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Home | ©2012 La Finanza sul Web | Articolo visto 22571 volte 02 maggio 2012

I pro e i contro dell’ingresso della Russia nel WTO

Intervista di Marina Talskaya ( BDM) a Evgeniy Nadorshina, economista capo di AFK-Sistema

Di Redazione  •  Inserito in: Economia, Economia Internazionale

L’ingresso della Russia nell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) si è finalmente realizzato.

A metà dicembre i rappresentanti della Conferenza Ministeriale del WTO hanno votato per l’associazione del nostro Paese – ultimo tra le più grandi economie mondiali- nella Comunità del commercio, a conclusione di complesse trattative durate 18 anni.

L’adesione al WTO da un lato comporta per i Paesi partecipanti serie opportunità per il loro migliore inserimento nel commercio internazionale, dall’altro rende i mercati locali più aperti e quindi più vulnerabili alla concorrenza esterna. Sui vantaggi e gli svantaggi dell’adesione della Russia al WTO riportiamo le riflessioni di Evgeniy Nadorshina, economista-capo di AFK-Sistema.

BDM: Cosa noi guadagniamo e cosa perdiamo, con l’ingresso nel WTO?

-Premetto che il procedimento d’adesione non è ancora completato, anche se -voglio credere- restano solo formalità.

Vediamo innanzitutto ciò che acquistiamo, entrando nel WTO.

Il mercato russo diviene di più agevole accesso per gli altri aderenti stranieri, che non dovranno più misurarsi con cambiamenti radicali di regole e normative. All’interno del WTO, infatti, se capiterà alle imprese straniere di incappare in azioni sgradite di ditte concorrenti o in provvedimenti dell’autorità, esse avranno la possibilità di tutelare i propri diritti non davanti a un tribunale russo, con la legge russa (che a loro normalmente è sconosciuta), bensì all’interno dell’organismo internazionale. Ciò è di grande importanza.

 

I vantaggi

per l’export

 

BDM: Siamo contenti per i partner stranieri. Ma quali sono i vantaggi per le imprese economiche russe?

-Quanto ai produttori russi, il vantaggio maggiore è per gli esportatori di materie prime. Noi, infatti, esportiamo poche cose al di fuori del settore delle materie prime, quali particolari specie di prodotti metalmeccanici, derivati principalmente dalle produzione militare a “doppia destinazione”.

Come voi capirete, un tale commercio non può indurre condizioni ottimali di mercato, che favoriscano un valido aiuto dal WTO, anche se noi esportiamo materie prime in senso assai lato (dai “minerali utili”  fino alla produzione agricola).

Gli esportatori di queste materie prime avranno comunque un più agevole ingresso nei mercati stranieri: per fare un esempio, le nostre imprese metallurgiche, che prima della crisi erano spinte ad accaparrarsi in blocco attività straniere, (per facilitare la loro entrata nei paesi sviluppati, dove altrimenti si sarebbero scontrate con i più vari ostacoli), oggi godono di una grande semplificazione nel loro inserimento nei mercati esteri.

Ma attenzione: i vantaggi dell’adesione al WTO non si verificano automaticamente. La merce da noi esportata deve, prima di tutto, corrispondere agli standard qualitativi dei Paesi importatori: se, per esempio, vogliamo esportare grano, questo deve corrispondere alle qualità e alle norme di commercializzazione di quel mercato che noi vogliamo rifornire.

Se non ci sarà corrispondenza a tali standard, il WTO non potrà esserci di alcun aiuto.

Non si possono obbligare i cittadini dei paesi importatori a consumare prodotti cui non sono abituati o, peggio, che essi possano ritenere potenzialmente nocivi alla propria salute.

D’altra parte, ciò porterà a fissare anche più rigidi standard di produzione qualitativa anche nel nostro mercato interno, il che non potrà avvenire se non rafforzando l’economia russa. Soltanto una forte economia interna potrà infatti favorire un business competitivo concorrenziale a livello internazionale.

 

I timori del

settore finanziario

 

BDM: Vari esponenti russi del settore finanziario (banche, compagnie di assicurazione, ecc.) hanno pronosticato una fine vicina, per loro, a seguito dell’ingresso nel WTO. Ciò ha qualche fondamento?

