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Home | ©2012 La Finanza sul Web | Articolo visto 10243 volte 28 maggio 2012

Gruppo Carige: nell’ ”annus horribilis”aumenta l’utile (+5,3%)

Prosegue la crescita del Gruppo genovese, che chiude l’esercizio 2011 con un avanzo netto di 186,7 milioni e migliora ulteriormente tutti gli indicatori di bilancio nel primo trimestre 2012

Di Redazione  •  Inserito in: Bilanci


Da un punto di vista economico e finanziario il 2011 merita indubbiamente, a pieno titolo, l’appellativo di “annus horribilis”. Dopo un primo semestre che sembrava  prefigurare un avvio di superamento della crisi, essa si è riaccesa violentemente sul versante del debito sovrano di alcuni Paesi mediterranei dell’area dell’euro. La crisi di fiducia, alimentata anche dalle massicce manovre della speculazione internazionale, ha investito in pieno le banche, che detengono in larga misura nei loro portafogli titoli di Stato emessi dai Paesi in difficoltà. Ciò ha determinato, in inarrestabile reazione a catena, la quasi paralisi del mercato interbancario e forti tensioni sulla liquidità, che hanno costretto la BCE ad intervenire con ingenti iniezioni di liquidità.

Sul fronte dell’economia reale poi  l’intensificazione della pressione fiscale volta a ridurre il debito pubblico, le difficoltà sul mercato del lavoro, l’aumento dei prezzi di alcuni generi di largo consumo, hanno ridotto il potere d’acquisto delle famiglie, accentuando spinte recessive e stasi negli investimenti.

Ebbene: in uno scenario così negativo il Gruppo Carige è riuscito a chiudere il bilancio d’esercizio 2011 con un utile netto di 186,7 milioni, superiore del 5,3% a quello dell’anno precedente, proseguendo in quella prudente e solida politica d’espansione avviata negli anni passati e mantenendo nel territorio di radicamento il sostegno creditizio alle famiglie ed alle piccole imprese  che costituiscono la sua naturale e tradizionale clientela.

Un risultato positivo ottenuto proprio grazie all’espansione commerciale, che ha più che compensato l’incremento delle rettifiche di valore e dei costi operativi, conseguente all’ampliamento della rete.

Va sottolineato anche che il bilancio del 2010 aveva beneficiato di utili straordinari per circa 35 milioni, mentre quello del 2011 è stato gravato da minori imposte per 30,2 milioni.

 Raccolta e impieghi a livello consolidato

 Ma vediamo l’evoluzione delle varie poste e dei principali indicatori di bilancio nell’arco di tempo che va appunto dal 31 dicembre 2010 al 31 dicembre scorso. Iniziamo dalla raccolta, motore primo dell’attività creditizia. La raccolta diretta è passata da 26,5 miliardi di euro a 28,4, mentre quella indiretta ha subìto una lieve contrazione, dovuta alla riduzione del risparmio gestito, comune a tutto il sistema e conseguente al negativo andamento del mercato azionario. Il totale delle  Attività finanziarie intermediate è passato dai 50,6 miliardi di euro di fine 2010 ai 52 miliardi del 31 dicembre scorso.

Più in dettaglio: sul fronte della raccolta quella da clientela è salita da 15,6 a 15,9 miliardi; quella da titoli in circolazione da 9,6 ad 11,6 miliardi e quella sull’interbancario da 2,9 a 5,9 miliardi.

Quanto alla raccolta indiretta, l’ammontare del risparmio gestito, come già accennato, si è lievemente ridotto da 10,3 a 9,5 miliardi; flessione solo in parte compensata da un leggero incremento del risparmio amministrato, passato da 13,7 a 14 miliardi.

Quanto agli impieghi, essi sono saliti a loro volta da 36 a circa 40 miliardi di euro. Più in dettaglio: i crediti verso clientela sono passati da 25,3 a 27,5 miliardi (+8,5%). Erano 23,1 miliardi a fine 2009. Il sostegno creditizio del Gruppo Carige alla clientela è aumentato dunque nel triennio di oltre due miliardi di euro all’anno.

Il portafoglio titoli è salito a sua volta da 9,4 a 10,7 miliardi ed i crediti a banche da 1,2 ad 1,6 miliardi.

 I margini d’interesse e d’intermediazione

 L’espansione commerciale si è riflessa in un corrispondente aumento del margine d’interesse, cresciuto malgrado il restringimento degli “spread”dell’8,3%, da 705 a 764 milioni di euro. Il margine da clientela è aumentato da 499,6 milioni a 511,7.

