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Home | ©2012 La Finanza sul Web | Articolo visto 8421 volte 16 ottobre 2012

India: i black out e le potenzialità delle fonti rinnovabili

Un’ opportunità per investimenti oculati anche da parte di imprese italiane

Di Redazione  •  Inserito in: Economia Internazionale

 

 

di Pierluigi Orati

 

L’attenzione mediatica su quello che può essere considerato il black-out più imponente del mondo (ha colpito oltre 600 milioni di persone) poteva essere maggiore, ma evidentemente l’occidente tende ancora a sottovalutare uno dei Paesi “BRICS” con cui prima o poi ci troveremo a “fare i conti”. Il collasso della rete elettrica avvenuto in India il 30 e 31 Luglio avrà senza dubbio conseguenze che apriranno gli occhi a quanti prendono decisioni sull’energia e supporteranno finalmente quanti chiedono a gran voce maggiore efficienza e disciplina in materia energetica.

L’India necessita di un nuovo ed innovativo modo di pensare circa la produzione e la distribuzione di energia, una rivoluzione che richiede cambi strutturali e profondi e che non può prescindere dall’attenzione alle energie rinnovabili, in particolare il solare fotovoltaico. In quanto a potenzialità, possiamo considerare il continente indiano in relazione alle fonti rinnovabili alla stregua dell’Arabia Saudita per quanto riguarda il petrolio, ma la classe politica deve prendere una decisione coraggiosa, cambiando binario e orientando la politica energetica del proprio Paese dai combustibili fossili alle energie rinnovabili.

La rete di trasmissione così com’è non può reggere

 

Pur calcolando che il 10% del fabbisogno indiano può attualmente essere coperto dal solare è impossibile pensare come durante il massimo carico (off peak load) la rete di trasmissione e distribuzione così com’è, possa reggere.  

I prezzi dei pannelli solari sono scesi del 50% durante lo scorso anno e i prezzi del materiale hardware di supporto al loro funzionamento (cavi, connettori, invertitori) continuano a scendere di prezzo sebbene ad un ritmo più lento.

Complessivamente, il sistema dei prezzi dell’energia in India si può ormai considerare “grid parity” e cioè il prezzo unitario dell’elettricità è paragonabile al prezzo dell’energia prodotta col carbone; ciò è ancor più vero se, come avviene oggi, il costo delle emissioni di gas serra (dalla combustione di carbone e combustibili fossili) viene considerato e calcolato come un “esternalità”. Ma siamo ancora più vicini alla parità (grid parity) quando il prezzo medio calcolato include i costi (poco economici) di generatori diesel usati per far ripartire la rete quando il sistema collassa.

 

La diversa natura dei due modi di produrre

 

In ogni caso dobbiamo tenere ben presente la diversa natura dei due modi di produrre energia ed elettricità: uno, quello basato sulla combustione (di qualsivoglia fonte fossile) inquina e causa riscaldamento globale, l’altro è semplicemente “pulito”. Uno è continuo mentre l’altro è intermittente. Vero è che i due sistemi di produzione possono lavorare in sinergia, come l’esperienza dei net metering statunitensi dimostra.

Come è abbastanza ovvio immaginare il solare prodotto da privati cittadini (households) contribuisce a sovraccaricare la rete elettrica durante i gironi assolati, mentre cala quando il sole non splende: lapalissiano. Alla fine dei conti per un Paese come l’India la bolletta elettrica di un cittadino dotato di pannelli solari potrebbe essere pari a zero; non importa quanto sia popoloso il Paese, il sole splende ugualmente per ognuno di loro.

Ma in India la generazione da solare non può solo fungere da complemento alla rete elettrica; la soluzione “solare” potrebbe alleviare la situazione di 400 milioni di cittadini che non hanno accesso all’elettricità, in anni in cui noi occidentali ci “divertiamo” con smartphones, banda larga, televisori HD e forni a micro onde.

Molti di questi “terrestri” come noi vivono in aree rurali dove l’espansione (costruzione in molti casi) della rete elettrica non rappresenta un buon affare per gli operatori del settore, quindi l’energia solare, magari accompagnata da “micro smart grids” (piccole reti intelligenti e snelle) potrebbe rappresentare la soluzione per l’autonomia energetica: una soluzione economica e anche vantaggiosa per aziende del “vecchio continente” pronte ad esportare il proprio know how in altre terre. Ma esistono imprenditori oculati e senza debiti in questi anni in Europa o in America?

 

I costi umani e sociali dell’assenza di elettricità

 

Quali sono le conseguenze e i costi dell’assenza di elettrificazione in determinati luoghi? Occasioni perse per aumentare la vivibilità, giovani costretti a studiare a lume di candela, con lampade al kerosene o a non studiare proprio. E’ questo quanto permettono imprenditori e businessman del mondo civilizzato, illuminati (loro si) sulla finta via di Damasco, dalla sostenibilità e dal giovanilismo, dalle pari opportunità e dal rispetto dei diritti umani?

Tornando alla natura più tecnica di quanto descritto in questo articolo, possiamo dire che esistono diverse soluzioni per usufruire dell’energia solare.

Il Ministro delle energie rinnovabili indiano è convinto di poter usare l’energia solare proprio come ogni altra fonte di approvvigionamento fossile ed immettere l’energia solare per “nutrire” la rete elettrica. Ciò è tipicamente possibile attraverso la concentrazione dei raggi solari con speciali sali e speciali tubature, ma anche con il solare fotovoltaico di nuova generazione, specie ora che i prezzi dei pannelli sono diventati più economici. Le soluzioni per nutrire la rete elettrica sono sicuramente importanti ma di certo vanno a stressare, in India, una struttura (la rete appunto) già molto stressata.

 

I limiti di una rete “stressata”

 

Insomma: le nuove fonti non aiuterebbero milioni di persone se non con una nuova rete o soluzioni alternative come le “micro smart grids”, a loro volta connesse e pronte a snellire la pesante attività della rete principale.

La situazione al momento è tale che il Ministro per le energie rinnovabili indiano sembra ignorare la “generazione distribuita” e soluzioni come tetti “pannellati” con solare fotovoltaico e/o reti di piccole comunità locali.

Le tecnologie riguardanti le Clean Energy sono nel mezzo di un positivo boom storico mai visto precedentemente. Uno studio di Bloomberg New Energy Finance, mostra come i brevetti riguardanti le innovazioni tecnologiche in materia di energie rinnovabili abbiano scalzato già dal 2005 i brevetti riguardanti tutte le altre “fonti” messe insieme.

L’India ha tutte le carte in regola per essere parte di questo grande boom, sempre che la classe politica di quel Paese non si perda per strada. Incentivi e un quadro regolatorio ben definito possono essere di aiuto, a patto naturalmente che vi siano partner, leader di aziende e investitori oculati e sinceramente orientati a creare ricchezza senza inquinare.

 

 (pierluigi.orati@lafinanzasulweb.com)

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