-Teoricamente gli istituti finanziari stranieri potrebbero in effetti minacciare seriamente l’esistenza delle banche russe.

Ma, in concreto, stante l’attuale crisi mondiale, essi sono più concentrati sui propri problemi interni. Nel momento attuale le banche straniere non manifestano infatti una gran voglia di “conquistare” la Russia. Anzi, sempre più spesso accade che, appena riducono la propria attività, esse limitano il proprio business o addirittura manifestano disponibilità a vendere le loro filiali in Russia: Le filiali delle banche estere, insomma, negli ultimi tempi non stanno affatto accelerando la loro attività creditizia .E  io sospetto che nei prossimi mesi- e anche anni- la situazione non cambierà, anche se potrà migliorare tra qualche anno: forse  cinque forse dieci.

Per il momento, con WTO o senza WTO, la situazione del settore bancario russo cambierà poco.

Quanto al settore assicurativo, la principale minaccia da parte dei concorrenti esteri è circoscritta al campo dell’assicurazione sulla vita, settore in cui occorrono capitali di investimento spesso assai considerevoli, di cui possono normalmente disporre solo compagnie nazionali.

Da noi però, l’assicurazione sulla vita ha un debole sviluppo. Il che non è legato alla mancanza di grandi investitori; questi ci sarebbero, ma il fatto è che la popolazione non ha tradizionalmente interesse ad impegnarsi a lunga scadenza.

Per cui, anche se le  filiali straniere cercheranno di pompare capitali in questo campo, esse non riusciranno facilmente a persuadere il nostro cittadino ad acquistare costose polizze assicurative a lungo termine o ad iniziare ad effettuare versamenti, da accumulare in vista di una futura “pensione”. Con questa musica, dunque, “non si balla” .

Se infatti nel servizio bancario ordinario tutto è più o meno chiaro( se c’è richiesta di credito, si può offrire denaro a prezzi più bassi e vendere più facilmente il proprio prodotto), attirare i clienti con l’offerta assicurativa è assai più arduo. Dopotutto il credito ordinario viene concesso per un anno o due (di rado più a lungo), mentre i programmi dell’assicurazione sulla vita hanno un orizzonte lontano di  20-40 anni. Anche i più forti investitori occidentali, oggi, non possono permettersi di arrivare sul nostro mercato per impiegare in questo campo notevoli capitali e magari fare” dumping” e poi restare almeno 20 anni senza profitto.

Inoltre oggi fare l’assicuratore non è semplice. Perfino nei Paese sviluppati – dove l’assicurazione è un fenomeno radicato ed esiste l’abitudine di assicurare ogni aspetto della vita- quando arrivano tempi difficili, questo è uno dei primi settori a soffrire, tra le tante spese che il cittadino di quei Paesi è costretto a sopportare.

In conclusione, per gli assicuratori russi la situazione, nei tempi brevi, non cambierà, perché gli investitori stranieri non hanno attualmente alcun piano per “aggredire” il nostro mercato.

Per qualche anno, insomma, ritengo che il settore finanziario nazionale, nel campo assicurativo, possa stare tranquillo, poiché il possibile incremento della presenza straniera, che il WTO effettivamente crea, nei prossimi 5-10 anni non sarà realizzato: periodo, questo, che dovrà peraltro servire al sistema finanziario russo per attrezzarsi ad affrontare una non semplice concorrenza.

Per coloro che ritengono che tale periodo sia troppo breve io non ho alcuna comprensione. E’ infatti poco probabile che sia su costoro che potrà costruirsi una forte economia.

 

I settori più vulnerabili

 

BDM: a parte il settore finanziario, quale ramo dell’economia può rivelarsi più vulnerabile con l’apertura del mercato?

Certamente una parte della nostra industria manifatturiera – al limite quello che ne è rimasto, in linea con le regole del mercato – non potrà ricavare vantaggi dall’adesione al WTO.

Anche le nostre imprese di lavorazione di prodotti industriali, in un futuro non lontano dovranno aspettarsi problemi per l’irrobustirsi della concorrenza, essendo ormai agevolata alle ditte straniere la penetrazione sul mercato russo.

