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Home | ©2012 La Finanza sul Web | Articolo visto 9387 volte 27 giugno 2012

Finmeccanica: pulizia contabile ristrutturazione operativa e riposizionamento strategico

L’esercizio 2011 ha accusato costi eccezionali e non ricorrenti per oltre 2 miliardi di euro, e un disavanzo di 2,3 miliardi, ma nel primo trimestre 2012 è rispuntato l’utile

Di Redazione  •  Inserito in: Bilanci

Nel primo trimestre di quest’anno il Gruppo Finmeccanica è tornato a registrare un utile di bilancio. E’ un utile modesto:  solo 25 milioni  di euro, a livello consolidato, e vari indicatori economici, dal fatturato agli ordini ricevuti, segnano ancora una flessione rispetto al primo trimestre dello scorso anno. Ma nella congiuntura recessiva che sta allargandosi all’intera Europa e con gli stanziamento per la difesa che subiscono rinvii e tagli  in tutto l’Occidente,  questo era prevedibile ed inevitabile. L’importante però è che – pur in questo scenario sfavorevole- Finmeccanica stia ritrovando la strada della redditività, e che il bilancio del 2011, col suo eccezionale disavanzo di 2,3 miliardi, sia ormai alle spalle.

Quel bilancio d’altronde – come ha ben chiarito il presidente ed  amministratore delegato Giuseppe Orsi  in un suo discorso ai dirigenti del Gruppo e ribadito poi nella lettera agli azionisti “costituisce la formalizzazione contabile della scelta di non rinviare al futuro, bensì di affrontare hic et nunc  i problemi che sono emersi da una revisione rigorosa della condizione operativa  delle aziende del Gruppo e di una coraggiosa individuazione delle correzioni da apportare alle scelte strategiche che nel passato sono state adottate”.

“Questa scelta – ha precisato Orsi – è coerente con un’interpretazione della missione di Finmeccanica che va oltre la capacità di generare  profitti e valore per gli azionisti nel breve periodo. La salvaguardia di un assetto patrimoniale equilibrato e di una redditività soddisfacente per gli azionisti sono obbiettivi di medio e lungo termine, il cui perseguimento costituisce una componente primaria del mandato che ci è stato affidato. In una più ampia accezione della missione di Finmeccanica, equilibrio patrimoniale e profittabilità sono condizioni affinché possiamo mantenere e rafforzare il ruolo di principale presidio nei mercati dell’industria manifatturiera posizionata sulle più avanzate frontiere della tecnologia. Ruolo questo che Finmeccanica ha svolto per tutto l’arco della sua storia”.

 

Un discorso fondamentale

 

Il testo completo del discorso di Orsi ai dirigenti ed ai manager del Gruppo è riportato nella edizione elettronica  della nostra Rivista (www.lafinanzasulweb.it), cui rinviamo i lettori.  Aggiungiamo solo che si tratta di un discorso fondamentale, perché in esso vengono tracciate le linee strategiche  della “nuova” Finmeccanica, linee che fanno emergere l’immagine di un Gruppo che si concentrerà sui settori produttivi in cui eccelle a livello mondiale, e che – pur presidiando l’industria della difesa- tenderà sempre più a caratterizzarsi come il “campione” italiano nei settori della tecnologia avanzata, sfruttando anche per usi civili le tecnologie acquisite in passato per esigenze militari.

Questo riposizionamento strategico comporterà anche la fuoriuscita dai settori del trasporto e dell’energia, che per essere competitivi nel medio termine necessiterebbero di ingenti investimenti. E in un periodo di risorse scarse, spalmarle in misura inadeguata un po’ su tutti i settori sarebbe, indubbiamente – sostiene Orsi  – una strategia perdente.

Una scelta, questa del ritiro da trasporti ed energia, che era stata  già prospettata prima che Orsi salisse al vertice del Gruppo, ma che è indubbiamente dolorosa, perché investe nomi storici dell’industria italiana, come Ansaldo e Breda, che pur vantano ancora produzioni  di eccellenza, come nel settore delle metropolitane senza conducente e nel segnalamento. E riguardano inoltre città, come Genova, che già soffre di una deindustrializzazione più che strisciante. Va  precisato peraltro che lo stesso Orsi ha posto precisi paletti e garanzie per l’uscita di Finmeccanica dai due settori, primo fra tutti il mantenimento in Italia dell’attività degli stabilimenti.

