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Home | ©2012 La Finanza sul Web | Articolo visto 6312 volte 03 febbraio 2012

il fumo delle capitalizzazioni “bruciate” non giova alla chiarezza della comunicazione

Di Redazione  •  Inserito in: Europa, Finanza, finanza italiana, Planisfero

di Giovanni Bottazzi*

 

Sono un utente abituale delle informazioni TV, specie quelle di argomento finanziario, e piuttosto attento alla terminologia usata.

A proposito delle flessioni dei prezzi azionari, così forti di recente ma certo non assenti in passato, per dare un’idea complessiva viene spesso adottata l’espressione “sono stati bruciati tot miliardi di euro”. A furia di sentirla, chissà che qualcuno non sia indotto a pensare che, nella Borse, si accendano enormi falò di cartacce… E che cosa dovrebbe allora immaginarsi per le giornate di forti impennate delle quotazioni? E qui la fantasia dei commentatori evidentemente mostra la corda.

Il concetto di capitalizzazione di Borsa è una costruzione astratta. Infatti è una semplice valutazione, quella di tutti i titoli esistenti di una società, e poi dell’intero listino, mediante i prezzi di quel giorno, per esempio, quelli medi ufficiali registrati oggi. Ma oggi si sono compravenduti solo modeste quantità dei titoli esistenti, di ciascuna società o dell’intero listino, forse qualche centesimo, chi più, chi meno.

A proposito della scarsa chiarezza dei concetti in circolazione, una persona mi ha chiesto recentemente: ma dove vanno a finire tutti quei soldi che la Borsa perde in una giornata? Correlativamente, uno dovrebbe chiedersi: ma dove si prendono tutti quei soldi che servono in caso di un forte rialzo dei prezzi e, quindi, della capitalizzazione?

Ecco, appunto, sarebbe bene spiegarsi meglio, e basta poco. Chi possiede titoli azionari, di solito depositati presso una banca, e ne osserva l’altalena dei prezzi di Borsa, può avere una sensazione di maggior ricchezza, se i prezzi salgono, o viceversa di povertà, se scendono; ma nulla ha guadagnato davvero e nulla ha perso davvero; a meno che non si sia lasciato prendere dal panico e sia corso a venderli. Basta riflettere che quel prezzo generatore del panico deriva da contrattazioni effettuate da altri, e registrati dalla Borsa, in cui qualcuno avrà guadagnato o perduto, a seconda della sua storia precedente. Qualcuno “ha monetizzato” un guadagno o una perdita; ma il nostro “cassettista” – che detiene i titoli in banca e non opera giornalmente in Borsa – nulla ha effettivamente guadagnato o perduto se è stato alla finestra e può aspettare per decidere che cosa fare in futuro.

L’andamento di ciascuna Borsa è già bene sintetizzato dall’indice dei prezzi azionari di quella Borsa e, quindi, è pleonastico riportarne un’ulteriore rappresentazione in termini di miliardi di euro di capitalizzazione. Esiste poi, è vero, l’esigenza ulteriore di esprimere l’andamento generale di un certo insieme di Borse, per esempio quelle di una certa area geografica come quelle europee. Ebbene, esistono anche in questo caso specifici indici azionari delegati a rappresentare l’andamento generale, per esempio l’indice Eurostoxx; basta leggerli. Solo in loro sostituzione e come commento interpretativo sembrerebbe giustificato il ricorso alla somma delle capitalizzazioni “bruciate” (o aumentate) nelle singole Borse, magari per dare maggiore concretezza a numeri un po’ rarefatti; ma con giudizio, non come prima informazione.

 

*Giovanni Bottazzi è stato funzionario alla Direzione  della Borsa Valori Italiana dal 1974 al 1994, è autore di vari studi in argomento tecnico-finanziario, socio Aiaf e docente universitario a contratto.

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Autore: Redazione » Articoli 665 | Commenti: 254

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