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Home | ©2012 La Finanza sul Web | Articolo visto 5996 volte 17 maggio 2012

Il riscatto del sistema finanziario per evitare la U.T. (Unione Tedesca)

Di Redazione  •  Inserito in: Finanza, finanza italiana

Ippolito Angelo 1

Per rilanciare la crescita dell’Italia ed evitare di ritrovarci inconsapevolmente membri della U.T. anziché nella U.E. occorre rafforzare gli investimenti sul fronte delle infrastrutture e, i project bond sono un elemento chiave per aprire nuovi cantieri e creare nuovi posti di lavoro. Questo nuovo strumento finanziario è stato introdotto dal cosiddetto “Decreto Liberalizzazioni”: le società costituite al fine di realizzare e gestire una singola infrastruttura o un nuovo servizio di pubblica utilità possono emettere, previa autorizzazione degli organi di vigilanza, obbligazioni, anche in deroga ai limiti di cui all’articolo 2412 del codice civile, purché destinate alla sottoscrizione da parte degli investitori qualificati; dette obbligazioni sono nominative e non possono essere trasferite a soggetti che non siano investitori qualificati. Le obbligazioni, sino all’avvio della gestione dell’infrastruttura da parte del concessionario, possono essere garantite dal sistema finanziario, da fondazioni e da fondi privati, secondo le modalità definite con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Questa strada, in un momento di forte crisi finanziaria, con scarse disponibilità liquide e mercati incerti, è l’unica percorribile e in grado di generare occupazione e reddito. Altro fattore da non sottovalutare ma che potrebbe essere la chiave di svolta per uscire dalla crisi è rappresentata dalla possibilità di avviare, tramite lo strumento del project bond, una seria collaborazione tra Stato e privati che oggi è praticamente inesistente. Tuttavia, il rischio è quello di creare ulteriore debito pubblico nel momento in cui gli Enti Pubblici a loro volta emetteranno questi strumenti finanziari per realizzare una infrastruttura di pubblica utilità, utilizzando come garanzia l’enorme patrimonio immobiliare a loro disposizione. Questa situazione potrebbe essere superata riducendo il patrimonio immobiliare della PA che oggi conta circa 16500 unità immobiliari. Tale alienazione, oltre alla generazione nel breve termine di cash flow utile per ridurre il debito che la PA ha con i privati e che sta generando non poche situazioni drammatiche, nel medio e lungo periodo porterebbe ad un risparmio della spesa pubblica di un importo probabilmente superiore a quello realizzato con la vendita degli stessi in riferimento alla manutenzione ordinaria e straordinaria per i quali oggi è previsto solo il limite di spesa del 2% annuo di spesa manutentiva rispetto al valore dell’immobile. Unica possibilità per gli Enti Locali di agire sul territorio attraverso la realizzazione delle infrastrutture, a costo zero e rischio zero, soprattutto rispettando i vincoli imposti con il federalismo fiscale, sarebbe il ricorso al “Contratto di disponibilità” previsto nello stesso Decreto Sviluppo all’’art. 44 che è il contratto mediante il quale sono affidate, a rischio e a spesa dell’affidatario, la costruzione e la messa a disposizione a favore dell’amministrazione aggiudicatrice di un’opera di proprietà privata destinata all’esercizio di un pubblico servizio, a fronte di un corrispettivo da versare soltanto in corrispondenza alla effettiva disponibilità dell’opera; il canone è proporzionalmente ridotto o annullato nei periodi di ridotta o nulla disponibilità della stessa per manutenzione, vizi o qualsiasi motivo non rientrante tra i rischi a carico dell’amministrazione aggiudicatrice.

Un ulteriore passo in avanti verso il processo di controllo e stabilizzazione della spesa pubblica da un lato e la crescita dall’altro, sarebbe quello far partecipare al processo di rilancio dell’economia nazionale non solo i “soliti noti” che sarebbero capaci di “sostituirsi” allo Stato nella realizzazione delle grandi opere infrastrutturali di cui il Paese necessita, ma anche le MPMI operanti nel settore edile  attraverso il riconoscimento di un credito d’imposta, maturato a seguito della realizzazione di una infrastruttura, da poter compensare con un altro debito tributario, in una percentuale proporzionale all’investimento effettuato sulla base dei costi effettivamente rendicontati. Ciò consentirebbe anche alle numerosissime MPMI, che spesso svolgono la loro attività in piccoli comuni non interessati dalle grandi opere infrastrutturali, di poter partecipare alla rinascita del nostro Paese. Quindi, avremo da un lato i “project bond” per le grandi infrastrutture e dall’altro il “credito d’imposta” per le MPMI per la realizzazione delle infrastrutture “ordinarie” e non rientranti nelle politiche strategiche di sviluppo come ad esempio quelle previste dal programma TEN-T 2014-2020.

In conclusione, attraverso la vendita dell’ingente patrimonio immobiliare pubblico, per fare cassa e per evitare ulteriore indebitamento degli Enti Locali con l’emissione di project bond, unitamente alla possibilità di emettere da parte di privati delle obbligazioni legate ad uno specifico progetto infrastrutturale o con il riconoscimento di un credito d’imposta, sarebbe possibile in breve tempo riequilibrare la spesa pubblica e favorire gli investimenti in infrastrutture ed è evidente come questi strumenti, ben supportati, possano rappresentare un concreto volano per la crescita, con un sicuro impatto sull’occupazione e sul reddito.

  1. Dottore Commercialista, Revisore dei Conti
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Autore: Redazione » Articoli 670 | Commenti: 231

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