 

Il bilancio 2011

 

Abbiamo detto che il bilancio 2011 è ormai alle spalle. Vediamone peraltro i dati più significativi, anche per meglio rendersi conto di come il disavanzo accusato derivi in realtà da oneri eccezionali e non ripetibili, e per comprendere meglio i problemi e le sfide che Finmeccanica è chiamata ad affrontare.

Cominciamo dagli ordini acquisiti: un ammontare di 17,4 miliardi di euro, a fronte dei 22,4 miliardi dell’esercizio precedente. Una flessione che ha due ragioni di fondo: la riduzione dei budget della Difesa nei mercati di riferimento (Stati Uniti, Gran Bretagna ed Italia) ed una valutazione più severa dei margini di redditività, e quindi  maggiore selettività nell’acquisizione di ordini.

Situazioni e scelte che hanno influito poi sul portafoglio ordini che  è passato da 48,6 a 46 miliardi di euro.

I ricavi a loro volta sono lievemente scesi, da 18,7 a 17,3 miliardi, risentendo anche del blocco di importanti commesse in atto o in via di acquisizione in Libia, sconvolta dagli eventi bellici precedenti al rovesciamento del regime di Gheddafi.

Ai  minori ricavi ha fatto riscontro peraltro anche una contrazione dei costi complessivi (di materiali, di servizi, di personale) scesi da 16,3 a 15.9 miliardi. Pressoché immutati poi gli ammortamenti (586 milioni).

Fin qui le differenze col bilancio 2010  non sono macroscopiche, evidenziando semplici oscillazioni congiunturali. A far scendere l’Ebita Adjuste da un avanzo di 1,5 miliardi  ad un passivo di 216 milioni sono stati altri costi operativi netti per oltre un miliardo, a fronte di soli 147 milioni del 2010. Si sono aggiunti poi costi non ricorrenti per  1,1 miliardi (169 milioni nell’esercizio precedente), costi di ristrutturazione per 216 milioni (100 milioni nel 2010) nonché svalutazioni dell’avviamento per 701 milioni. E giungiamo così ad un  risultato operativo  (Ebit) in rosso per 2 miliardi e 386 milioni e ad un risultato netto pressoché analogo: 2 miliardi e 306 milioni di disavanzo.

 

Il lungo elenco di oneri eccezionali

 

Basta entrare nel dettaglio dei costi eccezionali e non ricorrenti, degli “impairment” e delle ristrutturazioni per rendersi conto che l’ingente disavanzo è soprattutto il risultato di una necessariamente severa opera di pulizia di bilancio, alla luce delle mutate condizioni congiunturali, e quindi delle mutate prospettive di reddito, ed anche, per la verità, della revisione dei risultati di alcune commesse. Ma ecco alcune delle voci più importanti che hanno concorso ad abbattere margine lordo e risultato operativo.

Nel settore aeronautico  la recente consegna e certificazione di una serie di primi velivoli rende pressoché certo da parte di Boeing l’esercizio dell’opzione per l’acquisto di ulteriori velivoli, ad un prezzo che si è rivelato ora non remunerativo. C’è da aggiungere, sempre da parte di Boeing, la contestazione su alcuni prodotti già consegnati, che ha indotto Alenia Aermacchi ad accantonare 161 milioni ad un fondo rischi, a copertura di futuri “claims”.  Si aggiungono altri accantonamenti per circa 47 milioni conseguenti a possibile “rischio Paese” su alcuni contratti riguardanti il C27J. Nel settore Spazio sono emersi extracosti per 34 milioni riguardanti il programma turco “Gokturk”. Nell’elettronica per la Difesa il ridimensionamento delle prospettive commerciali di alcuni “business” ha comportato la revisione delle ipotesi di recuperabilità di alcuni investimenti e costi pre-operativi per 82 milioni. Nel segmento dei trasporti si è reso opportuno un accantonamento di 47 milioni  a copertura di rischi derivanti da precedenti  problemi organizzativi.  Ulteriore accantonamento di 29 milioni si è reso necessario nel settore Sistemi di Difesa.

Tirando le somme: tutti questi fattori di natura eccezionale hanno inciso negativamente per un miliardo e 94 milioni di euro.

Poi ci sono gli oneri non ricorrenti: 965 milioni per una serie di episodi che vanno dal riposizionamento strategico di AnsaldoBreda, con conseguente svalutazione di alcuni costi di sviluppo capitalizzati ad extracosti ed accantonamenti su varie commesse, ai costi di ristrutturazione aziendale che hanno interessato tutti i settori. E infine gli impairmernt (costo complesivo 804 milioni) che riguardano principalmente DRS Technologies,  a seguito della riduzione prospettica dei volumi di attività conseguente ai tagli sul bilancio della Difesa degli Stati Uniti.