Le commissioni nette sono salite d’un soffio: da 297 a 300 milioni (+1%), grazie all’incremento di 2,7 milioni delle commissioni attive.  Tale aumento è la somma algebrica di due opposte tendenze: si sono ridoitte le commissioni per custodia ed amministrazione di titoli, a seguito della difficoltà dei mercati finanziari; sono aumentate invece quelle sulla gestione dei conti correnti e dei servizi di incasso e pagamento.

Stabili ad 8,6 milioni i dividendi e proventi assimilati, mentre il risultato netto dell’attività di negoziazione dai 6,6 milioni di passivo del 2010 è passato ad un avanzo di 26,1 milioni.

L’utile da cessione o riacquisto di crediti e di attività e passività finanziarie è stato di 40,9 milioni (58,6 nell’esercizio precedente. Tirando le somme, il margine d’intermediazione si è cifrato in 1 miliardo e 144 milione, a fronte del miliardo e 68 milioni del 2010.

Le rettifiche di valore per crediti (118 milioni) e di attività finanziarie (58 milioni) e di altre operazioni finanziarie hanno inciso negativamente per 175,7 milioni (116,3 nell’esercizio precedente), per cui il risultato netto della gestione finanziaria ed assicurativa è stato nel 2011 di 944,6 milioni: quasi 49 milioni in più del 2010.

 I costi operativi e l’utile d’esercizio

 Abbiamo già accennato al lieve incremento dei costi operativi, conseguente all’espansione operativa del Gruppo. Più in particolare le spese per il personale sono passate dai 392,3 milioni del 2010 ai 403,6 dello scorso anno (+2,9%) mentre le altre spese amministrative sono cresciute da 263,1 a 274 milioni.

Pressoché stabili sui 25 milioni le rettifiche di valore su attività materiali, mentre quelle su attività immateriali sono passate da  27,5 a 32,2 milioni.

Il totale dei costi operativi è passato così dai 640 milioni del 2010 ai 669,8 dello scorso anno. Aggiungendo 4,3 milioni di utile da partecipazioni (5,8 nell’esercizio precedente) l’utile lordo della operatività corrente è stato di 279,4 milioni: il 6,8% in più rispetto al 2010 e l’utile netto, come già accennato si è cifrato in 188,6 milioni, dopo imposte sul reddito pari a 90,8 milioni.

 Il bilancio della Capogruppo Banca Carige SpA 

Resta da dire dei risultati della Capogruppo, Banca Carige SpA, che del bilancio consolidato costituiscono l’elemento determinante. Per una migliore comprensione dei dati occorre premettere che dal 2006 Banca Carige riserva a sé il ruolo di unico emittente di obbligazioni del Gruppo, lasciando alle banche controllate l’attività di collocamento. Carige però per assicurare la copertura del fabbisogno finanziario a medio e lungo termine delle altre banche del suo Gruppo, ne sottoscrive a sua volta le obbligazioni. Ciò ha portato la banca genovese a privilegiare la raccolta diretta e ad incrementare il volume del suo portafoglio titoli.

Ed ecco i numeri: la raccolta globale, cioè sia  da clientela 26,8 miliardi) che da banche ( poco meno di 6 miliardi) nell’arco dell’anno è cresciuta del 17,6%: vistoso aumento cui ha concorso il ricorso alla liquidità messa a disposizione del sistema dalla Banca Centrale Europea.

Escludendo le obbligazioni emesse da Carige e collocate dalla sue controllate, la raccolta diretta rimane stabile rispetto al terzo trimestre e segna una flessione del 7,4% da inizio anno.

La componente a breve termine, pari a 13,8 miliardi, ne costituisce poco più della metà (51,6%), e resta pressoché stabile (+0,5% nell’anno) mentre quella a medio-lungo termine sfiora i 13 miliardi e passa dal 44,5 al 48,4% del totale. I debiti verso banche a loro volta sono quasi raddoppiati rispetto al 31 dicembre 2010, a seguito del ricorso al rifinanziamento presso la BCE.

Quanto alla raccolta indiretta, essa evidenzia una flessione del 10,2% rispetto a fine 2010, essendo passata da 21,6 a 19,4 miliardi. Il risparmio gestito, sceso da 9,1 a 7,8 miliardi, accusa la riduzione maggiore, risentendo del calo delle quotazioni azionarie, mentre quello amministrato, sceso anch’esso da 12,4 ad 11,5 miliardi, ha visto aumentare la quota dei titoli di Stato  e diminuire quella delle obbligazioni.