In particolare non tutte le industrie di montaggio potranno continuare a ricevere sufficienti ordinativi.

Aumenterà altresì la concorrenza anche in agricoltura, anche se, a mio avviso, con meno rischi.

 

I vantaggi maggiori

per i consumatori

 

BDM: in ultima analisi,  cosa si rivela più positivo e cosa più negativo?

Dal mio punto di vista, l’evento è inequivocabilmente positivo, anche se la nostra conversazione ha finora evidenziato gli aspetti più negativi.

Fondamentalmente, i vantaggi maggiori li riceveranno i consumatori, che, per effetto della concorrenza, entro qualche anno avranno a disposizione più varietà di merci ovvero più bassi prezzi e, auspicabilmente, sia l’una che gli altri.

Ciò, peraltro, non avverrà istantaneamente. I negoziatori russi hanno ottenuto  paletti molto restrittivi dal punto di vista del dazio e delle misure di protezione per aderire al WTO. Perciò le imprese straniere potranno accedere al nostro mercato gradualmente, così che la concorrenza si svilupperà a poco a poco. Gradualità, che indurrà molti nostri produttori a prestare al mercato e ai consumatori locali più attenzione, con riflessi positivi sui prezzi, sugli assortimenti e su un più rapido approvvigionamento delle merci.

Un secondo effetto positivo è che l’ingresso nel WTO comporterà per le imprese russe un forte stimolo verso il necessario ammodernamento.

Attraverso procedimenti complessi e possibili perdite (di cui abbiamo parlato prima), toccherà ora all’inefficiente industria manifatturiera  ora al settore delle materie prime ora alle aziende agricole.

Anche se diverse industrie hanno approfittato in passato delle favorevoli congiunture mondiali per effettuare innovazioni, oggi persino in molte moderne ditte petrolifere e nel settore metallurgico si può constatare che le attuali linee produttive, le catene di montaggio e tutto il resto sono di un antidiluviano vecchiume. Il che significa che perfino nei settori cosiddetto “avanzati” la potenziale modernizzazione è ancora di là da venire.

Lo stesso vale per l’industria manifatturiera e ancor più per le imprese agricole: il rafforzamento della concorrenza dovrà necessariamente portare al loro ammodernamento.

Ricordatevi quanti nuovi modelli di autovetture ha prodotto la nostra Vaz: negli ultimi venti anni possono contarsi sulle dita. Le moderne fabbriche di automobili producono le stesse quantità di nuovi modelli in un tempo di 10 volte minore. I cinesi, mentre noi non riusciamo a riorganizzare le nostre poche residue fabbriche, hanno creato da zero un’intera industria automobilistica.

Ma da noi, chissà come, non si crea.

Io, sinceramente parlando, spero nel WTO. Senza lo stimolo della concorrenza estera la modernizzazione da noi non può partire.

Gli imprenditori non sentono, per la verità, alcun impulso a fare modernizzazione e ciò è assolutamente normale, perché innovare comporta spese, problemi, impegno attivo, nonché nuove scomode abitudini, come se a una qualsiasi persona si chiedesse di cambiare il suo stile di vita.

Acconsentire a tutto ciò non è piacevole all’inizio e per questo il business-man non gradisce “sua sponte”, l’ammodernamento. Ma sotto la pressione della concorrenza, lo stimolo a realizzarla – vuoi  o non vuoi- presto emergerà: semplicemente, egli capirà che “se non lo fai tu lo farà il tuo concorrente” e che “per te le spese saranno più alte e quindi il prezzo di vendita più caro mentre lui potrà decidere prezzi più bassi per la sua produzione” così che presto “tu dovrai necessariamente abbandonare questo mercato”.

Da noi questo meccanismo non ha finora funzionato. Sempre si poteva andare da qualche parte a lamentarsi e si era aiutati a sostenere una concorrenza limitata in via amministrativa.

Tutto ciò proteggeva abbastanza discretamente il business locale, che però rimaneva non efficiente, non essendo stato predisposto ad alcun cambiamento innovativo della propria attività.

Adesso, spero, l’ambiente comincia a diventare diverso.

Il WTO sarà pertanto un fattore propulsivo di cambiamenti, io credo, positivi.

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