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Home | ©2012 La Finanza sul Web | Articolo visto 13315 volte 05 aprile 2012

Fu proprio un “miracolo” economico

Di Redazione  •  Inserito in: Economia Italiana, La Coda dello Scorpione, Rubriche

Eni - San Donato Milanese anni Sessanta

Secondo stime dell’Ocse e della BCE nel complesso del settore dei servizi i margini di profitto (la cui ampiezza è spia di rendite monopolistiche) in Italia a metà dello scorso decennio erano pari a più del 60%, mentre nel resto dell’Eurozona erano del 35%. Nel settore manufatturiero invece, in cui da tempo la concorrenza è globale, i margini in Italia apparivano allineati a quelli dell’area dell’euro, su un livello inferiore al 20%.

 Lo ha ricordato il vicedirettore generale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi nella testimonianza resa lo scorso 1 febbraio alla 10a Commissione del Senato (Industria, Commercio e Turismo) sulla conversione in legge del decreto del 24 gennaio scorso sulla concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività.

Rossi ha passato in rassegna le varie misure di liberalizzazione adottate dal governo: dalla separazione proprietaria dell’Eni delle infrastrutture di trasporto e stoccaggio del gas a quelle in materia di distribuzione dei carburanti; dai provvedimenti in materia di professioni a quelli volti a semplificare e ad accelerare la realizzazione delle infrastrutture o a semplificare ed a rendere meno costose le procedure per la costituzione delle società a responsabilità limitata. Ed ancora: la tracciabilità dei pagamenti e le limitazioni all’uso del contante e le misure a tutela dei consumatori.

Rossi ha osservato anche che negli anni Novanta, data l’ancora vasta presenza proprietaria del settore pubblico nell’economia e l’alto debito pubblico, la priorità fu quella di privatizzare, badando meno all’assetto regolatorio dei servizi pubblici che si andavano privatizzando, cosicché il ritardo dell’Italia nelle liberalizzazioni non fu colmato. Ed ha concluso che il complesso delle misure ora adottato segna un importante avanzamento nel processo che deve portarci alla piena concorrenza in tutti i mercati in cui essa è possibile.

E? vero: in alcuni casi il decreto rinvia a norme di attuazione da cui dipenderà l’efficacia dei provvedimenti; in altri le misure adottate appaiono parziali; in alcuni settori non si è intervenuti, ma è indubbio, ha aggiunto Rossi, che “con questo decreto si fanno passi avanti concreti e rilevanti nella modernizzazione del Paese”, anche se i frutti non potranno vedersi subito.

Tutto vero, o almeno verosimile.

Resta un dubbio. Da metà degli anni Cinquanta fino alla fine quasi degli anni Sessanta l’Italia ha potenziato l’industria pubblica con la creazione dell’Eni, che è del 1953 e l’ampliamento dell’IRI in tutta una serie di attività: dalla siderurgia alle autostrade, alla grande distribuzione, tanto per citare alcuni dei comparti più importanti. Nessuno pensava a privatizzare; semmai il contrario, tant’è che si nazionalizzò poi anche l’industria elettrica.

Liberalizzazione era parola ignota. Eppure in quegli anni l’economia italiana cresceva a ritmi rapidissimi, superiori a quelli di quasi tutti gli altri Paesi europei.

Sarà per questo che è stato chiamato “miracolo” economico?

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