Passando agli impieghi, i crediti per cassa verso clientela, al netto di rettifiche di valore per 669 milioni, superavano il 31 dicembre scorso  i 23 miliardi di euro: l’8,2% in più rispetto ai 21,3 miliardi di fine 2010. Al lordo delle rettifiche, l’aggregato si cifrava in 23,7 miliardi. Un incremento che conferma da parte di Carige il tradizionale sostegno delle piccole e medie imprese e delle famiglie, nei cui confronti ha posto in atto anche altre iniziative volte ad aiutarle a superare il difficile momento che molte di esse stanno attraversando.

I crediti alle imprese rappresentano il 56,6% del totale e segnano un incremento del 6,6% rispetto ad un anno prima.

Le sofferenze si sono attestate ad un miliardo e 177 milioni, segnando nei dodici mesi un incremento del 19,2%. Il loro peso sul totale degli impieghi è salito dal 4,5% del dicembre 2010 al 5%, con una dinamica sostanzialmente in linea con quella del sistema.

I crediti vero banche assommano a 2,3 miliardi (circa 1,4 dodici mesi prima), con un saldo debitorio netto di 4,6 miliardi, comprendendo  l’1,3 miliardi di debito con la BCE.

Da sottolineare che  oltre il 60% sul totale dei crediti è verso famiglie ed imprese e che il 51% è costituito dagli impieghi della rete ligure. Due dati che fotografano il profilo di una banca radicata in larga parte nel territorio ligure, e rivolta a famiglie e piccole e medie imprese.

Il margine d’interesse è salito a 491 milioni (+1%), grazie all’espansione dei volumi intermediati.

Le commissioni nette sono lievemente aumentate: da 282 a 282,3 milioni; quelle passive sono diminuite da 33 a 32,1 milioni; le commissioni nette sono risultate pari a 250,2 milioni (+0,5%).

Il risultato delle attività di negoziazione, che nel 2010 era stato passivo per 8,8 milioni, lo scorso anno invece ha fruttato un attivo di 26,8 milioni.

Tirando le somme: il margine d’intermediazione è pari a 858,3 milioni, in aumento del 3,5% rispetto ad un anno prima.

Rettifiche di valore nette per deterioramento dei crediti e di altre attività finanziarie  hanno pesato per  108,3 milioni (+13,4%). Più in particolare: sono diminuite del 2,3% le rettifiche su crediti, grazie ad un attento monitoraggio; sono aumentate di circa 13 milioni quelle su attività finanziarie, in gran parte su titoli di Stato greci.

Il risultato netto della gestione finanziaria è passato dai 733,7 milioni del 2010 a 749,9 milioni (+2,2%). Detratti 512,5 milioni di costi operativi (502,8 l’anno precedente), l’utile dell’operatività corrente al lordo delle imposte si cifra in 237,3 milioni (+2,8%), e l’utile netto in 175,8 milioni.

Gli amministratori, ritenendo che le difficoltà derivanti dalla fase recessiva dell’economia e dalla volatilità dei mercati finanziari  possano essere affrontate dal Gruppo alla luce dell’adeguata patrimonializzazione attuale e prospettica,  ed alla soddisfacente situazione di liquidità e reddituale, hanno proposto (e l’assemblea dei soci ha approvato) la distribuzione di un dividendo di 0,07 euro per azione ordinaria  e di 0,o875 euro per le azioni di risparmio, analoghe ambedue a quelli dell’anno precedente, con un pay-out dell’86,7%.

I risultati del primo trimestre 2012

 Il relativo ottimismo degli amministratori è confermato dai risultati consolidati del primo trimestre di quest’anno, che segnano miglioramenti ed incrementi in tutte le voci. Rispetto al corrispondente periodo del 2011.  La raccolta diretta è salita da 26,6 a 27,4 miliardi., mentre quella indiretta è ferma ai livelli di fine anno: 23,5 miliardi.

Il margine d’interesse è cresciuto da 187,4 milioni a circa 205 milioni; il margine d’intermediazione da 263,8 a 296,8 milioni (+12,5%); il risultato netto della gestione finanziaria ed assicurativa è passato da 218,5 milioni a 240,4; l’utile dell’operatività corrente è salito da 58,7 a 72,6 milioni ed infine l’utile netto è aumentato  dai 37,5 milioni del primo trimestre 2011 a 46,4 milioni.

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