Europa Nord America Centro America Sud America Africa Asia Oceania

Home | ©2012 La Finanza sul Web | Articolo visto 12595 volte 25 luglio 2012

Gruppo Italcementi: reggono i ricavi si riduce l’utile

Di Redazione  •  Inserito in: Bilanci

Dividendo di 0,12 euro per azione, attingendo alle riserve disponibili

 

La crisi dell’edilizia dura ormai da cinque anni, cioè da quando – nel 2007- scoppiò negli Stati Uniti la bolla dei mutui “subprime”, e la deflagrazione trasmise la sua onda d’urto all’intera finanza globale, oltreché, ovviamente, all’industria delle costruzioni.

In Italia il sistema bancario-finanziario, meno esposto ai prodotti “derivati” ed alla finanza strutturata, ha retto meglio che in altri Paesi. Ma l’industria delle costruzioni ed il mercato immobiliare risentono in misura crescente del calo della domanda, del freno nell’erogazione dei mutui e della drastica riduzione degli investimenti pubblici in infrastrutture, tant’è che recentemente l’Associazione Nazionale dei Costruttori ha denunciato lo stato di crisi.

Ebbene, in un tale scenario  il Gruppo Italcementi è riuscito ancora nel 2011 a  difendere i suoi ricavi consolidati, a realizzare un margine operativo lordo (697,3 milioni) di poco inferiore a quello dell’anno precedente, a ridurre l’indebitamento finanziario, ed a proporre – sia pure attingendo a riserve disponibili – la distribuzione di un dividendo.

 

I punti di forza nella congiuntura avversa

 

Il segreto di una tale eccezionale capacità di resistenza alle avversità congiunturali l’ha spiegato chiaramente l’amministratore delegato Carlo Pesenti  in un comunicato stampa a commento delle prime anticipazioni sui risultati di bilancio dell’anno appena trascorso.

“Il Gruppo – egli ha ricordato – può contare su un portafoglio Paesi diversificato, con una capacità produttiva situata per la maggior parte nei Paesi emergenti, che permette in parte di bilanciare i cicli dei vari mercati. In questo quinquennio di congiuntura economica particolarmente pesante che si è riflessa sul settore delle costruzioni a cui si sono sommati gli effetti delle recenti tensioni politico-sociali – ha aggiunto Carlo Pesenti – abbiamo operato su tutti i fronti interni per contrastare gli effetti negativi sulla redditività generati dalla contrazione del fatturato. In particolare negli ultimi cinque anni sono state effettuate operazioni di recupero di efficienza industriale e contenimento costi per un valore cumulato di oltre un miliardo di euro, mentre la cessione di asset non più strategici che avevano un limitato impatto sui margini reddituali ha generato nel solo 2011  un effetto positivo per circa 500 milioni sulla posizione finanziaria.

Con queste azioni –  prosegue nella sua dichiarazione l’amministratore delegato di Italcementi – abbiamo contribuito a mantenere in buon equilibrio la struttura finanziaria oltre a sostenere l’impegno per il futuro sviluppo del Gruppo, registrando una riduzione del debito netto di oltre 120 milioni dal 2007 ad oggi dopo aver spesato investimenti complessivi per oltre 3,2 miliardi. Nel 2012 – conclude Carlo Pesenti – in un contesto ancora caratterizzato da incertezze, proseguiremo con i programmi di efficienza già delineati per un valore di circa 160 milioni nel biennio 2012-2013 mantenendo la consueta linea di rigore nella gestione della posizione finanziari netta”.

Riassumendo in estrema sintesi: il Gruppo Italcementi regge brillantemente ad un quinquennio di grave crisi del suo settore d’attività ed affronta con sicurezza una congiuntura ancora volatile ed incerta perché:

a)       Ha un mercato ed una attività produttiva molto diversificati, che comprendono Paesi emergenti e Paesi sviluppati, distribuiti su quattro

b)        continenti.

c)        Ha eseguito tempestivamente azioni volte a recuperare efficienza industriale ed a ridurre i costi.

d)       Ha ceduto asset giudicati non strategici, migliorando la propria posizione finanziaria netta pur avendo finanziato nel quinquennio investimenti per oltre 3 miliardi di euro.

 

I dati del bilancio 2011

 

Ciò premesso, vediamo più in dettaglio i dati e gli eventi caratterizzanti il bilancio 2011. Abbiamo già accennato ad una sostanziale tenuta del fatturato; i ricavi consolidati sono anzi lievemente aumentati: da 4.660 a 4.720 milioni (+1,3%). Le vendite di cemento e clinker  sono invece lievemente diminuite (-1,9%), rispecchiando il rallentamento del mercato in Egitto, teatro di disordini e rivolgimenti politici e la stagnazione dei consumi italiani,  non completamente controbilanciati dagli incrementi di vendite in Marocco, India e Francia. Completano il quadro il lieve incremento nelle vendite di inerti (38,1 milioni di tonnellate, +3,7%), mentre per quanto con cerne il calcestruzzo le vendite, pari a 14,6 milioni di metri cubi, segnano un balzo del 53,2%, che si spiega soprattutto col consolidamento di Calcestruzzi SpA, oltreché  con il buon andamento in Francia, Kuwait e Marocco. A parità di perimetro di consolidamento l’incremento si riduce ad un più modesto 0,8%.

Il lieve incremento del fatturato consolidato, cresciuto, come abbiamo già visto dell’1,3%, malgrado il leggero decremento nelle vendite di cemento e clinker,  si spiega con il buon andamento dei prezzi in alcuni mercati, con effetti cambio e col mutamento del perimetro di consolidamento: a parità di perimetro infatti e riclassificando il bilancio 2010 per tener conto della cessione, a marzo 2011, delle attività in Turchia,  anche il fatturato, così come le vendite, segnerebbe una flessione dell’1,3%.