L’ammontare complessivo di tutti gli “oneri non ricorrenti” supera i due miliardi di euro, di cui  884 milioni riguardano il settore dell’elettronica per la Difesa; 645 milioni il settore dell’Aeronautica; 463 milioni i trasporti, e cifre minime per  le altre attività.

 

I risultati del primo trimestre

 

Dopo questa drastica operazione di adeguamenti contabili e di ristrutturazione operativa, i risultati del primo trimestre di quest’anno, pur risentendo ancora, ovviamente, della congiuntura negativa di alcuni comparti, sembrano avviati verso un ritorno a condizioni operative e reddituali normali, sulla spinta anche  di un impegno che coinvolge tutto il Gruppo.

Ma ecco le cifre. Gli ordini nei primi tre mesi di quest’anno  assommano a 3 miliardi e 480 milioni di euro. Essi segnano una flessione del 9% rispetto ai 3 miliardi e 816 milioni del corrispondente periodo dello scorso anno, ma i  dati dei singoli settori produttivi danno un’immagine più articolata e precisa dei risultati commerciali. Tutti i comparti “core”, tranne l’elettronica per la Difesa registrano infatti  un aumento degli ordini.  Più in particolare il comparto elicotteri consuntiva ordini per 826 milioni (+21,4%); l’Aeronautica per 873 milioni (+63,1%); lo Spazio per 110 milioni(+6,7%); i sistemi di Difesa per 314 milioni (+163,8%). A parte l’elettronica per la Difesa, i cui minori ordinativi sono connessi alle riduzioni dei budget della Difesa, in particolare negli Stati Uniti, a determinare la complessiva flessione del 9%  degli ordini sono stati soprattutto il settore dell’Energia (a seguito del diverso consolidamento di Ansaldo Energia, non più al 100% ma al 55%, dopo la cessione del 45% al Fondo di private equity First Reserve Corporation, perfezionata il 13 giugno dello scorso anno) ed il settore dei Trasporti, che nel primo trimestre 2011 aveva beneficiato di alcuni rilevanti contratti (impianti di segnalamento sulla linea ferroviaria Torino-Padova ed estensione della linea 5 della metropolitana di Milano).

C’è da aggiungere inoltre che  la variazione nel portafoglio ordini è stata anche influenzata negativamente per 87 milioni  dall’apprezzamento dell’euro rispetto al dollaro nel periodo considerato.

Il portafoglio ordini, pari al 31 marzo scorso a 45 miliardi e 721 milioni di euro, assicura al Gruppo una copertura equivalente a circa due anni e mezzo di produzione.

Nettamente inferiore alla flessione degli ordini è stata quella dei ricavi, passati dai 3 miliardi e 855 milioni consuntivati alla fine del primo trimestre 2011 ai 3 miliardi e 686 milioni del primo trimestre di quest’anno (-4%). Va ricordato peraltro che sotto questo aspetto i dati del primo semestre sono scarsamente indicativi, poiché la maggior parte dell’operatività e degli incassi si registra nella seconda parte dell’anno.

E’ continuata nel primo trimestre 2012 la riduzione dei costi, scesi  dai 3 miliardi e 497 milioni al 31 marzo 2011 ai 3 miliardi e 369 milioni nel primo trimestre di quest’anno. Una flessione di 128 milioni che ha compensato solo in parte quella di 169 milioni  dei ricavi, per cui – con ammortamenti ed altri  costi operativi pressoché immutati – l’Ebita adjusted è sceso da 215 a 173 milioni di euro, e l’Ebit da 181 a 142 milioni.

A rinsanguare un poco il risultato netto finale, salito da 7 a 25 milioni di euro, sono stati i minori oneri finanziari netti (scesi da 119 a 91 milioni) e le minori imposte sul reddito.

Va ricordato peraltro che i benefici dell’avvio dei profondi piani di competitività, efficientamento e ristrutturazione industriale avviati nel corso del 2011 sono ancora iniziali e limitati, e sono anche  connessi ai volumi dei ricavi, che si concentrano – come già accennato – in larga parte nel secondo semestre. E’ dunque soprattutto nella seconda parte dell’anno che si potrà valutare con maggiore fondamento se la “terapia Orsi” e l’impegno di dirigenti e management iniziano a produrre gli effetti sperati.

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Autore: Redazione » Articoli 670 | Commenti: 230

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