto tempo durerà l’intera operazione? Sono interrogativi che meritano risposte puntuali.

Al riguardo è errato l’atteggiamento di quanti cantano vittoria sulla Bundesbank tedesca. Essa non è impazzita né è diventata la centrale di un “complotto” per scardinare l’Unione Europea. Essa semplicemente pone il problema del rischio dell’inflazione. Lo fa in modo e con argomenti sbagliati. Preme sui controlli di bilancio, sui tagli delle spese, sugli interventi automatici in caso di mancato mantenimento degli impegni presi dai governi, prima di concedere qualsiasi aiuto. In verità la Bce usa gli stessi argomenti per mantenere il controllo dopo l’intervento di salvataggio.

Entrambe concordano nel dare al Fondo Monetario Internazionale un potere di controllo e un ruolo diretto nella gestione dell’economia dei paesi beneficiari. Ma non è lo stesso FMI che ha fallito con i paesi in via di sviluppo e che ha dormito prima e durante la grande crisi? Assegnando al Fmi il ruolo di “grande fratello”,la Bce e l’Ue ammettono ancora una volta di essere da esso dipendenti e quindi secondi anche in casa propria.

La vera questione è rimettere in modo l’economia reale. Questo però non è il compito principale delle banche centrali. E’ compito dei governi.

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