Malgrado il continuo incremento del prezzo dei combustibili ,grazie alle misure efficienza industriale e di contenimento dei costi operativi per oltre 45 milioni  i costi per materie prime ed accessori sono rimasti quasi stabili: dai 1.934 milioni del 2010 ai 1.976 dello scorso anno, e di poco sono aumentati i costi per servizi e per il .Aggiungendo oneri e proventi diversi per 30,2 milioni di euro, si perviene d un margine operativo lordo corrente di 697,3 milioni, che considerando lo scenario non è certo un risultato disprezzabile, anche se segna un 17,2% in meno rispetto agli 841,7 milioni dell’esercizio precedente.

Plusvalenze nette da cessioni di immobilizzazioni, solo parzialmente controbilanciate da costi non ricorrenti per riorganizzazioni, fan no salire il “mol” a 738 milioni, cosicché la differenza rispetto al 2010 si riduce al 12,1%.

 

Maggiori ammortamenti e rettifiche di valore

 

A marcare il divario rispetto ai risultati reddituali dell’esercizio precedente sono i maggiori ammortamenti (cresciuti da 461,2 a 474,8 milioni) e soprattutto le rettifiche di valore per 134,3 milioni (solo 8 milioni nel 2010) che riguardano in larga parte l’avviamento di attività acquisite in passato in Spagna, Grecia ed Italia, nonché immobilizzazioni materiali ed immateriali.

Il risultato operativo scende così a circa 129 milioni, a fronte dei 370,2 del 2010.

I risultati del settore finanziario appaiono variegati. I proventi finanziari infatti sono aumentati da 65,8  a 74,2 milioni; gli oneri finanziari sono leggermente diminuiti, da 160,1 a 158,8 milioni; le differenze di cambio e di derivati netti hanno pesato per 17,4 milioni, mentre avevano segnato un risultato positivo di  circa 4,5 milioni nel 2010; per contro le rettifiche di valore di attività finanziarie sono positive per 7,5 milioni mentre erano state negative per 21 milioni l’anno prima; il risultato delle società contabilizzate col metodo del patrimonio netto infine ha portato 18,6 milioni di attivo, contro i 17 dell’esercizio precedente.

Tirando le somme, il risultato ante imposte si cifra in 53 milioni (276,4 nel 2010).

Dopo imposte per 68,8 milioni il bilancio avrebbe chiuso leggermente in rosso, se da attività destinate alla cessione non fosse giunto l’apporto di quasi 107 milioni di euro, che hanno portato ad un avanzo d’esercizio di 91,1 milioni (197 nell’esercizio precedente).

Come già accennato il Consiglio di amministrazione ha deciso peraltro, attingendo a riserve disponibili, di proporre all’Assemblea dei Soci, prevista per il 18 aprile in prima convocazione e per il 19 in seconda, la distribuzione di un dividendo di 0,12 euro per ogni azione ordinaria, analogo a quello distribuito l’anno precedente, mentre per le azioni di risparmio il dividendo proposto è di 0,186478: una cifra che deriva per 0,12 euro dal prelievo da riserve disponibili, e per 0,066478 euro  quale assegnazione dall’utile del 2011.

Da sottolineare  il continuo miglioramento della posizione finanziaria netta del Gruppo, malgrado il rilevante impegno in investimenti (oltre 944 milioni dell’ultimo biennio). L’indebitamento finanziario netto ammontava infatti a 2.420 milioni a fine 2009; era sceso a 2.231 milioni al 31 dicembre 2010, ed è sceso ulteriormente  a 2.093 milioni a fine 2011. Il “gearing”, cioè il rapporto tra indebitamento netto e patrimonio netto è passato così dal 44,7% di fine 2010 al 42,8%.

Ad ulteriore riprova della solidità finanziaria del Gruppo, c’è da aggiungere che  a fronte di un debito finanziario lordo pari al 31 dicembre scorso a 2.870 milioni il Gruppo disponeva di liquidità totale per 660 milioni e di linee di credito non utilizzate con  scadenza media residua a tre anni pari a 1.907 milioni.

 

Previsti miglioramenti dei risultati operativi

 

Quanto al futuro, o meglio all’andamento prevedibile per l’anno in corso, gli amministratori di Italcementi manifestano un moderato ottimismo. Ritengono infatti che  sui mercati in cui il Gruppo opera si dovrebbe registrare una relativa stabilità, con livelli di vendita complessivi di poco inferiori a quelli raggiunti nel 2011, ma con un andamento positivo dei prezzi, già evidenziatosi nei primi mesi dell’anno in corso  in Italia, in Egitto e negli Stati Uniti. L’effetto inflazionistico dei costi di produzione dovrebbe essere compensato da una maggiore efficienza industriale in parte già realizzata e comunque già pianificata: il Gruppo ha anche avviato un nuovo piano di investimenti, totalmente finanziato da risorse proprie, volto a migliorare gli impianti in Italia e ad aumentare la capacità produttiva in Marocco ed in India. il risultato operativo dovrebbe perciò essere in crescita rispetto all’esercizio già concluso. Naturalmente salvo imprevisti, ed in particolare a patto che la transizione politica in Egitto non determini conflitti socio-politici che ostacolino l’attività economica e che le condizioni meteorologiche siano favorevoli.

ScarsoMediocreSufficienteDiscretoBuono
Loading ... Loading ...

Autore: Redazione » Articoli 668 | Commenti: 200

Seguimi su Twitter | Pagina Facebook

0 Commenti   •  Commenta anche tu!

Nessun Commento ancora. Vuoi essere il primo?

Lascia un commento   •   Leggi le regole

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Abbonati

Ogni nuovo post ti verrà inviato alla tua casella email

Inserisci la tua email: