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Home | ©2012 La Finanza sul Web | Articolo visto 26610 volte 01 marzo 2012

Guerra all’Iran? Potrebbe essere un autogol per l’economia dell’Occidente.

Di Arnaldo Vitangeli  •  Inserito in: Africa, Asia, Europa, Geopolitica, Planisfero

Che il costo del petrolio sia vertiginosamente salito negli ultimi tempi non è un mistero, e basta possedere un’automobile per accorgersene.

L’impennata del prezzo del greggio al barile degli ultimi mesi si ripercuote direttamente sul portafoglio dei cittadini e a maggior ragione condiziona pesantemente l’andamento generale dell’economia, in particolare di quella europea. Alla base di questo aumento, in un momento di crisi economica e, dunque, di diminuzione della produzione, che dovrebbe tradursi in un calo della domanda e, quindi, del prezzo dell’ oro nero (in quanto la quota maggiore dei consumi energetici è ascrivibile alle industrie) c’e’ l’instabilità geopolitica che, dall’avvento delle “ primavere arabe” ha  ulteriormente infiammato un’area che da decenni è epicentro delle tensioni mondiali.

Ultimamente poi i venti di guerra, veri o mediatici, che soffiano violentemente sull’Iran, hanno spinto ancor più verso l’alto il prezzo dell’oro nero, sia perché  il rischio di un conflitto regionale si fa drammaticamente concreto, sia perché le sanzioni volute dall’Occidente nei confronti dell’Iran, quinto produttore mondiale di petrolio, hanno avuto, come effetto principale, la diminuzione della quantità complessiva di petrolio disponibile sul mercato internazionale.

Questa diminuzione tuttavia non colpisce tutti i paesi importatori allo stesso modo, ma si ripercuote principalmente sull’Occidente, Europa in testa.

Il governo iraniano, infatti, ha deciso di tagliare completamente le esportazioni di petrolio nei confronti di Francia e Gran Bretagna, e in questi giorni la Repubblica Islamica ha bloccato, come ritorsione per le recenti sanzioni votate dall’UE, 500.000 barili di petrolio diretti verso la Grecia.

Diverso è l’atteggiamento dello stato del Golfo nei confronti delle nuove potenze asiatiche, Cina e India in primis. La Cina, infatti, insieme alla Russia, ha sempre mostrato, nel contesto della crisi tra Occidente e Iran sul controverso programma nucleare di Teheran, un atteggiamento molto più dialogante e meno bellicoso. I due paesi si sonoopposti fortemente a interventi militari ed hanno annacquato quanto più possibile le sanzioni imposte dalla comunità internazionale, per ragioni che sono ad un tempo strategiche ed economiche. In quanto, Cina e Russia mirano ovviamente a un nuovo assetto geo-strategico mondiale che sia multipolare e, dunque, non è loro interesse un Medioriente dominato dagli Usa. Allo stesso tempo lo sviluppo tumultuoso dell’economia asiatica comporta un disperato bisogno di petrolio, anche iraniano, per alimentare quella che, sempre di più, sta diventando la “fabbrica del mondo”.

L’Iran dunque, per aggirare le sanzioni e a causa della difficoltà  di pagamenti in dollari per via dell’embargo, ha fatto sapere, tramite la agenzia IRNA, che accetterà pagamenti in oro per la vendita di greggio.

I vantaggi per Teheran di una simile operazione vanno ben oltre la semplice soluzione alle sanzioni. Il Governo di Ahmadinejad potrà in tal modo incamerare oro che, con ogni probabilità e’ destinato a salire di valore, a fronte dell’instabilità del dollaro. Allo stesso tempo potrà  minare, per quanto possibile, la forza della moneta del nemico americano, moneta il cui ruolo di “valuta franca” costituisce un elemento imprescindibile del potere economico americano e il cui venire meno significherebbe un colpo mortale per gli Usa.

Curiosamente quello che appare confrontando l’andamento del prezzo del petrolio e quello dell’oro è che, dopo la fine del sistema di Bretton Woods e la dichiarazione di non convertibilità del dollaro in oro, i due valori tornano ora a convergere di nuovo.

Dal ‘72 ad oggi il prezzo dell’oro e’ aumentato di 51 volte, quello del petrolio di 53.

C’e’ da sottolineare che, nonostante il suo valore strategico, un’economia sviluppata può funzionare senza oro, mentre senza energia la produzione e’ impossibile.

Il braccio di ferro tra Occidente e Iran, dunque potrebbe essere dannoso anche per le zoppicanti economie occidentali, come ha sottolineato lo stesso Fondo Monetario per bocca del suo numero due, David Lipton, che ha affermato che gli elevati prezzi del petrolio rappresentano “un nuovo rischio” per l’economia globale che “non è ancora fuori dalla zona di pericolo”.

Tutto questo, e’ il caso di sottolinearlo, avviene solo in base a semplici tensioni tra l’Iran e l’Occidente. La domanda da porsi, dunque, è cosa accadrebbe se una guerra tra Teheran e gli Usa o tra Teheran e Israele scoppiasse davvero?

Al di là del caso Israeliano (Ahmadinejad potrebbe attaccare Israele da tre fronti, Iran, Gaza e Libano, con oltre 200.000 missili), esiste il rischio concreto che la Repubblica Islamica possa bloccare lo stretto di Hormuz (da cui passa una buona parte del petrolio mondiale) e attaccare le basi americane in Iraq  dove la maggioranza della popolazione e’ shiita e, dopo la seconda guerra del golfo voluta da Bush Junior, l’influenza iraniana è divenuta determinante, destabilizzando completamente anche il paese confinante, che figura accanto all’Iran tra i maggiori produttori mondiali di petrolio.

A questo scenario, già di per se apocalittico, va aggiunto il fatto che molti governi arabi filo-occidentali, profondamente invisi alle rispettive popolazioni, rischierebbero di essere travolti da nuove rivolte antiamericane, con effetti difficilmente prevedibili, qualora offrissero basi o supporto per una guerra contro la Repubblica Islamica.

Insomma, un attacco all’Iran rischia di aprire un vaso di Pandora che, in un momento in cui l’economia europea e occidentale soffre per una debolezza cronica e lotta contro la depressione,  potrebbe precipitare l’Occidente in una nuova e drammatica crisi energetica, che si sommerebbe a quella finanziaria, creando così le basi per una “tempesta perfetta”.

C’è da augurarsi che a Tel Aviv e a Washington se ne rendano ben conto prima di scaldare i motori dei caccia.

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Autore: Arnaldo Vitangeli » Articoli 125 | Commenti: 289

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